<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2743466464498068126</id><updated>2011-04-21T13:22:43.668-07:00</updated><category term='Racconti'/><category term='Laboratorio'/><category term='Scrittura'/><category term='Scritti'/><category term='Testi'/><category term='Storie'/><title type='text'>La Treccia</title><subtitle type='html'>Laboratorio di scrittura</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://latreccia.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latreccia.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>La Treccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13113684949884941687</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>16</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2743466464498068126.post-8790589260540862635</id><published>2009-03-15T14:50:00.000-07:00</published><updated>2009-03-15T14:53:52.957-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scrittura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Laboratorio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>UNDERGROUND</title><content type='html'>UNDERGROUND&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio vero nome è XY123 e da tempo sono in missione sul vostro pianeta: il mio è lontanissimo, e francamente non so se avrò voglia di tornarci, ormai mi chiamo Cocco, Giovanni Cocco.&lt;br /&gt;Da robot bionico, il Dispensatore Universale mi aveva affidato una missione segretissima: acquisire notizie sul pianeta Terra.&lt;br /&gt;Quando partii non avevo nessun punto di riferimento se non una voce stentorea che dall’archivio universale declamava ROMA CAPUT MUNDI.&lt;br /&gt;Roma un fonema un po’ atipico con molti possibili anagrammi, ma dove cercare Roma? Dove cercare la conoscenza di un amore troppo diverso da me?&lt;br /&gt;Non fu per niente facile l’unica traccia era un filmato (dite mi pare così di antiquate foto animate) con un tale, Mussolini, se non ricordo male, che sbraitava da un balcone.&lt;br /&gt;Tempi cambiati, quando sono arrivato qui era tutto diverso.&lt;br /&gt;Io ero veramente alieno da ogni cosa che mi circondava.&lt;br /&gt;Ricordo il giorno in cui arrivai qui. Mi materializzai in un posto totalmente sconosciuto, la prima cosa che vidi fu un’immagine tutta colorata, di un indumento stranissimo, che ora so chiamarsi mutande, in primo piano e non riuscivo a capirci proprio un bel niente.&lt;br /&gt;Cercai disperatamente di collegarmi con la biblioteca galattica, per saperne di più, ma il tentativo non riuscì, forse i miei sensori reagivano un po’ violentemente a quell’aria chiusa e alla luce scura di quel corridoio. Solo da poco tempo mi rendo conto di essere stato, in quel momento, preda di un panico assoluto: cercai di muovermi, avevo letto che gli indigeni dominanti erano per lo più mammiferi bipedi, composti da un innumerevole insieme di unità dotate di vita propria, le cellule, che riuscivano non si sa come ad autorganizzarsi. Mi misi a camminare, quasi a correre verso la più vicina fonte luminosa e mi ritrovai con la mia tutina verde, adatta più ad un bosco - ora lo so- che ad una stazione della metropolitana.&lt;br /&gt;Tutti si voltarono a guardarmi, ed io per scappare tentai di saltare la barriera dei tornelli, a quel punto spuntò fuori un ometto con un cappello blu che mi sbarrò la strada,&lt;br /&gt;- signo’, verde omo verde, ma nun lo sai che non sé po’ fa’. Pe piglia la metro ce vole er biglietto, BIGLIETTO ANDERSTEND!&lt;br /&gt;- Bigliettoanderstend, cos’è, io non conoscere&lt;br /&gt;- Allora tu tornare indietro e non prendere metro, e ringraziare me che non ti faccio multa.&lt;br /&gt;- Multa?&lt;br /&gt;- A’ multa, MULTA sei scemo, sparisci se no magari cambio idea e te piii un multone galattico!&lt;br /&gt;- Ah galattico, se è galattico può andare.&lt;br /&gt;- Vattene, se no te faccio arrestà!&lt;br /&gt;Tutti i presenti si erano avvicinati e ridacchiavano, divertiti, un po’ per il mio abbigliamento un po’ per la conversazione col controllore, che mi aveva evocato l’immagine del mio lontano pianeta, il romanaccio inconsapevole.&lt;br /&gt;Abbassai la testa, e tornai indietro.&lt;br /&gt;- scusa uomo blu, non volere offendere&lt;br /&gt;- Ora basta&lt;br /&gt;Si sentì un rumore metallico e i miei sensori furono per un attimo fuori uso; non reagìi, in compenso sentìi i commenti arrabbiati dei presenti&lt;br /&gt;-Anvedi, basta che c’hanno ‘na divisa addosso e se credono de’ pote’ comanda’, un ceffone gl’ha dato a quel poveretto!&lt;br /&gt;- T’aveva fatto le scuse nun vedi che è straniero, verde, antipatico ma straniero ed educato: mo te le do io le scuse.&lt;br /&gt;A quel punto due o tre bipedi di grossa taglia si avventarono sul piccoletto azzurro, il quale per nulla spaventato si mise a dare pugni e calci per ogni dove; purtroppo non so’ come sia finita, perché approfittai della confusione per tornare nell’angolo buio del corridoio dietro al cartellone delle mutande.&lt;br /&gt;Me ne stetti lì per un po’, a riflettere sul da farsi ed ad osservare ben nascosto le poche persone che passavano.&lt;br /&gt;Per non dare nell’occhio dovevo assolutamente almeno cambiare vestito.&lt;br /&gt;Inoltrai una richiesta urgente alla biblioteca galattica, che per la fretta mi inviò l’immagine di un signore distinto con cilindro frac e mantello di fresco di lana, e mi fece spuntare un paio di baffi neri che in quel momento mi davano solo fastidio.&lt;br /&gt;Ma così avrei dovuto, almeno secondo quanto comunicatomi dal Dispensatore via telecontatto, passare inosservato.&lt;br /&gt;Non fu proprio così, ma almeno potevo sempre fingere di stare per andare a una festa in maschera anche se appresi questa circostanza da un signore che mi disse ridendo:&lt;br /&gt;- che bel costume, ma Carnevale è già passato e pure Pasqua, che stai andando a una festa?&lt;br /&gt;- Sì&lt;br /&gt;Tirai dritto, per non provocare di nuovo le ire dell’ometto blu, che stava imperito, per nulla scomposto nel gabbiotto, mormorando tra sé e sé&lt;br /&gt;- da qua deve ripassa’ l’omo verde e io gliela farò vede’, tutti sti froci extracomunitari che vengheno a Roma e credono de potesse frarsi i loro affari, nun se ne po’ proprio più: a morte li metterei tutti..&lt;br /&gt;Vidi una scala infondo a un corridoio opposto a quello dove ero arrivato, andai là.&lt;br /&gt;- ‘che ciai du’ euro, solo per mangiare!&lt;br /&gt;Mi trovavo di fronte a un dato sconosciuto, cos’era EURO?&lt;br /&gt;Elaborando questo dato così strano una memoria remota mi suggerì che poteva trattarsi di moneta, ovvero valore simbolico attraverso cui effettuare scambi.&lt;br /&gt;Per me era quasi divertente: sul mio pianeta la moneta non esiste, tutti hanno quello serve, basta collegarsi col pensiero al Dispensatore Universale e voilà o mangi o dormi o ti fa un giro.&lt;br /&gt;- cos’è due euro, tu fare vedere me e forse io aiutare&lt;br /&gt;- E certo così ti freghi tutto!&lt;br /&gt;Così fu che usando i poteri avuti dal Dispensatore Universale feci scivolare dalla tasca di quello lì due euro, li analizzai con i miei sensori nascosti da un paio di guanti.&lt;br /&gt;Iniziai ad avere la composizione dei metalli dei due euro: alzando la mano libera captai le stesse sostanze disperse nell’atmosfera e generai una cinquantina di monete (ora so che si dice così) per quello lì, detto anche mendicante.&lt;br /&gt;- ahooo! E che è, miracolo. Dimmi com’è stato che voio prova’ pur’ io!&lt;br /&gt;Nel frattempo quello lì con le lacrime agli occhi si era buttato sul mucchietto di monete: quasi mi dispiaceva non averne potuto clonare di più ma la percentuale di metalli sospesi nell’aria non mi aveva consentito altro.&lt;br /&gt;Cominciavo a sentire qualcosa di strano; sul mio pianeta era il Dispensatore universale a programmare la mia vita. Io non avevo mai avuto il piacere di conoscerlo personalmente, però era come se fosse un mio vero e proprio gemello occulto; sapeva sempre i miei pensieri, i miei desideri, i miei bisogni; organizzava Lui tutta la mia vita ed io non potevo concepire un modo diverso di esistere; essere sempre in telecontatto col Dispensatore Universale era per me come stare in un acquario pieno di meraviglie gratuite: certo il prezzo da pagare era l’assoluta mancanza della sola idea di una vita indipendente. Il Dispensatore è in perenne telecontatto con tutti gli abitanti del mio mondo e decide per tutti, e tutti sono convinti che decida per il meglio. Non credo che sia mai esistito nessun robot bionico che abbia mai neppure pensato di comportarsi in maniera differente da quanto stabilito da Lui. Anche io non ci avevo mai pensato ed eseguire decisioni di una entità superiore era comodissimo; infatti quando si visualizzò nella mia mente il pensiero che era necessario che io partissi, un pochino ero perplesso: avrei lasciato la mia vita e la mia tranquillità, gli altri robot che condividevano il telecontatto col Dispensatore, per partire verso l’ignoto.&lt;br /&gt;Lui, mi rassicurò inviandomi un kit di sensori adatti ad ogni situazione e la possibilità di consultare senza filtri i contenuti della Biblioteca Galattica che mi avrebbero aiutato ad orientarmi in una realtà nuova.&lt;br /&gt;Ma sulla Terra sembrava che le cose non funzionassero così.&lt;br /&gt;Lo stupore di quell’essere, il mendicante, era meraviglioso; per la prima volta provavo qualcosa che non sapevo definire, però mi faceva stare bene, cominciare a sentire gli odori e i sapori di un mondo nuovo fatto di emozioni che riuscivo a controllare solo in parte (alla faccia del Dispensatore Universale).&lt;br /&gt;- non scappare quello lì&lt;br /&gt;- miracolo, miracolo!&lt;br /&gt;Sentivo la sua voce allontanarsi di corsa verso un buco che ho scoperto, dopo, chiamarsi uscita della stazione del metrò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Provai a inseguirlo, ma avevo sentito la sua intenzione di fuga: non era il caso di dare troppo nell’occhio ero pur sempre un Robot alieno proveniente da un lontanissimo pianeta, sconosciuto agli indigeni; già avevo appreso che gli umani possono essere alquanto irascibili: la voce stridula dell’omino blu mi rintronava ancora in testa.&lt;br /&gt;Allora mi sono diretto anche io verso quel buco che tutti chiamavano “uscita della stazione” e mi sono ritrovato in un viale, la strada era piena di gente; strano – pensavo – quello che avevo incontrato lì sotto cercava di coprirsi mentre quelli di sopra avevano pochi vestiti addosso e stavano vicino a dei fuochi precari.&lt;br /&gt;L’aria era frizzantina e un venticello piacevole faceva svolazzare la mia cappa grigia.&lt;br /&gt;“Ehi, tu, signor Dracula, guarda che non siamo più a Carnevale!”&lt;br /&gt;Ebbi appena il tempo di chiedermi perché, perché mi guardano tutti ridendo?&lt;br /&gt;“Attento al cilindro, che con questa arietta vola; ma che c’hai er coniio dentro al cappello, e i denti?”&lt;br /&gt;Un umano di genere apparentemente femminile si allontanò da un fuoco e si diresse verso di me sorridendo.&lt;br /&gt;Era piccolina e stava in equilibrio su un paio di scarpe buffissime alte, alte e tutte dorate; io misi automaticamente le mani sul cilindro.&lt;br /&gt;“Anche lei vuole due euro?”&lt;br /&gt;“Ma che sei scemo, trenta ne prendo e dobbiamo fare presto perché ho altri clienti.”&lt;br /&gt;“Presto per fare che?”&lt;br /&gt;“Ma da dove vieni dalla luna, ma per fare sesso scemo!”&lt;br /&gt;Mi si presentava un altro rebus da risolvere e questa volta non si trattava di metalli sospesi per aria; ho scoperto che si trattava di carne e di ossa (componenti del corpo degli esseri umani presso cui mi trovavo). Non sapevo cosa era il sesso e dovetti attivare in tutta fretta un collegamento con la Biblioteca Galattica per cercare di capire cosa stava succedendo.&lt;br /&gt;Risposta: il sesso è un antiquato sistema di riproduzione che comporta il congiungimento di due corpi uno di genere maschile, l’altro di genere femminile.&lt;br /&gt;Dissi a quella strana figura seminuda”Allora dobbiamo fare bambini?”.&lt;br /&gt;“Ah, anche i bambini: solo quelli ci mancano! Ma dì un po’ ce l’hai il preservativo?”&lt;br /&gt;“No, ma cos’è?”&lt;br /&gt;“Dai non ti preoccupare, penso a tutto io: caccia i soldi.”&lt;br /&gt;Mi ricordai di avere in tasca le monete che avevo continuato a produrre captando i metalli sospesi nell’aria.&lt;br /&gt;Presi le monete e gliele porsi.&lt;br /&gt;“ma per chi m’hai preso per un barbone, io voglio questi” sventolando un bigliettino di carta stampata con inchiostro rosso.&lt;br /&gt;“voglio almeno tre di questi”.&lt;br /&gt;Senza pensarci molto su presi il bigliettino e lo duplicai una decina di volte; glieli porsi dicendo: “Ti bastano?”&lt;br /&gt;“Scherzi, se per te è così facile procurarteli ne voglio ancora, così almeno per stasera finirò presto di lavorare”&lt;br /&gt;Gliene diedi un bel mazzo, e mi sembrò contenta, ma era solo l’inizio.&lt;br /&gt;La signora, mi portò dietro una siepe al buio e si tolse quel poco che aveva addosso, scarpe comprese;&lt;br /&gt;“Beh, che fai non ti spogli?”&lt;br /&gt;“Ma scusa, non l’hai detto tu che c’è un’arietta mi pare di ricordare –frizzantina?-&lt;br /&gt;“Allora scaldami tu! Se no mi piio un raffreddore&lt;br /&gt;“Scusa come posso fare a togliermi il mantello c’è un nodo, qualcosa, mi sembra di ricordare che Voi … lo chiamate bottone? Gemello? Fermaglio?&lt;br /&gt;“Aho fa freddo, dammi sto coso e sbrighete, che me ne voio anna’!”&lt;br /&gt;Mi strappò un pezzo del mantello e se lo mise addosso.&lt;br /&gt;“Scusa ma non ti sembra di esagerare! Mi hai rovinato il vestito, mantello”&lt;br /&gt;“Se non spoii subito, ah cocco bello, primi ti piii un bel calcio nei santissimi e poi me ne vado; io c’ho la mia vita cocco!&lt;br /&gt;“Ma io non so che fare.&lt;br /&gt;“Bello, ma l’hai mai fatto?”&lt;br /&gt;Non potevo mentire così risposi “No, non l’ho mai fatto, da noi non si usa così.”&lt;br /&gt;“Certo che per come sei stravestito, capisco che è un po’ difficile da fare; comunque visto che mi hai strapagato, farò tutto io”.&lt;br /&gt;Capii che dovevo in qualche modo agire, quindi quando lei si voltò per coprire le erbacce col pezzo del mio fu mantello, feci scomparire i vestiti, tutti; mi ero documentato la Biblioteca galattica mi aveva inviato l’immagino disegnata di un uomo, maschio fatta da un tal Leonardo da Vinci; così per una volta non sarei stato impreparato.&lt;br /&gt;Lei mi guardò stupita&lt;br /&gt;“Aho, er mago Houdinì, e chi era?&lt;br /&gt;“Sono io.&lt;br /&gt;“Ah pazzerello cieni da me non mi interessa sape’ chi sei, cocco.&lt;br /&gt;Mi buttò per terra, ed io ero molto preoccupato che qualche mio sensore potesse danneggiarsi, poi mi saltò addosso e cominciò a toccarmi dappertutto; io stavo pensando ai miei sensori, ma di colpo ogni paura cessò e iniziai a sentire un benessere sconosciuto quasi indipendente dalla mia volontà: la forma umana che avevo assunto se ne andava per i fatti suoi, il mio corpo si modificava sotto le mani di quella creatura e sentivo un’irresistibile attrazione nei suoi confronti.&lt;br /&gt;A un certo punto capì di essere non so come dentro al suo corpo e dopo un po’ tutti i miei pensieri erano completamente travolti da una marea di sensazioni forti.&lt;br /&gt;Non sapevo cosa fare e decisi di farmi guidare da lei, completamente.&lt;br /&gt;Lei comprese la situazione e mi guidò verso quei sensi che io non avevo mai avuto la possibilità di sperimentare.&lt;br /&gt;Non so quanto durò il tutto, ma avrei voluto che non finisse mai.&lt;br /&gt;Fui in qualche modo riportato alla realtà dal suo saluto “Ciao cocco, non sei male, torna ancora da queste parti, tu sei un mio cliente speciale.”.&lt;br /&gt;Vidi la sua ombra sparire nel buio.&lt;br /&gt;Ripresi per un attimo la mia forma originaria, ero troppo sconvolto, poi riuscìi a rimettere i dati a posto e mi ritrasformai in uomo, rimaterializzai i miei vestiti, li riindossai alla meglio, il mantello strappato decisi di lasciarloe ritornai sul viale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei non c’era più.&lt;br /&gt;Mi misi a correre come un disperato, non so cosa mi fosse preso ma sentivo come un vuoto dentro di me che i sensori non riuscivano a spiegare.&lt;br /&gt;Tutto a un tratto mi resi conto di seguire le tracce del suo odore in mezzo alla strana popolazione che sembrava abitare il viale; correvo, correvo con le narici allargate e i sensori in stato di massima allerta, e quello stupido cappello in mano: ecco avevo trovato il suo odore vicino a un falò ma poi l’avevo perso di nuovo, e continuavo a correre a destra, avanti, a sinistra, ero tornato indietro verso la siepe quando avevo quasi fuso i meccanismi di rilevazione: gli indigeni si erano voltati tutti verso di me.&lt;br /&gt;-Anvedi, pure Dracula incontriamo e core; ma ‘ndo cori, ancora qua stai, e la Transilvania?”&lt;br /&gt;-Ma signore, signore, dove sta correndo, siamo del Centro Assistenza di Strada, vuole una bottiglia di minerale?&lt;br /&gt;-Oh, attenzione, che il cilindro, cadeeee, fermati&lt;br /&gt;Il cilindro? Ma che volevano tutti quanti da me; e che me ne facevo di un solo minerale, quando nell’aria ce n’erano parecchi; e la giacca dov’era la giacca? Mentre tutti questi pensieri assolutamente disordinati mi passavano per la mente, quelli del Centro assistenza di Strada mi avevano puntato, come una muta di segugi fa con la volpe; ora so che sembravo l’uomo in frac di una canzone famosa: forse i volontari pensavano di poter fregiarsi del titolo di salvatori da suicidio, ma io avevo appena iniziato a esplorare questo mondo e per quanto strano fosse non avevo nessuna intenzione di porre termine all’esplorazione: il Dispensatore aveva deciso così.&lt;br /&gt;A un tratto mentre, cercavo disperatamente di seminare i volontari di corsa, prima un cespuglio, poi un cassonetto, due auto, scavalcai un muro: ecco la traccia giusta, arrivai trafelato dietro un’ennesima siepe e Lei era lì con un uomo a fare, presunsi, quello che aveva fatto con me.&lt;br /&gt;Non nascondo che in quell’istante gli gridai tutti gli insulti intergalattici che conoscevo, lei non capì.&lt;br /&gt;“Ma che cavolo vuoi, pensi che io debba lavorare solo per te, l’esclusiva comunque costa!”&lt;br /&gt;A quel punto ero arrabbiatissimo, il mio proverbiale fairplay da navigatore stellare, nonché da robot certificato era svanito ed io me la presi con il poveretto che stava lì seminudo con lei: lo sollevai di peso e lo scaraventai dall’altra parte della strada, non mi sembrava di aver fatto una così tanto straordinaria, ma la signora mi guardava molto sorpresa e impaurita.&lt;br /&gt;“Ma chi sei tu, non sarai Dracula per davvero?”.&lt;br /&gt;“Non importa chi sono” dicendo queste parole mi svuotai le tasche porgendole un cospicuo mucchio di quei bigliettini colorati, che alla signora interessavano tanto.&lt;br /&gt;“Sai che te dico, nun mene frega gnente di che sei tu, co’ tutti ‘sti sordi l’esclusiva te la sei guadagnata, però a sto punto te porto a casa da me, dove potemo sta più tranquilli.”&lt;br /&gt;Lei si mise a camminare lentamente dandomi la mano, in quel momento i miei sensori trovarono un po’ di pace, era bellissimo sentire la sua pelle e il suo odore vicino a me, non ero più solo, anche se forse parecchio confuso da tutte queste cose che mi stavano capitando.&lt;br /&gt;“Vieni, andiamo in quella stradina là.” Indicandomi una piccola traversa buia al di là del grande viale così stranamente popolato.&lt;br /&gt;“Abiti là?”&lt;br /&gt;“Ma no, sei proprio scemo, sto in una bella casa io, in centro qui ci vengo solo per rimediare, quando sono un po’ in difficoltà, di solito lavoro a casa; ora andiamo a prendere la vespa, Cocco”&lt;br /&gt;Vespa: la Biblioteca Galattica mi forniva una definizione animale del sostantivo, ovvero imenottero dotato di ali e pungiglione.&lt;br /&gt;“Allora ci facciamo un giretto per aria con il tuo insetto personale?”&lt;br /&gt;Stetti zitto, lei mi aveva guardato con uno sguardo attonito, non me la sentii di approfondire la conoscenza degli imenotteri sulla Terra.&lt;br /&gt;Nel frattempo eravamo arrivati vicino a un marchingegno metallico senza ali: possibile che quella fosse la Vespa?&lt;br /&gt;“Dai monta su che andiamo a casa”.&lt;br /&gt;Sentii un rumore di meccanismi metallici e uno strano odore che ai miei sensori sembrava la scarto della combustione di una sostanza di origine organica.&lt;br /&gt;Ma non ebbi molto tempo per approfondire la questione, il vento mi accarezzava e io stavo abbracciato a lei che guidava quello strano insetto.&lt;br /&gt;Feci appena in tempo a pensare che c’era qualcosa che non quadrava nei contenuti disponibili della Biblioteca Galattica che, procedendo sul viale vidi una scritta CINECITTA’.&lt;br /&gt;“Vedi cocco, lì avrei voluto lavorare io, nel cinema, nella tv; ma tu non puoi immaginare quanti zozzoni me l’hanno promesso ‘sto lavoro, ma poi gnente, e con loro, con questa scusa ho lavorato gratis”&lt;br /&gt;Mi ricordai di colpo il filmato che era stato la causa del mio viaggio.&lt;br /&gt;“Ah sì, Mussolini.”&lt;br /&gt;“Ma che Mussolini, quello è morto e anche sepolto, è vero che cinecittà è stata costruita in quel periodo, ma ora è tutto diverso, sono passati quasi cent’anni da allora, e il mondo non è più lo stesso.”&lt;br /&gt;Dopo qualcosa che mi parve un sospiro continuò:”vedi qui dentro rifanno intere città del passato e del futuro, costruiscono mondi fantastici per fare sognare le persone, cocco, chissà tu che sogni tieni, perché ognuno ne ha.”&lt;br /&gt;Mi domandai allora di che cosa si trattasse, visto che, almeno fino a quando ero stato scaricato nella stazione della metropolitana i miei pensieri erano stati costruiti e ordinati dal Dispensatore Universale.&lt;br /&gt;“Il mio sogno sei Tu”, non so come mi scapparono queste parole e non credo che lei avesse sentito qualcosa, nel frastuono del traffico, della gente che sembrava non voler lasciare quel posto.&lt;br /&gt;Ma cosa mi stava succedendo, quello che avevo detto al vento di Roma, non c’entrava niente col Dispensatore Universale, era un pensiero mio e totalmente diverso da quelli che, anche se di nascosto, avevo cercato di concepire fino a quel momento.&lt;br /&gt;Mi sentivo bene, stavo abbracciato alla persona che aveva aperto orizzonti nuovi ai miei sensi, ormai autonomi dai controlli dei sensori del Dispensatore, e che ora mi stava permettendo di formulare un pensiero compiuto e autonomo.&lt;br /&gt;La concezione del sogno come desiderio fantastico, ma in qualche modo realizzabile, almeno nella speranza di un individuo dotato di libero arbitrio.&lt;br /&gt;Mentre mi passavano per la testa queste cose mai concepite prima, mi accorsi che nel frattempo continuavamo il nostro viaggio, sull’insettone metallico: “chissà dove stanno le ali, che strano animale però”.&lt;br /&gt;“Cocco stiamo per restare a secco! Me devo assolutamente ferma’ e per fare miscela, se no a casa stasera non c’annamo più.”&lt;br /&gt;Vidi un cartello illuminato con la scritta ITALPETROL, ci dirigevamo proprio là.&lt;br /&gt;“Aho! Lucrezia! Lucre! So’ io Gino, è tanto tempo che non ti fai vedere da queste parti.”&lt;br /&gt;“Beh, se è per questo nemmanco tu mi sei venuto più a trova’: cos’è il parroco ti ha imposto la castità?”&lt;br /&gt;“Ma che parroco e parroco, nun vedi che lavoro di notte, e di giorno sono tutto stranito, ormai sono sei mesi che va avanti questa storia, ma se voio lavora’ me devo rassegna’. Che c’hai bisogno di benzina e chi è quello là che sta sul motore con te, Dracula?”&lt;br /&gt;“E’ Cocco, il mio migliore cliente, se stasera ti pago è merito suo”&lt;br /&gt;Gino era un signore un po’ tarchiato vestito con una tuta blu e un buffo cappellino che mi faceva quasi venire nostalgia per le antenne.&lt;br /&gt;Azzardai “Ciao Gino”&lt;br /&gt;“Ciao Cocco, quanta miscela voi”&lt;br /&gt;“Stasera siamo in soldi” pigolò Lucrezia “il pieno.”&lt;br /&gt;Risentìi alcuni componenenti dell’odore di prima, ma insieme ad altri odori, e mi accorsi con terrore di non riuscire più a collegarmi con la Biblioteca Galattica. Non dissi più nulla.&lt;br /&gt;Lucrezia, ora conoscevo il suo nome, mi disse:&lt;br /&gt;“vieni Cocco, vediamo le bellezze de sta città eterna”&lt;br /&gt;Risalimmo sul “motore imenottero” e via lungo dei viali a saliscendi; non c’erano molte macchine e la luna illuminava il cielo: fu così che voltandomi vidi una specie di rudere.&lt;br /&gt;“Cocco, ecco qua il famoso Colosseo.”&lt;br /&gt;“Ma che ci abita qualcuno lì dentro?”&lt;br /&gt;“Sì.. i leoni; Cocco, che scherzi? Non sai cos’è il Colosseo?”&lt;br /&gt;“No”&lt;br /&gt;“L’impero romano, Roma caput mundi..”&lt;br /&gt;“Ah sì Mussolini!”&lt;br /&gt;“Ma Cocco, che Mussolini e Mussolini, magari Cesare”&lt;br /&gt;“E chi è Cesare, un altro dei tuoi amici?”&lt;br /&gt;“Cocco, te sei di nuovo bevuto il cervello; sembra che sei un marziano, certe cose si sanno e basta, nun c’è bisogno de’ spiega’;&lt;br /&gt;qui era uno stadio dove si facevano i giochi coi leoni e coi cristiani e i diversi cristiani s’ammazzavano tra loro; e tutti stavano lì a vedere chi moriva per primo.”&lt;br /&gt;“Divertente: e i leoni erano di metallo come questo insettone qui?”&lt;br /&gt;“Ma che dici, Cocco, sei proprio stonato. Roma è una città che può fare uno strano effetto a chi non c’è abituato come me.”&lt;br /&gt;Tacqui, Lucrezia aveva detto una verità che sicuramente era aldilà delle sue intenzioni: come ero cambiato, tanto cambiato da non essere più me stesso, ma alla fine veramente COCCO; un uomo vero in carne ed ossa che aveva tutto da imparare e che si era scelto una maestra di vita sui generis.&lt;br /&gt;Il cilindro era volato via da un pezzo, iniziava a fare un po’ freddo: avrei scoperto in seguito che non mi piaceva l’aglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario e Marina&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2743466464498068126-8790589260540862635?l=latreccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latreccia.blogspot.com/feeds/8790589260540862635/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2743466464498068126&amp;postID=8790589260540862635' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/8790589260540862635'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/8790589260540862635'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latreccia.blogspot.com/2009/03/underground.html' title='UNDERGROUND'/><author><name>La Treccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13113684949884941687</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2743466464498068126.post-6908780809158022149</id><published>2008-07-18T08:37:00.000-07:00</published><updated>2008-07-18T08:46:04.601-07:00</updated><title type='text'>Sul MALATO IMMAGINARIO ovvero Don Argante e la paura di vivere</title><content type='html'>Laboratorio di scrittura&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;UNO SPACCATO DI VITA DI DON ARGANTE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Personaggi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;            Don Argante   il malato&lt;br /&gt;            Amalia            sua moglie&lt;br /&gt;            Angelica         la figlia&lt;br /&gt;            Antonietta      la cameriera&lt;br /&gt;            Beraldo           il fratello&lt;br /&gt;            Diarroicus       il luminare&lt;br /&gt;            Tommaso        suo figlio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo nei nostri giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante e Amalia vivono in una villa dei primi del ‘900 ristrutturata e lussuosa in una città del Sud Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanno una figlia: Angelica.&lt;br /&gt;Una domestica Antonietta, un medico di famiglia (Diarroicus)&lt;br /&gt;Tommaso il figlio di Diarroicus pretendente di Angelica.&lt;br /&gt;Beraldo fratello di Argante.&lt;br /&gt;Argante uomo di media cultura è un appassionato di astronomia e si reca due volte alla settimana (quando Antonietta fa le pulizie)  nello studio dove c’è il cannocchiale sulla finestra e guardando gli astri da’ luogo alle sue riflessioni. Il suo problema principale non e’ la paura della morte ma è la paura della vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In camera da letto di don Argante&lt;br /&gt;don Argante&lt;br /&gt;Antoniettaaaaaaa… Antonietta…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Arrivo… mica sono sorda… è che non ho ancora messo l’apparecchio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta apre col telecomando la tapparella e un raggio di luce colpisce don Argante negli occhi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Antonietta cos’è questa luce? Chiama l’oculista e dammi la vestaglia di seta quella con il foulard uguale e chiama l’ortopedico che non sento più le gambe… ma Antonie’ che fai entri qui e non ti metti le sovrascarpe?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta entra in camera da letto  resa assolutamente igienica antiacaro, anti batterica, asettica, tapparelle azionabili con telecomando. letto e poltrone elettroniche per favorire la circolazione sanguigna.&lt;br /&gt;Alla testa del letto un grande quadro con autoritratto del padrone di casa e un armadio a muro che contiene farmaci per l’emergenza (tutto l’universo farmacologico è racchiuso lì). Pantofole che fanno un micromassaggio riflessologico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Ma che oculista… ma che ortopedico… si tiri sù… che sta meglio di me… un viaggio… un bel viaggio… ai tropici… questa è la migliore cura… don Argante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Come… ma sei impazzita… vorrei vedere te nei miei panni… ai tropici… tutti quei vaccini per quelle malattie terribili…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Ma quali malattie… lì ci si diverte…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Una a caso… la diarrea del viaggiatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;E già con tutti i lassativi… siete in bagno tutto il giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;No, non è vero, sto anche migliorando. Vado nello studio a vedere le stelle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Ecco, vada, vada a vedere le stelle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Sì, ma prima di andare devo prendere… il mio tonico… Allegrax e Fobiscap… mi raccomando insieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Entra in camera donna Amalia elegantissima e con un fare tranquillizzante e accomodante e  parla al marito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amalia&lt;br /&gt;Ante (lo guarda da vicino e gli tocca il viso con una mano)&lt;br /&gt;Tesoro… ma sei pallidissimo hai dormito stanotte…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con tono imperioso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le otto e dieci (rivolgendosi ad Antonietta)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Silenzio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante guarda Antonietta e Antonietta guarda Amalia. Si guardano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Silenzio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Le otto e 11.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Ma alle otto devo prendere il Multivitaal.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amalia&lt;br /&gt;Se per questo ancor prima… Acciakpass&lt;br /&gt;Argante si mette le mani sulla testa&lt;br /&gt;è vero…!!! La mattina… Allegrax , per l’umore, e Fegatorott, Fobiskapp, Panicol…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Antonietta… prendi il kompressor… misurami la pressione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta li guarda entrambi e scuote la testa&lt;br /&gt;Si alzi, oggi è giorno delle pulizie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amalia scuote la testa&lt;br /&gt;La pillola per il diabete e poi il succo d’arancia e il krapfen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;…Il krap-fen?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amalia&lt;br /&gt;C’è una nuova teoria che dice di dare carboidrati e proteine ai diabetici… il krapfen… appunto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta annuisce&lt;br /&gt;Il krapfen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amalia esce di scena&lt;br /&gt;…mi raccomando (rivolgendosi ad Antonietta)&lt;br /&gt;Entra la figlia Angelica con il telefonino cellulare all’orecchio e un altro da cui manda messaggi e prima di entrare legge a voce alta l’sms appena ricevuto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Alle nove al Luxuria”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Ange’… non entrare nella mia stanza con tutte quelle microonde diaboliche!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Angelica sorride&lt;br /&gt;Papa’ il microonde sta in cucina!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Ma cosa t’insegnano a scuola. Le microonde sono qui adesso. E poi  anche tutti i germi e batteri che ti porti da fuori; quei localacci pieni di tossici e fumo che frequenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Angelica paziente&lt;br /&gt;Papa’ nei locali non si fuma da un pezzo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Senti a papà, ci vorrebbe un fidanzato sennò qui dentro ci rimani fino a cinquant’anni!!! E non ti mettere con uno spiantato… Ma con  avvocato, una persona per bene… un medico. (sottovoce)&lt;br /&gt;Ce l’ho io… il tipo giusto per te.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Angelica&lt;br /&gt;Giusto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Giusto giusto… un professionista… alto… un pezzo d’uomo… pulito dentro e fuori… sano come un pesce… con un cervellone grosso così… un bravo figlio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Angelica&lt;br /&gt;Ma papà… spero che non sia sposato… e spero anche che sia socialmente…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Utile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Angelica&lt;br /&gt;Utile… a chi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Utile… utile… a me… a te…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Angelica dà un bacio sulla fronte al papà ed esce di scena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Vedrai… vedrai… che ti piacerà… &lt;br /&gt;(si pulisce con la manica la fronte)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Ancora qui state… io devo fare le pulizie…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Ce l’ho fatta!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Senza Evacuoplan?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;No Antonietta… Angelica ha detto sì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Sì?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;No Antonie’ non c’è niente da ridere… Angelica si fidanzerà!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Sì, in quale anno di quale secolo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Mo’, mo’… telefono al padre e combiniamo l’incontro e tu mi dovrai aiutare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Perché che faccio dalla mattina alla sera… la nullafacente, prendo il caffè e il krapfen? Esco con le amiche?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante prende i guanti in lattice e compone un numero al telefono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Pronto… Professore… come sta?... Io sono in imbarazzo! E… come sempre, come sempre… senta professore potremmo avere l’onore di avere lei e la sua famiglia a cena? Quando? Quando vuole lei… anche stasera… io sempre qui!!  Va bene stasera? (sobbalza dalla gioia)&lt;br /&gt;Allora a stasera. Salve. Arrivederci. Ossequi.&lt;br /&gt;(chiude il telefono)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta, Antonietta, devi preparare una cena per stasera…&lt;br /&gt;mi raccomando… cucina quello che vuoi, ma cucina!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta lo fulmina con lo sguardo.&lt;br /&gt;Si muova, oggi è giorno di bucato!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Che impertinente! La pago per farmi trattare male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lentamente si alza portandosi dietro una valigetta firmata da una famosa griffe, va nel suo studio dove ha fatto sistemare un cannocchiale sulla finestra. Lì è il suo rifugio dove va a nascondersi nei giorni in cui Antonietta pulisce a fondo la sua camera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto Amalia è tornata dal suo shopping molto nervosa perché le hanno bloccato le carte di credito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amalia&lt;br /&gt;Quanto vorrei passeggiare su marciapiedi pieni di negozi alla moda, quanto vorrei mangiar ricci e vino bianco, un prosecco… quanto vorrei fumare, immergermi nella gente che parla e che ride. Che bella la danza, il sapore dolciastro dello spumante…&lt;br /&gt;troverò un cavaliere, un  accompagnatore per ballare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante si avvicina al cannocchiale.&lt;br /&gt;Cosa mi manca… le stelle dell’Orsa, i punti fissi dei miei pensieri nascosti, la paura di vivere.&lt;br /&gt;La luna, che perla nello spazio infinito… così bianca... quanto vorrei stare su quelle stelle.  Guardare la mia famiglia e ridere… a crepapelle!&lt;br /&gt;Ma guarda un po’ tutti dietro di me! Burattini!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto nella stanza di Argante Antonietta fa le pulizie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto è fragile…Argante!&lt;br /&gt;Magari un diluvio universale sulle fisime.&lt;br /&gt;Io pulisco sempre sul pulito. La stanza di questo strommolo… anche se lo voglio bene… mannaggia a me… pane e acqua preparerei per sta cena. Apriamo le finestre… che tanfo… mado’  ste cappere di medicine!&lt;br /&gt;È finito pure il ditergente e tengo una seggia di robe da stirare!&lt;br /&gt;Qua finisce che mi ricovero io!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amalia bussa alla porta di Argante&lt;br /&gt;Argi, bambino, due paroline… cos’è questa storia di stasera…&lt;br /&gt;ho sentito da Antonietta… che deve cucinare.&lt;br /&gt;va bene che sono l’ultima ruota… ma parliamone…spiegami…non esco neanche…sono qui… ma forse è uno scherzo… eppure non è il primo aprile… sempre la porta chiusa!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante esce con un fazzoletto bianco attaccato alla fronte.&lt;br /&gt;In questa casa… entrerà la felicità… ci sarà un matrimonio pazzesco!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amalia&lt;br /&gt;Chi Antonietta? E chi è il disgraziato? Vabbè l’importante che siano felici e che si sistemi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante mentre esce dalla stanza inciampa e cade nel filo dell’aspirapolvere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta in quel momento passa con l’aspirapolvere&lt;br /&gt;Don Argà vi fasciate la testa prima di romperla!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;No, me la sono proprio rotta! E se mi sono rotto un legamento?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuno gli risponde mentre Antonietta fa un gesto di noia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bussano alla porta. Apre Antonietta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Entra Beraldo.&lt;br /&gt;Una buona giornata a voi tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Buon giorno signor Beraldo finalmente un cristiano assiduato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo&lt;br /&gt;Buon giorno Antonietta, che ci fa mio fratello con la bandana sulla testa sembra Berlusconi dopo l’intervento.&lt;br /&gt;Argante si rialza e si aggiusta il fazzoletto sulla fronte&lt;br /&gt;Magari fossi Berlusconi… quello può permettersi tutti i medici che vuole!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo si rivolge a suo fratello&lt;br /&gt;Argante, che splendida cera hai stamattina! Cosa è successo, Accadrà qualcosa di speciale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Non speciale… mondiale.&lt;br /&gt;Stasera avverrà il matrimonio del secolo. mi raccomando ci sarai anche tu!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Stasera per questa cena ci combinerà un servizio che ricorderemo per tutta la vita! Spero… (guarda Antonietta)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo&lt;br /&gt;Matrimonio, cena… e che sta succedendo in questa casa!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Stasera presentiamo il futuro marito ad Angelica. Un pezzo grosso. Un buon partito. Figlio… di… me-di-co.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo&lt;br /&gt;Finalmente  un medico. Proprio quello che ci voleva. Ma come mai… questa fretta… Angelica “aspetta”?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta sottovoce&lt;br /&gt;Aspetta, aspetta sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;No questo non è un matrimonio riparatore. A proposito tu che sei un uomo navigato che menù ci consigli?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo&lt;br /&gt;Beh, dipende dalla personalità dei commensali… visto che c’è un medico il menù deve essere ad aaaltiiii livelli, raffinato, insolito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per esempio, esotico&lt;br /&gt;nidi di rondine&lt;br /&gt;marmellata di formiche&lt;br /&gt;pollo alle mandorle&lt;br /&gt;maiale in agrodolce&lt;br /&gt;gelato fritto&lt;br /&gt;birra cinese&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;oppure, raffinato, francaise&lt;br /&gt;saute di cozze pelose&lt;br /&gt;trionfo di vermicelli alla sangiuaenel&lt;br /&gt;merluzzetti in brodo di giuggiole&lt;br /&gt;pflan all’onion&lt;br /&gt;vino sauvignon ai conti brilli-forte invecchiato 5 anni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;o del tipo country&lt;br /&gt;antipasti fav de cuizz&lt;br /&gt;provolone ricci e mire de cas&lt;br /&gt;fichi secchi non maritati&lt;br /&gt;tarallini con cipolledaglio&lt;br /&gt;ricott ascuant con contorno di gamberetti rosolati al sole&lt;br /&gt;patane ris e cozz diavolicchio e paprica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;o uno tradizionale trionfo di mare&lt;br /&gt;ricci ostriche molto afrodisiache&lt;br /&gt;fantasia di patate alla julien tagliate sottilissime. Mi raccomando&lt;br /&gt;cruditè con molto sedano e finocchio.&lt;br /&gt;orecchiette mare e monti con molte acciughe e fior di cime di rapa.&lt;br /&gt;Polipi fritti perché Antonietta  ne ha fritti... di polpi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Antonietta sorride a Beraldo)&lt;br /&gt;Altrimenti qualcosa di leggero&lt;br /&gt;antipasto ai frutti di mare, vivi mi raccomando&lt;br /&gt;zuppa di pesce di lago di basso fondale, contorno di lumache di terra.&lt;br /&gt;frutti di mare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O di nouvelle cousine&lt;br /&gt;bruschettine di patè di olivè&lt;br /&gt;brodet de poulet&lt;br /&gt;patè de tonnè con insalatine&lt;br /&gt;merluz findus con erbe aromatiche&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;oppure un buffet-brunch- sacro e profano&lt;br /&gt;antipasto italiano&lt;br /&gt;fusilli del salento al pomodoro e basilico&lt;br /&gt;carne arrosto da agriturismo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e molto molto sopratavola&lt;br /&gt;torta mille e una dolce notte&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ma non dimenticate il menù vegetariano&lt;br /&gt;soya-pappardelle-funghi-caffè-ammazzacaffè con la mosca&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta tira a sé Beraldo in cucina e tenendogli il braccio dice&lt;br /&gt;Signor Beraldo signor Beraldo io non so cucinare…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo&lt;br /&gt;Antonietta, Antonietta non ti far prendere dal vortice dell’ansia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Madò come parlate bene…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo&lt;br /&gt;Tanto qui cucinare e mangiare sono degli optional. Qui vicino c’è  la Trattoria i miei peccati, oppure Buffetton o piatti pronti Bonjour tristesse servizio catering… tu sai cos’è un catering vero?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Chi… Caterina la signora affianco…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo&lt;br /&gt;Ma no, ti portano i piatti pronti e ti affittano anche il cameriere….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Ma un cameriere vero?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo&lt;br /&gt;Certo…sennò ci sarebbe Ciccillo l’amico mio, discreto, economico, max discrezione e serietà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Ma chi, quello muto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo&lt;br /&gt;Appunto. Stai tranquilla sa tenere un segreto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Signor Beraldo, passi tutto: i problemi inventati di chessa famiglia, il fatto che mi tocca sopportare il fuori di testa di suo fratello. Per carità gli voglio bene ma jè nu manicomio. un teatro!&lt;br /&gt;Pre esempio: vostra cognata, la signora. Lei sta da una parte e io dall’altra, la vado scanzando. Sì, perché questa casa è un museo…vabbè le medicine, le malattie… ma quella povera Angelica che la vogliono far sposare con Tommasino: dottore fra vent’anni e pure raccomandato. Signor Beraldo oggi come oggi già queste cose non le vedi più poi chissà Angelica, quando lo verrà a sapere… quella è una capatosta, ragazza assiduata… quella chissà dove ci manda a tutti quanti!&lt;br /&gt;Ma lo avete visto in faccia? Jè nu cess. il padre è un medico con laurea accattata.&lt;br /&gt;Invece quella vuole Cleonte… quant’è bello… un sole lei, un sole lui: due soli.&lt;br /&gt;Signor Berà non la reggo più… questa famiglia!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo&lt;br /&gt;Umhhhh! Emozioni forti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Non scherzate… vi prego. Questa è una tragedia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo&lt;br /&gt;Stai serena. Questo è un progetto senza tempo e senza luogo, come questa famiglia. Ma cosa sta prendendo mio fratello?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Le pillole senza niente dentro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo&lt;br /&gt;Bisogna fare qualcosa…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mise en place. Aspettando Ciccillo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore 18. È sabato. Argante è in pantofole.&lt;br /&gt;Antonietta disperatamente va in giardino e coglie, anzi sdradica fiori: rose rosse coordinate al drappeggio delle tende, orchidee dalla tonalità fucsia in sintonia con i colori della tovaglia, girasoli per dare allegria al tutto trasformando la sala da pranzo in un vero orto botanico, frutto dell’ingegneria genetica più evoluta. Prende dal “settimanale” la tovaglia più bella, quella delle grandi occasioni, ormai veramente rare.&lt;br /&gt;La tovaglia è ricamata a fiori. Fiori dappertutto.&lt;br /&gt;Antonietta è fuori di sé. La sala è rimasta chiusa per 5 anni. Polvere a batuffoli, ragnatele e unto.ma il tempo è tiranno e la salute manca. Pulisce sopra sopra. spazza il pavimento e butta tutto sotto il divano. Spruzza il deodorante, naturalmente ai fiori. Purtroppo l’aspirapolvere a turbina si è rotta quando don Argante c’è caduto su e il robot per le pulizie donna Amalia non lo vuole ricomprare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Vestizione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amalia apre l’armadio a 6 stagioni. Cosa indossare?&lt;br /&gt;Un tubino griffato Troppo Barocco con la parure di smeraldi. Una gonna Volta e Gabbana, pigiama palazzo sorelle Candy, tailleur Crisi &amp;amp;Crisi o Dolce Lussuria, Versaccio? Vada per le sorelle Candy un classico che và sempre. Un abito aderentissimo a fiori bianchi azzurri: lifting sulla pelle. Parure di diamanti: collana, orecchini e bracciali e coroncina sulla testa.&lt;br /&gt;Amalia non può che rimirarsi allo specchio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Don Argante apre l’armadio, indossa l’abito della festa. Oddio non gli entra più. I farmaci gonfiano e anche le crocchè surgelate di Antonietta.&lt;br /&gt;Non ha neanche i calzini adatti. I calzini quando si sta sempre a letto non servono.&lt;br /&gt;Decide di rimanere in vestaglia e pantofole. Fa tanto chic.&lt;br /&gt;Angelica rimane in  jeans e maglietta. Acqua e sapone . Ma non è andata dal parrucchiere. Cosa grave per il genere femminile e si fatta tatuare l’avambraccio con la frase: Cleo tvb con tanto di cuore trafitto.&lt;br /&gt;Beraldo è sobrio. giacca e cravatta. è già tanto per lui.&lt;br /&gt;Si ritrovano nell’ingresso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si guardano e Argante dice a sua moglie&lt;br /&gt;E l’orologio a cucù non te lo sei messo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amalia non risponde. guarda Antonietta.&lt;br /&gt;E la crestina di pizzo inamidato non te la sei messa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta si tocca il capo e dice&lt;br /&gt;Madonna, la crestina…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Suona il campanello.. Antonietta trafelata vaà ad aprire dall’ingresso secondario. è Ciccillo&lt;br /&gt;Ciccillo è muto, ma lo stesso impartisce a gesti ordine al suo aiutante, Aziz che è straniero ma capisce lo stesso. Antonietta li fa uscire dalla porta di servizio.&lt;br /&gt;Donna Amalia stabilisce i posti a sedere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Angelica&lt;br /&gt;Come mai vi siete conciati così. Chi viene?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amalia&lt;br /&gt;Viene a cena il professor Diarroicus insieme a suo figlio… mi raccomando, non essere scortese!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Angelica si alza la manica della maglietta. Il tatuaggio è tutto in evidenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Suona di nuovo il campanello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cena&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Professoooore, che onore, che piacere…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il professore saluta con il baciamano alla francese le signore di casa…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rivolgendosi a Beraldo dice&lt;br /&gt;Ma noi dove ci siamo già incontrati?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo&lt;br /&gt;Non so, forse alla Standa…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Mio fratello ha sempre voglia di scherzare. Ma prego prendiamo posto: il professore vicino a me, mia moglie, mio fratello, mia figlia Angelica… vicino a Tommasino!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diarroicus&lt;br /&gt;Don Argante ha controllato i valori… ha un colorito strano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Davvero… Professore?! Si guarda dentro un cucchiaio d’argento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lettera&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amalia che si agita sulla sedia in modo strano.&lt;br /&gt;Cade una busta dalla sedia di Amalia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo&lt;br /&gt;Amalia, tutto bene, hops una lettera, vediamo cosa c’è scritto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LETTERA DI RIENTRO&lt;br /&gt;CARTA OK SPA&lt;br /&gt;RACCOMANDATA AR&lt;br /&gt;Egr Signor&lt;br /&gt;Argante VIVANTI&lt;br /&gt;Viale della Salute&lt;br /&gt;CITTAVIVA&lt;br /&gt;OGGETTO: CARTA OK N. 0979990&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo spiacenti di comunicarLe che con effetto immediato la carta di credito in oggetto è stata disabilitata a fronte di un superamento del plafond di spesa pari a euro 5.702,00.&lt;br /&gt;Abbiamo inoltre provveduto, a norma di condizioni contrattuali, a rivalerci sui rapporti intrattenuti a Suo nome presso la Banca del Monte Sereno.&lt;br /&gt;Distinti saluti&lt;br /&gt;Il responsabile grandi clienti&lt;br /&gt;Benedetto Mortincasa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;Mortincasa? Tiè… (gesto eloquente delle corna)&lt;br /&gt;Amalia spiegami un po’ che è successo….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amalia (incrociando nervosamente  le dita sul piatto)&lt;br /&gt;Argy caro, sai come sono le banche . Di sicuro è un errore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amalia (in evidente imbarazzo)&lt;br /&gt;Va  bene caro, ci pensiamo domani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo&lt;br /&gt;Calmati Argante, lo sai che ci sono io a vegliare sulla tua tranquillità economica, anche se sarebbe ora che lo facessi tu in prima persona.&lt;br /&gt;L’occhio del padrone ingrassa il cavallo, lo sai, e caro fratello tu di cavalli da ingrassare ne hai, per fortuna, ancora tanti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amalia pensa fra sé.&lt;br /&gt;“Disgraziata io e disgraziato il caro, carissimo cognato: è lui che avrà parlato con Mortincasa, mi sentiranno!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante scopre così che Amalia spende tutti i suoi soldi in vestiti. In cuor suo è arrabbiatissimo. In quel momento inizia a pensare alla sua vita coniugale. S’immagina barbone sotto un cavalcavia con una suora di madre Teresa di Calcutta che gli porta un panino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il corteggiamento di Tommasino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tommasino cerca di affascinare Angelica, gli racconta  di essere studente di medicina e di essere amato da tutti anche dai paramedici di suo padre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Angelica risponde borbottando&lt;br /&gt;Si, come Doctor House e si alza da tavola con la scusa di rispondere al telefonino.&lt;br /&gt;Scusami Tommasino mi squilla il telefonino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mosca&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quel momento Antonietta serve la minestra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amalia&lt;br /&gt;Oddio, ma questa è una mosca!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti i commensali sono disgustati. Amalia accusa Antonietta di non essere stata all’altezza della situazione. Di non aver azionato le zanzariere per tempo.&lt;br /&gt;Nel frattempo Argante viviseziona il contenuto del suo piatto. Si accentuano così le sue fissazioni e ossessioni sul cibo e sull’igiene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sfogo di Antonietta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta&lt;br /&gt;Questa è la mosca che ha fatto straboccare il vaso. Non ne posso più. Me ne vado. Tanto in questa casa non cambierà niente!&lt;br /&gt;Tu Amalia si na grossa rompiscatole che pensi solo a questi (gesto eloquente che descrive il denaro)&lt;br /&gt;Tu, Argante, ti voglio bene come a nu figlio, ma si nu povero a te.&lt;br /&gt;Tu A ngelica, tu sì che sei assiduata, ma statte accorta.&lt;br /&gt;Tu Diarroicus, ma che nome tieni. Ma si veramente figlio di tuo padre e tu Tommaso, beh, tu si veramente figlio di tuo padre. Siete uguali, brutti come il debito. E il brutto è anche che avete indebitato gli altri. Non siete altro che che due topinazzi!&lt;br /&gt;E tu, Tommaso vuoi fare il di più con questo fiore di ragazza: Ma vedi se te ne vai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scoppia in lacrime e corre nella sua stanza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sbronza del dottor Diarroicus&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diarroicus&lt;br /&gt;Don Argante questo Primitivo del Salento è davvero eccezionale.&lt;br /&gt;Sono già al quarto bicchiere e scende giù che è una bellezza.&lt;br /&gt;Perchè si riempie di tutti quei farmaci che le prescrivo quando ha a disposizione questo vinello eccezionale che sarebbe davvero un toccasana per lei?&lt;br /&gt;Prenderne un bicchiere la mattina a pranzo e a cena prima durante e dopo i pasti.&lt;br /&gt;Sarò lo scopritore della Enoterapia.&lt;br /&gt;Anzi incomincerò a proporla a quegli stupidi dei miei pazienti che vengono da me chissà con quali speranze magari sperando che io faccia miracoli! Beh, miracoli posso davvero farli visto che mi sono laureato a Lourdes, la migliore università del mondo. Lì mi sono divertito come un matto. Prima di sostenere un  un esame pregavo la Madonna e miracolo, superavo l’esame! Senta a me, caro Don Argante beva vivo e camperà cent’anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo e Argante&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo è soddisfatto della serata&lt;br /&gt;Hai visto Argante? Non ci vuole molto per laurearsi, non ti dico di andare a Lourdes come il dott. Diarroicus, non per screditare Lourdes, ma hai visto che non capisce niente di medicina e ti dava farmaci a vanvera? E sei guarito?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Argante&lt;br /&gt;No, ma allora che faccio?&lt;br /&gt;B. Senti ci sono tanti posti per laurearsi facilmente e in breve tempo e ti assicuro che ne saprai comunque di più del dottor Diarroicus.&lt;br /&gt;A. Davvero e dove posso andare?&lt;br /&gt;B. Beh, ci sono le lauree a distanza&lt;br /&gt;A. A distanza, ma sono molto lontane?&lt;br /&gt;B. Sì in Papuasia, possibile che non capisci niente? Ci sono le lauree che si possono prendere in televisione o su internet.&lt;br /&gt;A. Oh meno male, non vedo l’ora. E non dovrò pagare Diarroicus? E non dovrò più prendere farmaci.? Potrò tenere la finestra aperta? Potrò uscire di casa? Guarirò?&lt;br /&gt;B. Ma certo fratellone e verrai con me al cinema al teatro  e ti porto pure in discoteca.&lt;br /&gt;A. In discoteca?&lt;br /&gt;B Non ti preoccupare fidati di me una volta tanto e vedrai che la tua vita cambierà del tutto. Tornerai a vivere.&lt;br /&gt;A. Finalmente!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amalia, arrabbiatissima, guarda il cognato. Antonietta e il dott. Diarroicus e dice:&lt;br /&gt;Non mi sto divertendo per niente, stasera me ne vado, andate al diavolo!&lt;br /&gt;Antonietta va ad assicurarsi che la porta sia chiusa e lancia un sospiro di sollievo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dottore vedendo Antonietta si accorge di aver esagerato con le e sue affermazioni e fingendo un mal di pancia, impacciato saluta a malapena i presenti e corre via&lt;br /&gt;Tommaso che non ne può più si sente nervoso e va a fumare una sigaretta sul balcone dove trova un bel ragazzo che quasi lo aggredisce.&lt;br /&gt;Se non lasci in pace la mia ragazza ti faccio una caricata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tommasino Diarroicus rientra e saluta i commensali&lt;br /&gt;Beh, s’è fatto tardi… io vado…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Brindisi finale&lt;br /&gt;Beraldo si alza e va a chiamare Antonietta:&lt;br /&gt;Antonietta dove ti sei cacciata? Vieni con noi, anche tu appartieni alla famiglia. Prendi quella bottiglia di Veuve Clicquot dell’84.&lt;br /&gt;Antonietta portando bottiglia e bicchieri e asciugandosi le lacrime&lt;br /&gt;Eccomi qua, cosa c’è da festeggiare?!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beraldo&lt;br /&gt;Siamo rinati, alla fine! Abbiamo una nuova possibilità per volerci bene, per vivere…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonietta, Angelica e Cleonte sorridono&lt;br /&gt;Argante è frastornato ma alza il bicchiere&lt;br /&gt;Allora, brindiamo prima di tutto a noi, poi alla nostra famiglia e poi alla cosa più importante: brindiamo a questa vita bellissima, Finalmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti in coro alzando i calici&lt;br /&gt;A questa vita bellissima. Finalmente!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fine&lt;br /&gt;Bari&lt;br /&gt;Laboratorio di scrittura creativa&lt;br /&gt;marzo -maggio 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2743466464498068126-6908780809158022149?l=latreccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latreccia.blogspot.com/feeds/6908780809158022149/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2743466464498068126&amp;postID=6908780809158022149' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/6908780809158022149'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/6908780809158022149'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latreccia.blogspot.com/2008/07/sul-malato-immaginario-ovvero-don.html' title='Sul MALATO IMMAGINARIO ovvero Don Argante e la paura di vivere'/><author><name>La Treccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13113684949884941687</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2743466464498068126.post-8619455567799963439</id><published>2008-05-15T15:57:00.002-07:00</published><updated>2008-06-03T08:49:53.884-07:00</updated><title type='text'>Senza titolo</title><content type='html'>George passeggia attonito sconvolto nella sua stanza prigione,la corte federale della Pennsilvania ha espresso parere contrario alla revisione del suo processo decretando la sua inevitabile condanna a morte Sei ore gli restano Sei ore di vita. Va allo specchio ,si guarda. no la morte non deve vederlo così. Si fa una doccia ,la barba,il gel gli liscia i capelli mossi. Strano ,ha i capelli mossi,in genere i neri hanno i capelli ricci,lui no ,mossi,si pettina ,la morte lo apprezzerà. La morte è una donna e lui è bello&lt;br /&gt;Passa la guardia:george.mi dispiace,oggi tocca a te,Mi tocca chiederti cosa vuoi come ultimo desiderio,il cuoco è in cucina.&lt;br /&gt;George ,pensa,salmone ,caviale,ostriche,non li ha mai mangiati almeno prima di …lì assaggerà, ma poi un lampo ,un pensiero entra nella sua testa&lt;br /&gt;-noPaul non scomodare il cuoco,no voglio mangiare.&lt;br /&gt;No e cosa vuoi una donna?&lt;br /&gt;No ,non voglio una donna. Voglio un uomo.&lt;br /&gt;Un uomo?A ,sei gay.&lt;br /&gt;No,non sono gay,voglio passare le ore che mi restano con il mio boia.&lt;br /&gt;La guardia trasalì&lt;br /&gt;Ho capito bene?&lt;br /&gt;Si ,voglio parlare con chi mi ucciderà,con chi sparerà il mix letale nelle mie vene,con chi mi manderà all’altro mondo ,se c’è un altro mondo.&lt;br /&gt;Paul ,restò immobile perplesso,poi entrò nella stanza.&lt;br /&gt;P:Sono io il tuo boia.&lt;br /&gt;G:tu?tu mi ucciderai?E io che ti consideravo un amico.&lt;br /&gt;P:qui non ci sono amici,george,qui ognuno ha un suo compito,chi di morire come te, chi di eseguire la sentenza come me me.Ionon sono tuo amico george.&lt;br /&gt;Ma come io ti ho deto di me ,tu sai che io sono innocente.Avrei potuto mentirti in tutti questi anni?&lt;br /&gt;Non conta ciò che penso io george,per i giudici sei colpevole ed io devo compiere il mio lavoro.&lt;br /&gt;Quale lavoro?Uccidere uno che sai essere innocente?Tu mi conosci,io amavo la mia famiglia,amavo mia moglie e mia figlia.Sai paul andrei all’inferno per rivederla un solo attimo.&lt;br /&gt;Non sta a me giudicare gorge,io devo eseguire.Ē il mio lavoro.&lt;br /&gt;Lavoro?Uccidere è un lavoro?&lt;br /&gt;Per me si.Sono pagato per eseguire sentenze di condanna a morte.&lt;br /&gt;Ma io sono innocente .Ho chiesto al mio avvocato  di ottenere un riesame del DNA,di confrontare gli orari della morte di mia moglie con quelli del mio alibi.Ma io non sono ricco,non ho l’avvocato di grido.&lt;br /&gt;Io devo fare il mio lavoro.&lt;br /&gt;Ma questo lavoro,il tuo lavoro è assurdo,io sono innocente e muoio,tu mi uccidi e vivi vivi.Hai figli paul,?&lt;br /&gt;Si due e con questo?&lt;br /&gt;Anch’io ho una figlia tu i tuoi li rivedrai,io no , io no capisci?&lt;br /&gt;Senti ,basta con questa conversazione,non ha senso,chiamo il cuoco&lt;br /&gt;Io non voglio il cuoco,voglio capire ,sapere :perché lo fai Paul?&lt;br /&gt;Perche’?per vivere,ho fatto tante ,tante domande di lavoro niente ,l’ho fatta anche qui.Assunto.La prima volta ,george,te lo dico,tanto me lo chiederai tu.Ho,pianto ,ho vomitato l’anima,era un ragazzo di diciotto anni.Ho passato le notti senza dormire.il suo volto,il suo viso che mi chiedeva pietà sta ancora qui nella mia testa come gli altri: è il mio lavoro&lt;br /&gt;george,devo vivere.Non so che altro fare.&lt;br /&gt;.Anch’io paul voglio vivere.Sono innocente ,capisci innocente,non uccidermi non tu&lt;br /&gt;Devo George mi dispiace.&lt;br /&gt;Il tempo era passato lento ma inesorabile&lt;br /&gt;Vado a prepararmi ,george.&lt;br /&gt;Va bene ,paul.Senti paul ,ho questa lettera per mia figlia.Puoi dargliela per me .&lt;br /&gt;Farò quello che posso,ma non prometto nulla.&lt;br /&gt;Grazie paul&lt;br /&gt;George entra nella stanza,Si guarda intorno.La gente è là oltre il vetro guardano George come se fosse un’animale in uno zo Viene fatto sdraiare.Paul si avvicina&lt;br /&gt;Credi In Dio Paul&lt;br /&gt;No ,George con questo lavoro non puoi credere in Dio.Addio george(sottovoce)addio amico mio&lt;br /&gt;Arrivederci Paul&lt;br /&gt;L’ago entra nella vena.i minuti passano:Poi la voce del medico:il condannato ,george  è morto alle ore…….&lt;br /&gt;Il giorno dopo su un tavolo di una  scrivania Una richiesta di dimissioni.A firmarla un tale un certo ….paul&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                                                             mario de nisi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2743466464498068126-8619455567799963439?l=latreccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latreccia.blogspot.com/feeds/8619455567799963439/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2743466464498068126&amp;postID=8619455567799963439' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/8619455567799963439'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/8619455567799963439'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latreccia.blogspot.com/2008/05/george-passeggia-attonito-sconvolto.html' title='Senza titolo'/><author><name>La Treccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13113684949884941687</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2743466464498068126.post-2412566872008688466</id><published>2008-05-12T10:20:00.000-07:00</published><updated>2008-05-12T10:22:40.484-07:00</updated><title type='text'>dialogo tra se e...se</title><content type='html'>Giulio si era appena alzato, dopo l’ennesima notte d’amore, guarda il letto ormai vuoto,si alza e va a farsi la doccia. Esce dalla doccia,ma nel farlo inciampa e cade per terra,aio porca miseria,si rialza e,intontito si siede sul letto ,all’improvviso sente una voce che dice&lt;br /&gt;-mi sono stufato&lt;br /&gt;Giulio si guarda intorno&lt;br /&gt;-no ,non ti devi guardare intorno ,devi guardare in basso&lt;br /&gt;Giulio guarda verso i piedi&lt;br /&gt;-no non così in basso ,un po’ più in alto&lt;br /&gt;Giulio alza un po’ lo sguardo e vede che a parlare è il …..&lt;br /&gt;Tu parli?&lt;br /&gt;Certo che parlo e ti dico che mi sono stufato ,mi sono stufato di stare ai tuoi comodi.Ogni sera una donna diversa,e che ti  credi che a me piacciono tutte ,e poi sempre bionde ma a me piacciono le more,anzi mi piaceva molto la morettina che ti faceva il filo ieri sera e che tu hai totalmente ignorato.&lt;br /&gt;Ma se era brutta da morire&lt;br /&gt;Brutta per te ma a me piaceva.E poi mi fai lavorare troppo ;non solo devo soddisfare le tue amanti,poi mi tocca anche pensare a tua moglie,affinché non pensi che la trascuri.E dimmi ,a te piacerebbe essere avvolto in un sacco di gomma che ti toglie il respiro.Per non parlare di quando mi sballottoli,quando stai da solo in bagno a guardare le foto delle donnine nude.Basta da oggi mi metto in sciopero,non mi muovo più.&lt;br /&gt;Giulio,si scuote,si strofina gli occhi :ma che è successo?Mi è parso che lui parlasse.Ma non è possibile.No,non può essere vero.Però e se lo fosse?O mamma mia devo verificare.Ma dove vado,non posso apettare fino a stasera per andare al lungomare.no,no devo fare prima.&lt;br /&gt;Si vestì in fretta e corse dal giornalaio&lt;br /&gt;Mi dia businnes&lt;br /&gt;-mi spiace è finito&lt;br /&gt;-come finito?&lt;br /&gt;Si precipitò ad un altro giornalaio&lt;br /&gt;-Fortunato è l’ultima copia.E gli dette un giornale mezzo distrutto.&lt;br /&gt;Giulio lo prese senza fiatare e si precipitò a casa.&lt;br /&gt;Subito cercò la pagina messaggi e comunicati:C’era una marea di annunci ma tutte ricevevano in orari pomeridiani.&lt;br /&gt;Oh mamma mia e oora che faccio?Ma si ,chiamo Barbara è la mia amante principale non mi dirà di no.&lt;br /&gt;Compose in fretta il numero.&lt;br /&gt;-Pronto chi è?.rispose una voce maschile.&lt;br /&gt;-Sono ,giulio ,un’amico di barbara me la passa per piacere&lt;br /&gt;-Guardi ,mia moglie non c’è,però appena torna le dico che ha chiamato.Chiuse il telefono.&lt;br /&gt;Giulio sbottò:barbara sposata’e non mi ha detto niente ,brutta svergognata.a le donne ,vatti a fidare.Ma mi sente,mò che la vedo mi sente.Ma pensiamo ad ora,che faccio a si internet,vado su internet,&lt;br /&gt;Si collega e finalmente trova l’annuncio che fa per lui.”Accompagnatrice d’alto livello ,riceve a qualunque orario tel,0987654321&lt;br /&gt;Chiama&lt;br /&gt;Risponde una voce sensuale e potenteIo sono matrisse,lei che mi chiama chi è?&lt;br /&gt;-Sono giulio e ho bisogno di lei subito.&lt;br /&gt;Subito?Va bene ma guardi che il mio onorario è alto ,molto alto.&lt;br /&gt;Non importa,non importa,quando posso venire?&lt;br /&gt;L’aspetto in via tassi 18,Ultimo piano.&lt;br /&gt;Giulio si precipitò di corsa.Arrivò all’appuntamento,non senza essersi beccato una multa per eccesso di velocità e una per guida senza cintura di sicurezza.Suona al citofono.&lt;br /&gt;Chi è?&lt;br /&gt;Sono giulio.&lt;br /&gt;Salga ,ultimo piano.&lt;br /&gt;Giulio salì,suonò il campanello,la porta si aprì automaticamente.&lt;br /&gt;Si accomodi disse una voce.Giulio entrò.La casa era illuminata da una luce soffusa.&lt;br /&gt;Dalla penombra  apparve di colpo una donna bellissima.&lt;br /&gt;Io sono matrisse.&lt;br /&gt;E,e,io giulio.&lt;br /&gt;Cosa vuole che faccia per lei ?&lt;br /&gt;Tutto,tutto.&lt;br /&gt;D’accordo si accomodi quella è la camera da letto.Io vengo subito.&lt;br /&gt;Giulio  entrò,si spogliò,quindi entrò anche lei e chiuse la porta.&lt;br /&gt;Passarono tre ore.&lt;br /&gt;Di colpo Giulio uscì dalla stanza urlando”O mamma mia ,mi scusi non mi è mai successo.Ė la prima volta.&lt;br /&gt;Suvvia,un fallimento può capitare a chiunque.&lt;br /&gt;Lei non capisce,non capisce.Senta io vado&lt;br /&gt;E no prima mi deve pagare&lt;br /&gt;Pagare?Ma se non è successo nulla.&lt;br /&gt;Guardi che io ho comunque lavorato e il mio compenso e di 500 euro l’ora oppure devo chiamare sua moglie?&lt;br /&gt;Mia moglie ,no ,no.Tenga tenga il dovuto anzi tenga pure il resto ma mia moglie no ,no.&lt;br /&gt;Scese di corsa e corse a casa:Si sdraiò sul letto quando sentì la voce che disse”te l’avevo detto che non mi sarei mosso”&lt;br /&gt;Si guardò intorno,nessuno.&lt;br /&gt;Mamma mia sto impazzendo.Il medico ,ecco devo andare dal medico,lui mi consiglierà.&lt;br /&gt;Di nuovo in macchina,altra multa per eccesso di velocità.&lt;br /&gt;Dal medico una fila di pazienti che non finiva più&lt;br /&gt;Arrivato il suo turno entra nella stanza&lt;br /&gt;-Dottore sono disperato ,lui mi parla e mi dice che sta in sciopero&lt;br /&gt;-lui chi?&lt;br /&gt;-Il mio …..&lt;br /&gt;Il dottore lo guarda e dice:Senta Giulio le i sarà un po stressato.Adesso le prescrivo dei farmaci e tutto si risolverà.&lt;br /&gt;Mentre i due parlano sotto si svolgeva un altro dialogo.&lt;br /&gt;-Sai mi sono messo in sciopero e non sai che liberazione.E sai che piacere nel vedere il capo disperato?Dopo quello che mi ha fatto passare.Se lo merita proprio.&lt;br /&gt;-Sai che faccio ,mi metto in sciopero anch’io e spargerò la voce, i nostri padroni devono imparare a rispettarci.&lt;br /&gt;Giulio.andò in farmacia comprò i farmaci ma la voce:ma pensi veramente che ti serviranno?Io non mi muovo&lt;br /&gt;Questa voce e frutto della mia fantasia la devo rimuovere.Con i farmaci…….. però devo aspettare che facciano effetto.&lt;br /&gt;Passa qualche giorno ,giulio torna dal medico.&lt;br /&gt;Una fila di uomini che non finiva più.Arriva il suo turno ma mentre entra dal medico la voceche diceva io non lavoro più e poi anche intorno a sé altre voci ripetevano la stessa cosa.Uscì per le strade le stesse voci ma non era solo lui a sentirle.Una massa di uomini disperati andavano su e giù,da uno studio medico all’altro.&lt;br /&gt;Preso dal panico corse a casa e svenne.Al risveglio si alza  dal letto sull’orlo di una forte depressione.Si affaccia al balcone ma tutto è tranquillo.La città è normale.&lt;br /&gt;Un sogno ,è stato un sogno,meno male.Sono libero,libero.Pazzo per la felicità decise di uscire.&lt;br /&gt;Erano le 11 di sera,decise di andare in discoteca.Si vestì entrò in macchina e andò al locale.La sala era affollata,vide una biondina da impazzire era pronto a presentarsi,quando i suoi occhi incrociarono una brunetta che lo fissava.Guardò la bionda,guardò la bruna,pensò al sogno e ,a malincuore andò dalla bruna.”si sa mai “pensò.Non sentì la vocina che compiaciuta ridacciava&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2743466464498068126-2412566872008688466?l=latreccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latreccia.blogspot.com/feeds/2412566872008688466/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2743466464498068126&amp;postID=2412566872008688466' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/2412566872008688466'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/2412566872008688466'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latreccia.blogspot.com/2008/05/dialogo-tra-se-ese.html' title='dialogo tra se e...se'/><author><name>La Treccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13113684949884941687</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2743466464498068126.post-5055109379458437210</id><published>2007-07-16T11:04:00.000-07:00</published><updated>2007-07-16T11:08:49.712-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scrittura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Laboratorio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Quelle piccole cose …</title><content type='html'>C’è stato un tempo in cui tutto trascorreva inavvertitamente, non esistevano preoccupazioni né orari né obblighi, assolutamente niente che potesse condizionarci: era lo stesso alzarsi alle 6 oppure alle 11, andarsene da qualche parte o tornare quando ci faceva comodo;&lt;br /&gt;Fare qualche “marachella” nel senso più ampio del termine, senza che ci importasse della gravità della cosa, tutto veniva dimenticato in poco tempo e senza ulteriori conseguenze;&lt;br /&gt;Sentire il vento in faccia, correre liberamente e perché no … fare un giro in bici per scoprire cosa c’era là, dove magari era vietato andare, ma era proprio lì, che c’era l’emozione.&lt;br /&gt;Non avevamo paura di niente e di nessuno, sapevamo perdonare e chiedere perdono e non conoscevamo il rancore.&lt;br /&gt;C’é stato un tempo in cui tutto era una scoperta e tutto ci sembrava nuovo e sorprendente, avevamo dei sogni, tanta immaginazione e illusioni ma non pianificavamo il futuro.&lt;br /&gt;Non ci importava del domani e vivevamo il presente, sfruttavamo ogni momento e ci rallegravano e divertivano le cose più semplici, eravamo tutta allegria e felicità.&lt;br /&gt;Avevamo un sorriso spontaneo, ci fidavamo di tutto e di tutti, senza misurare le conseguenze, dividevamo le cose senza aspettarci niente in cambio.&lt;br /&gt;Non facevamo dei calcoli prima di fare questo o quello, e ci sentivamo padroni del nostro tempo. Era lo stesso vincere o perdere e se competevamo, era per cose che poi, restavano dimenticate in un cassetto, luogo in cui nascondevamo i nostri “tesori”.&lt;br /&gt;Non avevamo dei segreti, dicevamo sempre la verità ed era lo stesso stare con gli uni o con gli altri, comunque erano sempre amici.&lt;br /&gt;C’é stato un tempo in cui non conoscevamo la vergogna né conoscevamo il significato della trasgressione.&lt;br /&gt;Indossavamo la prima cosa che trovavamo senza che ci importassero le sue condizioni o se era l’ultima moda. Non ci vergognavamo davanti alla nudità, che piuttosto attirava la nostra curiosità.&lt;br /&gt;Aspettavamo con grandi illusioni l’arrivo di qualcuno o de qualcosa, e tutto ci sembrava affascinante.&lt;br /&gt;Facevamo “i bravi”, pur di ricevere il tanto atteso “premio” e ci riempivano di orgoglio le nostre piccole prodezze. Ci sembravano reali anche le storie più incredibili e ci emozionavano.&lt;br /&gt;Mangiavamo direttamente dal barattolo, con le mani sporche e ci sedevamo per terra. E magari, qualche volta, rubavamo di nascosto, qualcosa che ci piaceva tanto e che forse mai la avremo avuta in un altro modo.&lt;br /&gt;Avevamo i nostri eroi e volevamo diventare come …&lt;br /&gt;Non avevamo interessi ed sperimentavamo sentimenti puri. Soffrivamo per amore e ci voleva davvero poco per innamorarci.&lt;br /&gt;C’é stato un tempo in cui … Sì !&lt;br /&gt;C’é stato un tempo in cui eravamo veramente LIBERI !&lt;br /&gt;Scritto per: &lt;strong&gt;Pablo&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2743466464498068126-5055109379458437210?l=latreccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latreccia.blogspot.com/feeds/5055109379458437210/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2743466464498068126&amp;postID=5055109379458437210' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/5055109379458437210'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/5055109379458437210'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latreccia.blogspot.com/2007/07/quelle-piccole-cose.html' title='Quelle piccole cose …'/><author><name>La Treccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13113684949884941687</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2743466464498068126.post-3174308625726086032</id><published>2007-06-24T13:23:00.000-07:00</published><updated>2007-06-24T13:26:52.374-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scrittura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Laboratorio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>ANDANDO IN UFFICIO</title><content type='html'>Il suo nome è Augusto Miracapillo, è nato a Bari nel settembre del 1954.&lt;br /&gt;E’ nato in casa, con l’ostetrica, perché allora per nascere non si andava in ospedale, si usava il tavolo della cucina.&lt;br /&gt;Ora vive a Milano, in periferia e ha una gran nostalgia per il “crudo”.&lt;br /&gt;Vive solo Augusto, nel suo piccolo bivani in una traversa di via Inganni, non troppo  pulito né troppo sporco; d’altra parte ci vive poco, sta sempre in ufficio.&lt;br /&gt;Lavora come corrispondente dei Lloyd’s negli uffici milanesi di una società di brokeraggio assicurativo che sta in centro, ma si raggiunge facilmente con la metropolitana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore 7.00 del mattino, Augusto esce da casa, una camminata, solo 200 metri e scende le scale del metrò.&lt;br /&gt;-Buongiorno, il Corriere per cortesia…&lt;br /&gt;Il solito giornalaio porge il giornale ad Augusto che si avvia verso la barriera dei tornelli.&lt;br /&gt;Ecco un botto, poi un altro e si sprigiona moltissimo fumo denso, nero.&lt;br /&gt;(Che succede?) Pensa Augusto fermandosi d’improvviso lungo il muro del corridoio.&lt;br /&gt;La scena non è più familiare: la stazione della metropolitana si è trasformata in una bolgia infernale, urla, gente che fugge verso le scale, verso l’aria aperta.&lt;br /&gt;Resta immobile, appiattito contro il muro della stazione. Gli occhiali si sono appannati, non vede più niente e in quel momento ricorda il Lungomare di Bari degli anni ’60, quando le macchine si sentivano arrivare fin dalla Rotonda e lui, bambino, giocava con gli amici ai giardini.&lt;br /&gt;Augusto è stanchissimo, fa fatica persino a respirare; tutto intorno è un andare e venire di pompieri, soccorritori, feriti, forse morti.&lt;br /&gt;Il Nostro si toglie gli occhiali, non vuole vedere, ha ancora il Corriere tra le mani, ma non ha fatto in tempo a leggere nemmeno i titoli, prima.&lt;br /&gt;Ora non importa più.&lt;br /&gt;Augusto cerca di pensare, di muoversi, ma non ci riesce: è immobile.&lt;br /&gt;-Tutto bene, tutto intero… è una gentile signorina vestita con un camice bianco.&lt;br /&gt;Augusto pensa (questa che vuole..), la sente lontana, lontana come se fosse il personaggio di un film.&lt;br /&gt;-Tutto bene? Quella insiste.&lt;br /&gt;-Sì, credo di sì, forse si sono rotti gli occhiali, o forse li ho tolti non so, ma per il resto credo di essere tutto intero.&lt;br /&gt;-Venga, torniamo in superficie..&lt;br /&gt;Augusto dà la mano a questa signora che sembra uscita da ER, ma siamo a Milano non a New York, e risale le scale.&lt;br /&gt;La luce lo acceca ancora di più. Il marciapiede largo è pieno gente, barelle e accanto tante ambulanze che vanno e vengono a sirene spiegate.&lt;br /&gt;Augusto si siede per terra  e guarda il cielo.&lt;br /&gt;Ormai è giorno fatto, il cielo è azzurro: verrebbe quasi da pensare che è una bella giornata.&lt;br /&gt;Un cielo azzurrissimo a Milano si vede poche volte: è un evento eccezionale.&lt;br /&gt;Augusto continua a guardare il cielo, in realtà non guarda niente, né i piccoli cirri bianchi, né il paio di elicotteri e il caccia militare che sorvolano la zona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si rivede piccolissimo, il suo primo ricordo riaffiora da un angolo dimenticato della memoria.&lt;br /&gt;Un giorno di primavera, proprio come quello di oggi, la luce entrava dalla finestra nella cucina dove sua madre era seduta alla macchina da cucire.&lt;br /&gt;Lui, Augusto era sul pavimento e stava giocando con delle piccole pentole di latta, e si ricorda perfettamente che in quel momento decise, lui bambino, di mettersi in piedi, lasciare il gioco che stava facendo per un gioco più bello: camminare.&lt;br /&gt;Un pochino traballante, prima si alzò, poi fece il primo passo, poi il secondo e poi, dondolando sempre meno, si diresse verso la finestra e alzò gli occhi verso la mamma.&lt;br /&gt;La mamma aveva smesso di cucire da qualche minuto e si era messa ad osservare Augusto: ora era entusiasta.&lt;br /&gt;-Bravo Augusto dai vieni a’ mamma!&lt;br /&gt;Si alzò dalla sedia mentre il piccolo le veniva incontro con le mani tese.&lt;br /&gt;Alla fine Augusto abbraccia la mamma e la mamma abbraccia lui e gli odori della madre e del bambino si mescolano sul marciapiede nel ricordo di Augusto ormai adulto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mamma di Augusto si chiamava Carmela. Era, a quel tempo, una giovane signora, non molto alta, cogli occhi scuri e i lunghi capelli neri.&lt;br /&gt;Delle due gravidanze le erano rimasti un po’ di chili in più e un marito che lavorava al Nord e di tanto in tanto rientrava a casa.&lt;br /&gt;Sola coi bambini si era dovuta inventare il lavoro di sarta in casa e con quella attività riusciva a far fronte alle spese quotidiane.&lt;br /&gt;No, non era quello che aveva sognato per sé, la madre di Augusto, quando si era scelta il più bel ragazzo del quartiere.&lt;br /&gt;Si era immaginata una vita piena di cose belle e di speranze e in fin dei conti si ritrovava a faticare da mattina a sera solo per sbarcare il lunario.&lt;br /&gt;Ah il piccolo Augusto che in quel momento abbracciava la madre vicino alla finestra della cucina, non avrebbe seguito la sua strada, no!&lt;br /&gt;Lei non lo avrebbe permesso.&lt;br /&gt;E così Augusto era cresciuto senza che gli mancasse niente: la fettina di carne ogni giorno, i vestitini modesti ma dignitosi, l’amore smisurato della mamma che da una parte lo coccolava e parteggiava per lui, Augusto, penalizzando assai la sorella Lina (in realtà Adelina, ma già compressa nel nome), che aveva sempre e comunque la peggio, dall’altra presa dal lavoro aveva spesso pensieri che escludevano il figlio da qualsiasi possibilità di contatto con lei.&lt;br /&gt;Per il piccolo era una perenne doccia scozzese emotiva fatta di slanci smodati e silenzi insopportabili.&lt;br /&gt;Augusto era in tutto e per tutto il cocco di mamma e crescendo la situazione non era cambiata.&lt;br /&gt;Lui ricompensava lei impegnandosi molto negli studi, e nonostante le loro condizioni economiche non fossero agiate, riuscì a frequentare con successo il Flacco, cioè il liceo classico della città.&lt;br /&gt;Poi all’improvviso Augusto fu costretto a crescere.&lt;br /&gt;La morte improvvisa del padre e la sorella che in contemporanea, come si dice a Bari “era uscita incinta”, lo costrinsero a partire per lavorare e mandare i soldi a casa.&lt;br /&gt;Prima a Londra, dove dopo una breve esperienza da cameriere, trovò per caso un impiego presso uno dei maggiori sottoscrittori dei Lloyd’s. Allora, circa il 1974, c’erano ancora i Names, ricchi signori dagli immensi patrimoni familiari che giocavano ad assicurare i rischi di mezzo mondo, procurandosi in media lauti guadagni.&lt;br /&gt;Augusto si calò ben presto nel ruolo del middle class man inglese, e siccome era acutissimo e anche sfacciatamente fortunato, oltre a mandare avanti la famiglia mise da parte un discreto gruzzoletto.&lt;br /&gt;Così nel 1984, decise che era arrivata l’ora di conoscere il mondo e per tre anni lo girò in lungo e in largo.&lt;br /&gt;Voleva tornare, ma Bari era così distante, per uno che aveva visto “cose che Voi comuni mortali non riuscite neanche ad immaginare”, così scelse Milano, alle soglie dei quaranti anni, comprò casa, e si trovò un posto ben pagato, ma stanziale, mettendo a frutto la sua fortunata esperienza londinese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Augusto ha rivisto sua madre e la sua infanzia con gli occhi persi nel cielo azzurro di una bella giornata milanese.&lt;br /&gt;I rumori della gente che sta intorno lo riportano a questa strana mattinata in cui, invece di essere in ufficio, si ritrova seduto accanto a quella benedetta/maledetta stazione della metropolitana.&lt;br /&gt;-Scusi che ora è? Gli chiede un passante (chissà se anche lui è reduce dal botto..)&lt;br /&gt;-Non saprei…&lt;br /&gt;-Sa con tutto questo macello si sono fermati tutti gli orologi.&lt;br /&gt;-Sì  infatti, il macello….mi scusi ma so proprio che dirle…&lt;br /&gt;Quello passa aventi piuttosto indispettito, e Augusto si guarda le mani sono tutte sporche, nere di fumo (forse ho anche la faccia nera… chissà. Il fatto è che sono seduto, mi gira la testa non riesco ad alzarmi… Per cortesia il Corriere… e poi che è successo, perché mi trovo qua? Ah sì il botto, il fumo, mamma mia che casino!).&lt;br /&gt;All’improvviso la vista si annebbia, il cielo diventa nero, Augusto fa appena in tempo a sentire le voci lontane degli operatori del 118.&lt;br /&gt;Nel frattempo strani pensieri affollano la sua mente:”la morte della madre, il suo incontro con Genny dopo quasi trenta anni, i quadri di De Nittis, La donna col fanciullo e il fantastico menù impressionista della trattoria al Colosso.”&lt;br /&gt;Poi il suo cervello non vuole cedere al torpore i suoi viaggi, e quella giapponese così carina che gli aveva quasi spezzato il cuore.&lt;br /&gt;Quale cuore, quale senso a un’esistenza che ormai aveva preso una dimensione che più routinaria: non si può cercare un senso o il senso esiste?&lt;br /&gt;L’eterno presente di Augusto si rompe un caleidoscopio infinito di ricordi, tutti confusi, tutti insieme presenti e nessuno a cui lasciare uno straccio di testimonianza, sul mondo che Lui aveva visto e che in parte non esisteva già più.&lt;br /&gt;(Non ora, non adesso, pensava Augusto, immaginandosi di gridare, ma in realtà sull’ambulanza che correva a sirene spiegate per le strade della città, ho ancora tantissime cose da fare, solo ora riesco  capire tutta la vita che mi sono rifiutato di vivere….).&lt;br /&gt;“Puoi fermarti Renato, questo qui omai lo abbiamo perso, credo non abbia retto all’emozione”.&lt;br /&gt;Renato spense la sirena e si diresse direttamente verso l’obitorio.&lt;br /&gt;Augusto sarebbe rimasto per un po’ di tempo sdraiato dentro a un frigorifero.&lt;br /&gt;Marina&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2743466464498068126-3174308625726086032?l=latreccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latreccia.blogspot.com/feeds/3174308625726086032/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2743466464498068126&amp;postID=3174308625726086032' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/3174308625726086032'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/3174308625726086032'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latreccia.blogspot.com/2007/06/andando-in-ufficio.html' title='ANDANDO IN UFFICIO'/><author><name>La Treccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13113684949884941687</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2743466464498068126.post-3629610305415877376</id><published>2007-06-21T05:15:00.000-07:00</published><updated>2007-06-22T14:10:35.224-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scrittura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Laboratorio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>tra moglie e marito</title><content type='html'>Un uomo torna a casa e trova a letto la moglie con l’amante.Succede il putiferio.l’amante scappa.&lt;br /&gt;Il giorno dopo il chiarimento “cara perche l’hai fatto?Cos’ha più di me .Ĕ più basso,più magro ,più brutto.Ha solo più soldi di me.&lt;br /&gt;Caro,a me i soldi non interessano.Per me conta l’amore e io non ti amo più. Voglio il divorzio.&lt;br /&gt;Sei sicura cara che per te non contano i soldi?&lt;br /&gt;Assolutamente no.&lt;br /&gt;Andarono dal giudice,chiesero il divorzio,che nel tempo stabilito arrivò.&lt;br /&gt;Passarono due mesi.&lt;br /&gt;Lei,col nuovo anziano compagno,su una BMW ultimo modello fermi al semaforo,indosso una pelliccia di visone al dito un solitario da un carato.&lt;br /&gt;Si affianca alla BMW una Ferrari rossa fiammante.&lt;br /&gt;Lei si volta,alla guida l’ex marito con accanto una ragazza giovanissima con indosso una pelliccia di cincillà,al dito un solitario da tre carati circondato da brillanti.&lt;br /&gt;Lei esce dalla macchina va dal marito e chiede”che ci fai su questa macchina e chi è questa signorina con questa pelliccia e quell’anello?Dove hai preso i soldi?&lt;br /&gt;Bhe cara tu mi dicesti che il denaro non ti interessava e allora io non ti dissi che avevo appena ereditato cinque milioni di dollari più diversi beni immobili da un vecchio zio.&lt;br /&gt;Lei sbiancò e ritornò in macchina.&lt;br /&gt;Il semaforo divenne verde.LaFerrari partì sgommando ,meta Portofino.&lt;br /&gt;Anche la BMW partì sgommando meta :Pronto soccorso Reparto cardiologia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                                                                         mario&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2743466464498068126-3629610305415877376?l=latreccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latreccia.blogspot.com/feeds/3629610305415877376/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2743466464498068126&amp;postID=3629610305415877376' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/3629610305415877376'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/3629610305415877376'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latreccia.blogspot.com/2007/06/tra-moglie-e-marito.html' title='tra moglie e marito'/><author><name>La Treccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13113684949884941687</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2743466464498068126.post-2331017320861673994</id><published>2007-06-21T05:11:00.000-07:00</published><updated>2007-06-22T14:10:14.430-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scrittura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Laboratorio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>poesie per san Valentino</title><content type='html'>Poesie x San.Valentino (postume)Mi piacevi con i capelli bianchi che ora bianchi non sono più perchè te li sei tinti&lt;br /&gt;Mi piacevi con il naso storto che ora storto non è più perchè te lo sei rifatto&lt;br /&gt;Mi piacevi con il seno piccolo che non si vedeva e che ora si vede ,eccome se si vede&lt;br /&gt;Mi piacevi con la cellulite che i massaggi ti hanno portato via&lt;br /&gt;Mi piacevi prima e mi piaci anche adesso&lt;br /&gt;è il conto in banca che mi piaceva prima e che non mi piace più adesso.&lt;br /&gt;MARIO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti amo così tanto che quando mangio per pensare a te mi sono ingrassato&lt;br /&gt;Ti amo così tanto che sul lavoro pensavo a te e mi hanno licenziato&lt;br /&gt;Ti amo così tanto che mentre guidavo la maccina pensavo solo a te e ho fatto un incidente&lt;br /&gt;E ti assicuro, cara, che anche quando vado a letto con le tue amiche ti amo così tanto che non faccio altro che pensare a te&lt;br /&gt;Mario&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2743466464498068126-2331017320861673994?l=latreccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latreccia.blogspot.com/feeds/2331017320861673994/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2743466464498068126&amp;postID=2331017320861673994' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/2331017320861673994'/><link rel='self' 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scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Laboratorio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>LA TRECCIA di Ketty, Marina, Mario e Pablo</title><content type='html'>L’INCONTRO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le giornate di primavera, in cui sta per accadere l’incontro, sono davvero splendide. Il sole sorride proprio a tutti e l’idea di un viaggetto, per spezzare la routine quotidiana, si insinua prepotente nell’ordinario scorrere della vita.&lt;br /&gt;Genny ed il suo inseparabile Luca decidono di recarsi a Barletta per visitare la mostra del pittore impressionista De Nittis.&lt;br /&gt;La mostra è molto affollata e ciò comporta una diversità di sensazioni in ognuno. Genny è felicissima di quel ritorno tra la gente e proprio perché ce n’é tanta si lascia andare liberamente a curiosare tra i presenti.&lt;br /&gt;Alla biglietteria per l’acceso alla mostra Luca, che non lascia mai perdere occasione per avere opuscoli e vario materiale illustrativo, è attratto dal suo vicino, che di tale materiale si è già fornito in maniera esauriente.&lt;br /&gt;E’ per sapere dove reperire qualche depliants che Luca, presentandosi sa che quel signore, fino ad allora sconosciuto, si chiama Giovanni.&lt;br /&gt;Quindi è cosi che il gruppo procede naturalmente insieme per cominciare la visita alla mostra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Augusto si trovava in Puglia per sistemare delle questioni familiari; la morte della mamma aveva scatenato la voglia di rivincita della sorella Lina, che sta pretendeva di avere diritto alla intera eredità; come se si trattasse di un gran patrimonio…&lt;br /&gt;Augusto che per il suo lavoro era abituato a trattare di rischi sufficientemente importanti non riusciva a capire l’avidità della sorella e comunque il suo obiettivo era quello di risolvere in modo definitivo la questione.&lt;br /&gt;Un giorno, subito dopo Pasqua, decise di spostarsi da Bari e fare una piccola gita a Barletta, gli piaceva moltissimo la pittura impressionista e aveva saputo di una mostra su De Nittis, un impressionista nato a Barletta e vissuto in Francia a metà dell’Ottocento. Di buon mattino usci dalla casa che era stata la sua e di sua madre, si sedette in auto via sulla 16 Bis si avviò verso Barletta. I finestrini aperti, gli facevano sentire gli odori della campagna e nelle orecchie aveva una canzone del primo novecento “Sento fischio del vapore..”&lt;br /&gt;Barletta, De Nittis, l’Ottocento, ad Augusto viene in mente il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. Dopo un paio di giri, trova un posto all’auto e scende, si dirige verso Palazzo della Marra.&lt;br /&gt;-. Insomma, ma ci si può nemmeno svagare un po’ , alle nove del mattino gia trecento metri di coda !! Verrebbe quasi voglia di andarsene.&lt;br /&gt;Augusto stava per tornare all’auto, quando vide dirigersi verso la coda una coppia di coetanei che non sembravano essere dei visi sconosciuti.&lt;br /&gt;Chi erano quei due signori?&lt;br /&gt;Compagni di scuola, vicini di casa? Anche i due lo guardavano con attenzione..&lt;br /&gt;Augusto si mise a guardare con intensità quegli occhi di donna.&lt;br /&gt;(Chi è? Io quando l’ho vista? No! E’ un viso troppo…)&lt;br /&gt;-Mi scusi signora…- gli occhi ridono sempre più amici.&lt;br /&gt;-Genny, vero….&lt;br /&gt;-Augusto, caro Augusto come stai, quanto tempo, fatti abbracciare..&lt;br /&gt;(Genny quante corse ai giardini ci siamo fatti: è ancora bellissima)&lt;br /&gt;-Che coincidenza! Pensa che stavo per rinunciare vista la coda già alle nove del mattino.&lt;br /&gt;-Ma dai, una mostra così interessante val bene un piccolo sacrificio. Resta con noi; ah scusa! Non ti ho ancora presentato Luca, mio marito e Giovanni che abbiamo conosciuto proprio in questa coda delle meraviglie.&lt;br /&gt;-Piacere Augusto Miracapillo, ex vicino di casa di Genny.&lt;br /&gt;(Sposata! E già è passato molto tempo, io sto a Milano da più di dieci anni, e prima in giro per mezzo mondo).&lt;br /&gt;Così Augusto sente lo stomaco che si fa piccolo, piccolo e gli manda in bocca un lieve sapore acido.&lt;br /&gt;Ma è deciso ormai rimane per scoprire la donna che è diventata la sua più grande e segreta passione giovanile.&lt;br /&gt;Forse resterà deluso, oppure rimpiangerà di non aver osato di più in quel capannone deserto in cui si era trovato, adolescente e innamorato, da solo con Genny. Quella sera in cui, dopo il bacio di lei, fu capace solamente di fuggire e di non cercarla più.&lt;br /&gt;E ora, la vita già fuggita per una buona metà e questa mostra: quadri di donne dell’Ottocento, la passione nella passione e la voglia di scoprire una persona che non conosceva più.&lt;br /&gt;Pensava che doveva esserci un senso, forse questo incontro era un segno, ma di cosa…&lt;br /&gt;Di una rinascita, di una morte, pensava, in fondo è lo stesso.&lt;br /&gt;La vita non è nemmeno superficialmente luminosa come la vollero fermare gli impressionisti. E’ oscura, tortuosa o forse sono i tempi meno fiduciosi in quello che sarà che ci spingono a vedere il mondo in modo diverso: un eterno presente in cui il domani è un bene di consumo che non sappiamo nemmeno se riusciremo a buttare via.&lt;br /&gt;Ma i capelli biondi di Genny e il suo odore appena confuso da un velo di profumo risvegliano Augusto, magari solo l’animale che sonnecchia in ogni essere umano, e il mondo ridiventa semplice, ogni cosa ha improvvisamente un posto, un senso, che non è importante conoscere ma di cui percepiamo istintivamente l’esistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rivedere Augusto fu per Genny fare un tuffo nel passato.&lt;br /&gt;I ricordi erano nitidi e Genny, ora donna incerta e insicura, riviveva con stupore l’episodio in cui aveva preso l’iniziativa di baciare Augusto, quando erano adolescenti, più di trent’anni prima, pentendosene decisamente oggi, ricordando bene poi la fuga di lui.&lt;br /&gt;Quella sicurezza senza freni ha caratterizzato gli anni giovanili di Genny ma le esperienze della vita le hanno fatto concludere che per il suo temperamento debole e facilmente aggredibile l’unica difesa è imporsi un comportamento, il più delle volte impassibile, dal quale difficilmente emergono emozioni e sentimenti, che oggi Genny preferisce appartengano solo a lei.&lt;br /&gt;Non è più disposta a mettersi in discussione, come solitamente fa quando si trova in situazioni controverse, che, se durano a lungo, in qualche modo la travolgono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovanni era contento di aver trovato compagnia: per quanto molto spesso cercava dei momenti di solitudine in quel periodo desiderava conoscere gente, gente nuova che rompesse la monotonia che subentrava in lui quando frequentava gli amici di sempre. Non che disconoscesse il valore di rapporti consolidati da anni ma nonostante la sua timidezza cercava di porsi in relazione con altre persone forse per cercare in queste stimoli nuovi. L'ultima cosa che immaginava era di conoscere gente a una mostra di pittura anche se, ripensandoci, non avrebbe mai immaginato che sarebbe andato nella sua vita a vedere una mostra di pittura. Inoltre era soddisfatto di aver conosciuto gente simpatica. Solo Luca appariva un po' restio al dialogo ma la sua non sembrava scortesia ma piuttosto timidezza cosa che lui era ben in grado di comprendere. Genny era molto più socievole. E' vero che nella vita spesso, gli opposti si attraggono e nel caso di Genny e Luca la cosa sembrava aver funzionato. Chissà forse in futuro lo stesso sarebbe potuto capitare a lui. Comunque il più apparentemente disinibito era Augusto. Non aveva fatto altro che dire barzellette e battute su tutto e tutti coinvolgendo anche la gente circostante che fingeva di non sentire ma che si divertiva con piacere. In effetti la sua presenza aveva reso più sopportabile l'attesa.&lt;br /&gt;Mentre aspettavano videro un distinto signore che entrava nella mostra da una porta laterale. Il suo ingresso fu seguito dalle lamentele degli altri visitatori ma gli addetti all’ingresso dissero che il signore aveva già i biglietti perché erano compresi nel costo del viaggio turistico da lui intrapreso. Ovviamente le lamentele continuarono finché il cancello d’ingresso alla mostra non si aprì: si trattava ormai per Giovanni ei suoi amici di aspettare il proprio turno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Professore veniva da lontano, dall’altra parte del mondo, anche Lui per De Nittis e compagni, ma il suo sarà un incontro molto sui generis…&lt;br /&gt;Arrivò di mattina e dopo aver fatto un giro per il centro storico e mangiato qualcosa in una tavola calda che trovò in zona, in quel posto, chiese qualche informazione, dopo di che si avviò verso il Palazzo della Marra, sede dell’importante mostra di pittura impressionista del De Nittis, pittore nato a Barletta ma vissuto per lo più in Francia.&lt;br /&gt;Siccome lui, aveva comprato il pacchetto che includeva il biglietto d’ingresso, non fu necessario fare la coda, c’erano troppe persone alla porta, così in pochi minuti era già dentro. Iniziò a percorrere tranquillamente i corridoi, fermandosi per qualche minuto davanti ad ognuna delle opere, molte delle quali conosceva già dai suoi libri, ma vederle così in diretta lo sconvolse.&lt;br /&gt;In una delle stanze c’era un’opera molto apprezzata, e proprio in quella stanza c’erano parecchie persone, che ascoltavano con attenzione ad una guida, che in quel momento spiegava tutte le caratteristiche del quadro.&lt;br /&gt;A lui non piacevano affatto le stanze affollate, perciò evitò per un po’ di entrare, ma vedendo che al posto di uscire, ogni volta era di più la gente che entrava, decise di infilarsi pure lui.&lt;br /&gt;Tentò per alcuni minuti di avvicinarsi, ma lo disturbava il contatto fisico con i presenti, per questo restò indietro. Fu allora, che girandosi, vide dalla parte opposta della sala un quadro che lo colpì profondamente.&lt;br /&gt;Si trattava di un’opera che non aveva mai visto, apparteneva a un altro pittore e ritraeva una giovane donna in compagnia di un piccolo fanciullo, la scena era molto realistica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL PROFESSORE&lt;br /&gt;Come ogni mattina entrò nella stanza, sempre con quell’aria da prete. Era alto, magro, pallido e con una presenza di cui si prendeva molta cura e teneva anche conto di cosa si poteva dire o pensare di lui.&lt;br /&gt;Capelli perfettamente allineati, cravatta stretta, che sistemava in continuazione, quasi come una malattia.&lt;br /&gt;Faceva lo stesso con i suoi occhiali, che puliva in modo frenetico, giacché con quelli controllava tutto intorno e riusciva, con grande abilità, a sapere cosa stesse accadendo alle sue spalle.&lt;br /&gt;Si sedeva in perfetta posizione e lasciava sotto la sua scrivania, la cartella di cui non faceva mai a meno, chissà per quale strano motivo...&lt;br /&gt;Controllava che tutto fosse in perfetto ordine, come lui aveva lasciato nella giornata precedente, incluso nel cestino della carta.&lt;br /&gt;Dopo pochi minuti iniziava il suo lavoro, monitorando non solo i suoi compiti, ma anche quello che facevano tutti gli altri nella stanza. Incredibilmente, niente sfuggiva alla sua attenzione né alla sua memoria. Sapeva perfettamente i nominativi e i numeri di telefono, delle persone da contattare in quella data giornata, come erano vestiti ognuno di quelli che erano intorno e se qualcuno usava per la seconda volta, la stessa pettinatura o le stesse scarpe.&lt;br /&gt;Sempre la risposta giusta, nel momento giusto, sempre trovava il modo di sistemare le cose pur di non restare in una posizione sbagliata e scappare, in ogni situazione, dalla parte giusta.&lt;br /&gt;Gli piaceva far finta di telefonare o di essere molto impegnato, mentre non c’era parola che scappasse al suo udito. Adulava e criticava senza guardare mai in faccia nessuno.&lt;br /&gt;Per darsi un’aria importante, parlava con termini molto curati, provocando stupore in chi lo ascoltava.&lt;br /&gt;Ogni tanto, spariva ed al suo ritorno, controllava che tutto fosse nella esatta posizione e pure lasciava ogni tanto, qualche “esca”, cosi c’era un motivo per discutere.&lt;br /&gt;Quella mattina il telefono sulla sua scrivania squillò e una voce nervosa e singhiozzante gli fece sapere, che l’avventura di qualche sera prima, non era andata come pensava e questo era un grosso problema.&lt;br /&gt;Nervosamente, cominciò a guardarsi intorno, il suo viso era diventato ancora più pallido e un sudore freddo gli percorse la schiena.&lt;br /&gt;In un solo ma interminabile minuto, la vita passava davanti ai suoi occhi, e lui stava lì ad assistere impietrito e senza fiato.&lt;br /&gt;Uscì dalla stanza e si chiuse in bagno, le sue mani tremavano, i suoi occhiali erano appannati, la sua cravatta non gli permetteva di respirare.&lt;br /&gt;Questa volta, non era possibile trovare una via di uscita, questa volta era davvero nei guai. Come spiegare alla mamma tutta questa situazione??&lt;br /&gt;Alcuni minuti dopo, rientrò e facendo finta di niente, cercò in vano di scherzare, ma la sua voce era diventata roca.&lt;br /&gt;Il resto della giornata fu diverso, la sua mente, non faceva altro che ricordare più volte, ogni parola della telefonata, senza dargli tregua.&lt;br /&gt;Di ritorno a casa, ricordava gli anni passati in quell’ufficio, ognuna delle giornate e le cose, che era stato capace di fare, pur di essere gradito da chi comandava.&lt;br /&gt;Figlio di un calzolaio ed una maestra, da sempre si era vantato di essere una persona seria, preparata, di portare avanti una vita che poteva essere presa come modello da seguire.&lt;br /&gt;La sua infanzia era trascorsa in compagnia del suo fratello minore e sotto la grande influenza di sua madre, molto esigente e punitiva, che non solo aveva segnato il suo modo di essere, ma era anche una persona, di cui non riusciva fare a meno e, nonostante i suoi quarant’anni, vivevano ancora insieme.&lt;br /&gt;Per anni aveva lavorato in una grande azienda, di cui andava molto fiero, che fallì in modo molto sofferto e dopo una lunga agonia. Questo non era una cosa che lui avrebbe potuto dimenticare facilmente, anzi ogni volta che era possibile, faceva dei confronti con la sua attuale occupazione. Proprio in quel periodo di disoccupazione aveva iniziato ad insegnare in dei corsi serali, presso una scuola di monaci, non era un granché, ma gli permetteva di guadagnare qualcosa in più e allo stesso tempo uscire un po’ da casa.&lt;br /&gt;Da sempre era stato una persona solitaria, senza amici e poche uscite, ma il destino gli permise di conoscere una ragazza, una come lui e soprattutto, come piaceva alla sua mamma…&lt;br /&gt;Fu in uno dei primi incontri, che loro due, presi non solo dalla passione, ma anche da tanti anni di solitudine e lotta interiore, si sfogarono in modo quasi brutale e senza misure.&lt;br /&gt;Non si sentiva sicuro di voler affrontare questa realtà, conosceva appena a quella ragazza, era molto simpatica, ma decisamente non era il suo tipo. Tra l’altro non aveva in mente un cambio così radicale di vita, sposarsi, farsi carico di una famiglia…&lt;br /&gt;Senz'altro, sotto la protezione della sua mamma la vita era tranquilla, senza grosse responsabilità, né faccende domestiche. Lavorando in due posti diversi, riusciva a mettere qualcosa da parte e cosi poteva togliersi qualche sfizio, non voleva rinunciare a quella vita.&lt;br /&gt;Passarono pochi giorni, e si rese conto che non poteva continuare ad andare avanti in questo modo e decise di mollare, dopo tutto già era una persona adulta ed era arrivata l’ora di assumersi le proprie responsabilità.&lt;br /&gt;Parlò con lei e insieme decisero di portare avanti la situazione, ma a patto che in un futuro non molto lontano sarebbe stato necessario sposarsi.&lt;br /&gt;D’altro canto, lui fece tutto il possibile per mantenere lei alla larga da casa sua, fino a quando non avesse trovato il modo di affrontare la sua mamma.&lt;br /&gt;Eppure mancava una cosa importante, lei non avrebbe mai dovuto sapere del suo passato né delle cose che lui aveva fatto, pur di compiacere i desideri de suoi superiori nell’ufficio dove lavorava.&lt;br /&gt;Quell’ufficio era comandato da una donna, ma non una qualsiasi, una donna che sapeva bene mantenere tutto sotto controllo, che non conosceva limiti pur di soddisfare la sua ambizione. Quella donna che tutti chiamavano “La Signora”.&lt;br /&gt;Lei aveva guadagnato il suo posto sapendo utilizzare l’arte della seduzione, chiaramente, in quel momento era molto più giovane, e non aveva troppi pregiudizi né rivali che potevano farle un po’ d’ombra, in poche parole: niente da perdere.&lt;br /&gt;In poco tempo passò da essere una semplice assistente a diventare il braccio destro del “grande capo” e da lì in poi, niente poteva fermarla e nemmeno lei stessa avrebbe mai immaginato che sarebbe arrivata cosí lontano, non solo nella sua ambizione di potere, ma anche nel modo di esercitarlo.&lt;br /&gt;Poco a poco, si abituò al suo ruolo: la persona più rispettata e temuta e anche ai privilegi che questo significava, tra l’altro aveva “carta bianca” per le sue decisioni e nessuno poteva azzardarsi ad alzare una voce contro, tanto meno smentirla.&lt;br /&gt;Con grande sapienza, aveva tessuto la sua rete: aveva le sue “spie” e i sui “gregari ossequenti” in ogni settore, gente che si accontentava con le briciole del potere o semplicemente si sentiva protetta sotto il suo dominio.&lt;br /&gt;Furono questi ultimi, che le permisero di accrescere il suo potere, liberare la strada da ogni ostacolo che si presentava, e lei fu “generosa” con quelli che a suo giudizio collaboravano di più, premiandoli con qualche privilegio.&lt;br /&gt;Siccome lui era stato uno dei suoi collaboratori, decise di parlare della sua situazione, aveva bisogno di prendere un po’ di distanza. Da qualche tempo che non si prendeva le sue vacanze e tra l’altro un bel viaggio poteva servire ad riordinare le idee. In un certo senso sentiva de avere qualcosa da prendere in cambio delle sue “prestazioni” e le chiese allora un permesso speciale ed anche un aiuto.&lt;br /&gt;Si recò preso un’agenzia, e trovò per caso una bell’occasione: un viaggio oltre confine per qualche giorno con partenza quello stesso fine di settimana, verso l’Italia, più precisamente verso il sud. Non era uno di quei viaggi tradizionali, ma una gita più che altro culturale, visitando molte località d’interesse artistico tra cui un’importante mostra di pittura impressionista, cosa che a lui da sempre era piaciuta tantissimo. A casa sua teneva molti libri su quest’argomento e anche qualche riproduzione, che era diventata la sua passione. Insomma niente di meglio per calmare la sua ansia.&lt;br /&gt;Tornò a casa euforico, ed iniziò subito a preparare tutto per la sua partenza, senza dare troppe spiegazioni e pure inventando la storia di un premio che aveva vinto, pur di calmare sua madre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIOVANNI&lt;br /&gt;Oggi vi parlo di Giovanni. Un po' Giovanni lo conoscete, assomiglia un po' a ognuno di noi.&lt;br /&gt;E' un po' incoerente Giovanni. Come si suol dire, predica bene e talvolta razzola un po' male. Sperò se ne rende conto o, quando qualcuno glielo fa notare, cerca di razzolare bene.&lt;br /&gt;È testardo Giovanni e vuole sempre fare di testa sua finché non finisce con lo scottarsi. Tante volte si è scottato e tante volte si scotterà ancora.&lt;br /&gt;Giovanni agisce prima di riflettere che è giusto quello che sta facendo ma se riflettesse prima di agire molte cose gli potrebbero andare meglio.&lt;br /&gt;Giovanni vorrebbe vivere nei suoi sogni, ovviamente in quelli belli, ma sa che la vita non è un sogno.&lt;br /&gt;Il personaggio che descrivo sono io.&lt;br /&gt;Sono io con pochi capelli( mannaggia ai medici potevano pensarci prima al Minoxidil),con la sua pancetta che dura anche dopo le feste come se per me fosse sempre Natale finchè non arriva la Pasqua.&lt;br /&gt;Sono io che guardo il disordine nella mia stanza e non faccio niente oggi rimandando il mettere in ordine a domani tanto è sempre domani.&lt;br /&gt;Sono io che spendo tanto per il vestire e poi le cose si accumulano e non so cosa mettere.&lt;br /&gt;Sono io con pregi pochi, difetti tanti e che comunque devo andare avanti.&lt;br /&gt;Io stamattina non sono sereno. Quel colloquio di lavoro è importante per la mia vita e l’ansia mi sta assalendo facendo rinascere in me le debolezze che aveva quando ero bambino e mi bloccavo al momento dell’interrogazione. Mi ricordo del mio maestro buono che riusciva con dolcezza a farmi dire tutto ciò che sapevo ma che non riuscivo a far uscire dalla mia bocca preso dal panico. Quel maestro fu per me il padre che cercavo, il padre che volevo avere ma che non avevo. Mio padre era presente nel corpo ma non nello spirito poi,all’improvviso, fu assente anche nel corpo.&lt;br /&gt;Un giorno fece le valigie e andò senza dire dove né il perché lasciando me e mia madre nel dolore più totale. Non seppi più nulla di lui. Era come se fosse entrato nel mondo del nulla. Mia madre, da allora non si è più ripresa e passa le sue giornate davanti alla finestra in attesa di un ritorno. Solo poche amiche vengono a trovarla ogni tanto cercando di distogliere la sua mente dai soliti pensieri. Andato via mio padre il peso della famiglia era di colpo caduto su di me come un macigno. Fui costretto a lasciare l’università e a cercare un lavoro. Nonostante il mio diploma di ragioniere mi sono adattato a qualsiasi tipo di impiego Feci di tutto; il cameriere, il buttafuori nelle discoteche, l’assistente agli anziani negli ospedali tutti lavori in nero ma che mi sono stati sufficienti a portare avanti la mia famiglia. Ma ora avevo bisogno di un lavoro fisso anche umile per riordinare la mia vita e pensare un po’ a me stesso. Preso dai miei pensieri, non mi ero reso conto dell’orario. Mi vestii di corsa, uscii da casa, entrai in macchina, partii. Chissà, forse quella era la volta buona. Mia madre era affacciata alla finestra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GENNY&lt;br /&gt;Genny nasce in una famiglia felice, papà e mamma sono molto affiatati tra loro.&lt;br /&gt;I suoi due fratelli li vede grandi, lontani ed anche se il loro affetto, e vorrei dire amore, le e' tangibile Genny sente che per lei sono irraggiungibili.&lt;br /&gt;Questo senso d’inferiorità l'accompagnerà per sempre.&lt;br /&gt;Genny, con gran piacere, conosce un’adolescenza spensierata e festosa.&lt;br /&gt;In età matura si sorprenderà a ricordare i molti momenti vissuti con sicurezza, quasi a sfidare il prossimo, pur di affermare i propri pensieri.&lt;br /&gt;Oggi Genny ha molto tempo per sè, ma e' come avvolta in una barriera dove all'interno c'e' un grandissimo desiderio di riaffacciarsi agli altri, che non si rende concreto perché esiste un’abitudine a lunghi periodi di solitudine, tanto da farle preferire, a volte, questa condizione all'altra dell'essere in compagnia.&lt;br /&gt;Il suo cruccio più grande e' il non avere argomenti per avviare la conversazione o farla continuare.&lt;br /&gt;Teme di essere qualificata come egoista o asociale ed ha un unico gran desiderio: sconfiggere la sua pigrizia.&lt;br /&gt;Genny ha conosciuto periodi molto difficili.&lt;br /&gt;Gli ultimi venticinque anni li ha trascorsi in condizione di quasi disabilità, ma ora pian piano tutto sta andando per il meglio.&lt;br /&gt;Sta vivendo il piacere di andare a rivisitare i suoi parenti e qualche amico di famiglia fa capolino al telefono.&lt;br /&gt;Sono situazioni semplici e comuni, ma Genny ora le vive quasi con meraviglia e riscoprendo veramente il piacere di vivere bene in casa, e’ anche ben felice di accompagnarsi a Luca, suo marito, in rilassanti passeggiate o per partecipare a riunioni conviviali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AUGUSTO MIRACAPILLO&lt;br /&gt;Il suo nome è Augusto Miracapillo, è nato a Bari nel settembre del 1954.&lt;br /&gt;E’ nato in casa, con l’ostetrica, perché allora per nascere non si andava in ospedale, si usava il tavolo della cucina.&lt;br /&gt;Ora vive a Milano, in periferia e ha una gran nostalgia per il “crudo”.&lt;br /&gt;Vive solo Augusto, nel suo piccolo bivani in una traversa di via Inganni, non troppo pulito né troppo sporco; d’altra parte ci vive poco, sta sempre in ufficio.&lt;br /&gt;Lavora come corrispondente dei Lloyd’s negli uffici milanesi di una società di brokeraggio assicurativo che sta in centro, ma si raggiunge facilmente con la metropolitana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il suo primo ricordo lo commuove ancora a cinquant’anni di distanza.&lt;br /&gt;Un giorno di primavera, la luce entrava dalla finestra nella cucina dove sua madre era seduta alla macchina da cucire.&lt;br /&gt;Lui, Augusto era sul pavimento e stava giocando con delle piccole pentole di latta, e si ricorda perfettamente che in quel momento decise, lui bambino, di mettersi in piedi, lasciare il gioco che stava facendo per un gioco più bello: camminare.&lt;br /&gt;Un pochino traballante, prima si alzò, poi fece il primo passo, poi il secondo e poi, dondolando sempre meno, si diresse verso la finestra e alzò gli occhi verso la mamma.&lt;br /&gt;La mamma aveva smesso di cucire da qualche minuto e si era messa ad osservare Augusto: ora era entusiasta.&lt;br /&gt;-Bravo Augusto dai vieni a’ mamma!&lt;br /&gt;Si alzò dalla sedia mentre il piccolo le veniva incontro con le mani tese.&lt;br /&gt;Alla fine Augusto abbraccia la mamma e la mamma abbraccia lui e gli odori della madre e del bambino si mescolano nel ricordo di Augusto ormai adulto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mamma di Augusto si chiamava Carmela. Era, a quel tempo, una giovane signora, non molto alta, cogli occhi scuri e i lunghi capelli neri.&lt;br /&gt;Delle due gravidanze le erano rimasti un po’ di chili in più e un marito che lavorava al Nord e di tanto in tanto rientrava a casa.&lt;br /&gt;Sola coi bambini si era dovuta inventare il lavoro di sarta in casa e con quella attività riusciva a far fronte alle spese quotidiane.&lt;br /&gt;No, non era quello che aveva sognato per sé, la madre di Augusto, quando si era scelta il più bel ragazzo del quartiere.&lt;br /&gt;Si era immaginata una vita piena di cose belle e di speranze e in fin dei conti si ritrovava a faticare da mattina a sera solo per sbarcare il lunario.&lt;br /&gt;Ah il piccolo Augusto che in quel momento abbracciava la madre vicino alla finestra della cucina, non avrebbe seguito la sua strada, no!&lt;br /&gt;Lei non lo avrebbe permesso.&lt;br /&gt;E così Augusto era cresciuto senza che gli mancasse niente: la fettina di carne ogni giorno, i vestitini modesti ma dignitosi, l’amore smisurato della mamma che da una parte lo coccolava e parteggiava per lui, Augusto, penalizzando assai la sorella Lina (in realtà Adelina, ma già compressa nel nome), che aveva sempre e comunque la peggio, dall’altra presa dal lavoro aveva spesso pensieri che escludevano il figlio da qualsiasi possibilità di contatto con lei.&lt;br /&gt;Per il piccolo era una perenne doccia scozzese emotiva fatta di slanci smodati e silenzi insopportabili.&lt;br /&gt;Augusto era in tutto e per tutto il cocco di mamma e crescendo la situazione non era cambiata.&lt;br /&gt;Lui ricompensava lei impegnandosi molto negli studi, e nonostante le loro condizioni economiche non fossero agiate, riuscì a frequentare con successo il Flacco, cioè il liceo classico della città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ALLA MOSTRA&lt;br /&gt;Augusto è prontissimo a sfoderare tutto il suo fascino di uomo di mondo, raccontando, soprattutto a Genny nelle sue intenzioni, fatti, fatterelli e barzellette ricavate dai suoi numerosi viaggi. Ma i suoi pensieri sono confusi e l’enfasi delle sue parole suona falsa pure a lui.&lt;br /&gt;(Sembra di essere a Lecce e invece siamo a Barletta, questo palazzo della Marra e chi l’aveva mai visto, è anche vero che qui è la prima volta che ci vengo)&lt;br /&gt;-Genny lo sai che è la prima volta che vengo a Barletta! E poi chi avrebbe mai pensato di trovarci questo baroccastro leccese che è roba da salentini, che mi dici?&lt;br /&gt;-Io e Genny siamo già venuti qui l’anno scorso, per la prima mostra di De Nittis, peccato che Lei non l’abbia vista era davvero splendida- rispose Luca&lt;br /&gt;-Scusami Luca e anche tu Giovanni, datemi pure del tu, ma io adesso parlavo del contenitore e non del contenuto, in ogni caso, avessi avuto l’occasione per venire giù, lo avrei fatto più che volentieri, purtroppo non mi è stato possibile, e comunque visto che siete esperti, mi farete da guida.&lt;br /&gt;(Perché Genny ora sta zitta e non parla non mi guarda, io sono rimasto qui per lei…&lt;br /&gt;Augusto sei il solito inguaribile cavalier servente, forse se avessi agito diversamente ora non saresti qui a sbavare per una vecchia fiamma)&lt;br /&gt;Augusto è visibilmente distratto e si chiede quali siano i colori della felicità, il suo idillio mentale si è rotto e i frantumi vanno a sbattere contro una realtà che lo rattrista.&lt;br /&gt;Si butta sui quadri come su una scialuppa di salvataggio e tira fuori la sua passione per l’arte e per i bei tempi antichi, che più che antichi erano moderni.&lt;br /&gt;Torse de jeune fille au soleil&lt;br /&gt;E’ la luce sfumata, quasi non ci sia nessun confine alla sensualità acerba di questa ragazza in fiore; non mi attizza proprio il seno scoperto, ma le curve nel loro insieme così rotonde e la presenza della natura che si intuisce dietro la figura umana; uhm….proprio adesso un risveglio dei sensi, posso solo ricordare l’ultima volta che ho fatto l’amore qui.. avevo forse vent’anni e lei? Chi era lei? Non ricordo, la spiaggia deserta di notte quella sì la ricordo e il rumore e il profumo del mare e la sabbia che entrava dentro ai nostri corpi come fosse una parte di noi, e poi la mia solita immensa timidezza che a un certo punto è stata sopraffatta dalla sensualità di lei, che aveva un colore di capelli simile a quello del quadro e le mie mani dappertutto e i pensieri svaniti dietro all’esplosione dei sensi, alla carne soda e al sudore. Poi nulla più, perché sono partito per Londra, lasciando mamma in ambasce e sorella sollevata.&lt;br /&gt;Ora basta vediamo quest’altro…&lt;br /&gt;Le dejeuner des canotiers&lt;br /&gt;Quante volte ho visto sui libri ‘sto quadro, e sempre ho invidiato la gioia di stare insieme: per me è così difficile. E le ragazze coi loro cappelli, gli uomini in canottiera, con uno sguardo così allegro e fiducioso da far invidia. Dov’è finito il progresso, quel bel progresso lineare dell’Ottocento dove tutto andava avanti verso il sapere, la scienza, ma anche il miglioramento delle condizioni di vita, anche se non per tutti. Era una felicità aproblematica che noi oggi non riusciamo nemmeno a pensare.&lt;br /&gt;Io penso solo a chiacchierare col mio corrispondente londinese sulla qualità del tè.&lt;br /&gt;Ma che vita è la mia, che vita è stata non c’è un senso, non un luogo, ma una rincorsa di futilità e vigliaccheria, per non aver mai scelto, mai, quello che volevo essere…&lt;br /&gt;Il nostro non è un tempo di certezze, vuoi mettere il bel realismo di Pellizza da Volpedo, anche lì l’ideale socialista che avanza e sbatte contro i totalitarismi della prima metà del Novecento.&lt;br /&gt;Certo che però a chiamare una figlia Idea Socialista, ci voleva coraggio e ancor più coraggio fu quello di Cuccia, il potentissimo banchiere che se la sposò.&lt;br /&gt;Ma non è già più la luce dell’osteria sulla Senna, i contorni sono più netti e bisogna fare delle scelte.&lt;br /&gt;Vuoi dire che la felicità è morta dopo la Prima Guerra Mondiale?&lt;br /&gt;Io la felicità non la cerco più, per me è solo un incidente, un caso, come l’incontro con Genny e la mia attuale forte delusione, per la sua assenza emotiva.&lt;br /&gt;E quel, come si chiama, Giovanni, che cerca un posto al sole e poverino, il sole penso non l’abbia mai visto.&lt;br /&gt;Il mio cinismo sconfina nella cattiveria, sono il solito stronzino snob che gioca a fare l’intellettuale.&lt;br /&gt;-Augusto, dai vieni ci sono altre sale, sbrigati noi siamo già avanti…&lt;br /&gt;-Arrivo Genny, arrivo (dove mi porta il cuore?).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I quadri sono esposti nell’antico Palazzo Marra, disposti in piani diversi, quindi, dopo l’acquisto del biglietto d’ingresso, i visitatori procedono seguendo liberamente il loro interesse verso la mostra ed incominciano a soffermarsi su i singoli quadri.&lt;br /&gt;Il pubblico è numeroso e rimanere uniti è difficile.&lt;br /&gt;Genny condivide con Luca la vicinanza di Augusto di cui apprezza, sentendolo conversare la preparazione sul pittore De Nittis e su tutto l’impressionismo.&lt;br /&gt;Giovanni, il più indipendente del gruppo, procede più speditamente e si attarda a guardare un quadro se davvero ne coglie impressioni coinvolgenti.&lt;br /&gt;E’ impossibile non notare fra i visitatori una bella persona: alta, elegante e molto interessata ai singoli quadri.&lt;br /&gt;Ha un’aria cosi distinta che Genny nei suoi pensieri lo immagina poter essere un professore.&lt;br /&gt;Davanti al quadro della Donna col Fanciullo, Genny si sofferma incantata.&lt;br /&gt;Cosa racconta quel volto di donna?&lt;br /&gt;L’immagine trasmette serenità, ma gli occhi, almeno per Genny, non sembrano sorridenti.&lt;br /&gt;Il fanciullo, invece, sembra completamente affidarsi alla mano della madre, come chi si affida completamente alla propria guida.&lt;br /&gt;Perché, si chiede Genny, quello che la colpisce nel quadro è quel velo di tristezza, quasi di dolore, che si coglie negli occhi di quella mamma?&lt;br /&gt;O quell’espressione è comune a molte madri?&lt;br /&gt;Perché se le madri sono compiaciute di esserlo diventate, sono anche tristi?&lt;br /&gt;Genny conclude tra sé e sé che si tratta di un vero mistero.&lt;br /&gt;Forse, invece più semplicemente quella mamma è un po’ stanca e preoccupata, ma per cosa?&lt;br /&gt;I bambini possono essere angeli che sorridono e in questa condizione è facile dar loro affetto e tenerezza, ma quando fanno i capricci o si impuntano su desideri irrealizzabili e strillano e piangono, si lamentano, l’intuito di una madre a volte si trova disarmato.&lt;br /&gt;Si desidera avere a disposizione l’eternità, per tentare di dipanare matasse difficilissime, fermare il tempo per non sentire più i pianti e le proteste che agli adulti sembrano così campate in aria.&lt;br /&gt;Genny si risveglia dalle sue riflessioni e cerca di rasserenarsi pensando che in realtà madri e figli non dovrebbero essere soli e dovrebbero poter contare sull’umanità che li circonda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo un’altra mezz’ora di attesa riuscirono a fare il biglietto e entrarono nella mostra. All’ingresso c’era un tabellone su cui si poteva leggere la biografia del pittore e le sue opere principali. Giovanni così scoprì che De Nittis era nato a Barletta ma era morto a Saint-Germain-en-Lay in Francia dove svolse quasi totalmente la sua attività. La mostra era su più piani e delle frecce indicavano il percorso da seguire. Sotto ogni quadro c’era la data della sua realizzazione. Giovanni rimase affascinato dai quadri esposti. Uno in particolare lo colpì. Si intitolava”Corse al Bois de Boulogne” che proveniva dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Inoltre erano riportate notizie sul palazzo Marra che ospitava la mostra.&lt;br /&gt;Il Palazzo Della Marra risulta essere un unicum nel panorama dell’architettura nobiliare barlettana.Gli studi più recenti ne attribuiscono la committenza, nella seconda metà del 1500, al nobile Lelio Orsini, ricchissimo aristocratico napoletano; alla sua morte nel 1633 il palazzo fu acquistato da un ramo della più potente delle famiglie barlettane: i Della Marra, proprietari fino al 1743. Il Palazzo si ergeva isolato e la facciata principale, a seguito di questo passaggio di proprietà, fu spostata su via Cialdini con l’apertura di un portone decorato da due allegorie della vecchiaia e della giovinezza. Il sontuoso balcone è sorretto da cinque mensole ornate da mostri, cani e grifi terminanti con mascheroni con la bocca aperta. Lungo la facciata, all’altezza del balcone, corre un fregio che riporta la scritta “DELLA MARRA”. La ricca decorazione della loggia ripropone temi allegorici delle stagioni della vita. Successivamente il Palazzo passa alla nobile famiglia Fraggianni nel sec. XVIII e a Donato Ceci agli inizi del 1900. Poi c’è stata l’acquisizione da parte del Demanio Statale nel 1958 e i restauri del 1971. La mostra dal titolo “De Nittis e Tissot. Pittori della vita moderna” è stata la grande occasione espositiva con la quale si inaugura la nuova e definitiva sede della Pinacoteca Giuseppe De Nittis, istituita in seguito alla donazione di 172 fra dipinti, pastelli e incisioni donati da Léontine Gruvelle a Barletta, dopo la morte di De Nittis avvenuta a soli 38 anni.&lt;br /&gt;Giovanni è completamente rapito dalla visione delle diverse opere e passa in fretta da una sala all’altra, tornando poi sui suoi passi, come in uno strano balletto.&lt;br /&gt;Al Bois de Boulogne, ritrae in maniera splendida i divertimenti e i ritrovi mondani della società parigina, Colazione in giardino, uno dei suoi ultimi quadri. La strada da Napoli a Brindisi ( La strada da Brindisi a Barletta). Giovanni si meravigliò anche del perché un pittore così bravo non aveva subito avuto successo in Italia. Scoprì leggendo le varie recensioni che stavano sotto ogni quadro che De Nittis aveva viaggiato molto: un quadro rappresentava magistralmente la frenetica vita londinese (trafalgar Square) e lesse, inoltre che il pittore non si era dimenticato del suo paese natio visto che nel 1870 era tornato in Italia dove dipinse il Vesuvio sia spento sia durante l’eruzione del 1872. Chissà quanto poteva dare ancora alla pittura italiana se non fosse morto così giovane. Anche La pittura giapponese influenzò la pittura del maestro.&lt;br /&gt;Mentre ammirava le opere notò un signore alto, magro, elegante, ma di un’eleganza che sicuramente non aveva nulla di europeo. Si voltò insieme ai suoi compagni. Fu colpito da questa persona che trasudava cultura solo a guardarlo, anche gli altri tre amici l’avevano notato. Si dissero che era un personaggio molto strano, così strano da sembrare una specie di extraterrestre.&lt;br /&gt;-Gli mancano soltanto le antenne, disse Augusto.&lt;br /&gt;Genny e Luca propendevano per l’ipotesi “professore di storia dell’arte” innamorato dell’Italia e dei suoi capolavori.&lt;br /&gt;-NO! Giovanni era in preda a una delle sue spropositate arrabbiature nonsense.&lt;br /&gt;-E’ di sicuro un prete o comunque qualcuno che ha a che fare con il mondo dello spirito, per questo qui, in mezzo a tutta questa carne, sembra un elefante in un negozio di porcellane.&lt;br /&gt;Genny trovò il “coraggio”di chiedergli in inglese da dove venisse, ma lo straniero sembrava non capire e comunque non era per nulla intenzionato a rispondere; era come se fosse stato scoperto, farfugliò qualcosa in una lingua incomprensile per i quattro amici, e si diresse velocemente verso un’altra sala.&lt;br /&gt;All’improvviso una voce annunciò che la mostra stava per chiudere. I visitatori si diressero verso l’uscita ma Giovanni notò che il Professore si dirigeva in direzione opposta ma non dette molto peso alla cosa.&lt;br /&gt;Giovanni pensò che stesse andando al bagno, forse per rinfrescarsi, dopo le fatiche della giornta. Disse quello che aveva visto ai suoi compagni che lo tranquillizzarono affermando che c’era altro a cui pensare e in altre parole a come passare la serata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL FATTACCIO&lt;br /&gt;Il Professore si fermò, ed iniziò a fissare la donna con il fanciullo nei minimi dettagli, e proprio mentre la guardava, qualcosa dentro di sé, lo spinse a reagire in modo molto violento, qualcosa che lui stesso non sarebbe mai riuscito a capire… Lui non guardava intorno, era accecato dalla rabbia, esplosa così all’improvviso.&lt;br /&gt;Fu soltanto un attimo, pochissimi secondi, che, però sembrarono interminabili, come se il tempo si muovesse al rallentatore.&lt;br /&gt;Iniziò a sudare e si allontano dalla folla, qualcosa dentro di sé, gli diceva che doveva appropriarsi di quell’opera, piuttosto doveva farla sparire.&lt;br /&gt;Mancavano ancora un paio di ore alla chiusura della mostra e lui cominciò a gironzolare per i corridoi, facendo finta di niente. A un tratto provò ad uscire, ma non fu possibile, la sua rabbia non gli permetteva di lasciare quel posto senza compiere la sua vendetta.&lt;br /&gt;Passavano i minuti e man mano, diminuiva la quantità di gente, allora seppe che era arrivato il suo momento. E, mentre tutti si avviavano verso l’uscita, lui facendo finta di andare verso i servizi, si infilò di corsa in quella stanza, varcò il limite di sicurezza e con grande forza, infilò le dita dentro il telaio che reggeva la tela, strappandola, la piegò e la mise sotto i suoi abiti. Poi uscì in tutta fretta.&lt;br /&gt;Sembrava che nessuno si fosse accorto di quanto era accaduto, adesso non vedeva l’ora di finire con quella follia.&lt;br /&gt;Iniziò a girare nervosamente per le stradine e i dintorni, cercando un posto per disfarsi di quell’opera, ma dato che non trovava niente che lo convincesse veramente, pensò che fosse meglio attendere il buio. Tra l’altro, il suo treno sarebbe partito solo a mezzanotte.&lt;br /&gt;Alla fine, decise di andare in una trattoria che trovò per caso e si mise seduto a un tavolo, forse quel posto sarebbe stato giusto per poter pensare con un po’ di calma e allo stesso tempo, cercare di non farsi notare troppo.&lt;br /&gt;C’erano alcune persone in quel locale, in un tavolo un po’ più in là, che gli sembravano volti conosciuti, forse erano alla mostra.&lt;br /&gt;A un certo momento, qualcuno disse:&lt;br /&gt;-. C'e stato un furto alla mostra, accendi la tv!&lt;br /&gt;Lui diventò ancora più nervoso, tremava e sudava allo stesso tempo, si alzò e dirigendosi verso i servizi, sentì la sirena di una volante che passava per la zona.&lt;br /&gt;Entrò in bagno, si chiuse in uno dei gabinetti ed aggiustò bene sotto i suoi abiti la tela col quadro. Poi si lavò la faccia con acqua fredda e uscì, facendo finta di niente. Andò verso la cassa, pagò il suo conto ed iniziò a camminare verso la stazione, con passo piuttosto veloce. A quest’ora non ci saranno troppe persone, pensò dentro di sé. Magari una volta dentro il treno avrebbe potuto buttare il suo “carico” nei servizi o disfarsi in qualche altro modo e così, nessuno verrebbe mai a sapere che era stato lui.&lt;br /&gt;Fu in quel momento, che vide avvicinarsi due carabinieri che venivano camminando in senso opposto. In modo frettoloso attraversò la strada passando dall’altra parte, ma all’angolo vide che c'era una volante parcheggiata e dei poliziotti che stavano fermando delle persone e facendo richieste di documenti.&lt;br /&gt;Spinto dal panico, iniziò a correre, e allora una voce molto decisa gli disse:&lt;br /&gt;-. Fermo, non si muova!&lt;br /&gt;Lui si fermò, era impietrito, sudava e respirava con grande difficoltà, allora capì, che per lui era finita.&lt;br /&gt;-. Favorisca i documenti per cortesia!&lt;br /&gt;Si girò e dietro di lui c’erano i due carabinieri che aveva appena incrociato. Non riusciva ad emettere manche una parola, le sue mani tremavano.&lt;br /&gt;-. Sss… Si! Rispose e mettendo le mani dentro le tasche, cominciò a cercare nervosamente senza trovare nulla, finché uscì fuori il suo portafoglio, che scivolando dalle sue mani per il sudore, cadde per terra, facendo uscire l’intero contenuto.&lt;br /&gt;-.Dove stava andando con tanta fretta?&lt;br /&gt;Lui, restò nel suo mutismo, non tentò nemmeno di pronunciare una parola.&lt;br /&gt;Allora uno di loro, facendolo appoggiare contro un muro a gambe aperte inizio a palpeggiarlo, e poco dopo disse:&lt;br /&gt;-. Mi faccia vedere, cosa ha nascosto qui sotto la camicia?&lt;br /&gt;Lui iniziò a piangere, solo guardava il muro e tirò fuori il suo quadro piegato. Nel frattempo, erano giunti sul posto altri poliziotti e alcune persone guardavano da vicino.&lt;br /&gt;Allora lui disse, con grande amarezza, in mezzo alle lacrime:&lt;br /&gt;-. Lei ha rovinato la mia vita, Maledetta!&lt;br /&gt;Queste furono le uniche parole che riuscì a pronunciare.&lt;br /&gt;Poco dopo, aprì i suoi occhi, c’erano diverse persone intorno che lo guardavano, lui non capiva niente di quanto era accaduto.&lt;br /&gt;Una giovane ragazza del servizio di assistenza del 118, gli era accanto, gli misurava la pressione con lo stetoscopio al collo e disse:&lt;br /&gt;-. Si è ripreso. Fate largo per favore!&lt;br /&gt;Allora, vide arrivare una barella e altre due ragazzi che volevano caricarlo su di essa.&lt;br /&gt;Era ancora un po’ scioccato, non riusciva a parlare e così, lasciò fare il loro lavoro ai soccorritori. Ma dopo qualche minuto, disse:&lt;br /&gt;-. Dove mi portate? Dove sono i poliziotti? Cosa sta succedendo?&lt;br /&gt;La giovane ragazza gli disse:&lt;br /&gt;-. Stia tranquillo, è tutto a posto, Lei ha avuto un malore, ma adesso faremo qualche accertamento e presto andrà a casa.&lt;br /&gt;Cominciò a toccarsi il petto, a cercare il quadro, ma non c’era nulla e non ebbe il coraggio di chiedere a nessuno quanto era accaduto.&lt;br /&gt;Dopo il viaggio in ospedale e qualche controllo ulteriore, gli fecero sapere che era già dimesso.&lt;br /&gt;Uscì all’esterno e vide che il sole, stava lentamente scomparendo dietro le mura dei palazzi circostanti.&lt;br /&gt;-. Ma, tutto questo è stato solo un incubo? Mamma mia!&lt;br /&gt;E così, restò con lo sguardo perso nel nulla, mentre il buio di una sera di inizio estate avvolgeva la città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A CENA FUORI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea di cenare fuori non piaceva molto ad Augusto, però non aveva neanche voglia di tornare a casa, di rivedere sua sorella, di rituffarsi in quell’atmosfera da faida ereditaria che somigliava molto a una telenovela.&lt;br /&gt;Si lasciò trascinare dalla situazione, nello smarrimento dei sensi ancora persi nei quadri che aveva finito di vedere, dall’incontro con Genny, dalla sua perenne voglia di essere altrove: ma dove?&lt;br /&gt;Non voleva stare solo anche se poi insieme agli altri si metteva a recitare la parte dell’uomo invisibile.&lt;br /&gt;Pensava alla sua casa milanese, e a tutte le volte che si era immaginato una abbuffata di sapori della sua terra: il morbido sciogliersi in bocca degli allievi e dei frutti di mare crudi, in particolare amava le piccole ostriche tonde, così diverse da quelle bretoni ellissoidali enormi ambasciatrici della grandeur française, che si trovavano fresche anche a Milano: chissà se a De Nittis le ostriche piacevano…..&lt;br /&gt;Gironzolavano tutti e quattro per le strade del centro di Barletta, Augusto si era accodato a Giovanni, per prendere un po’ di distanza da Genny che stava inevitabilmente incollata a suo marito, quasi fosse una sua appendice corporea, quando Giovanni notò un’insegna&lt;br /&gt;LA TRATTORIA DEL COLOSSO – PIATTI INDUSTRIALI&lt;br /&gt;-Con la fame che abbiamo dopo una giornata così movimentata, ci vuole un posto così!- esclamò Giovanni.&lt;br /&gt;-I piatti industriali li cucinano anche in via Zuretti a Milano, lì si mangia bene, io ci sto.&lt;br /&gt;-Va bene anche per noi, disse Luca, abbiamo davvero fame.&lt;br /&gt;Entrarono, il locale non era grande, una decina di tavoli in tutto, con tovaglie di cotone a quadri ricoperte da una cerata trasparente e tovaglioli di carta.&lt;br /&gt;(I piatti industriali di via Zuretti, hanno ambizioni di locale più elegante, ma la forma non è detto che pregiudichi la sostanza, anche se la sostanza è forma, ma io ho fame per cui vedremo solo a posteriori se Aristotele ha ragione oppure no).&lt;br /&gt;Venne loro incontro una signora morbida e paffutella coi capelli neri raccolti in un consistente chignon che sembrava uscita da uno dei quadri della mostra.&lt;br /&gt;-Prego accomodateVi, siete quattro vero? Mi è rimasto libero solo il tavolo nell’angolo, il resto è prenotato da una comitiva di tedeschi, venuti qui da Vieste per la Mostra.&lt;br /&gt;Mi dispiace non c’è molto da scegliere perché abbiamo approntato un menù turistico appositamente concepito per l’occasione.&lt;br /&gt;Nel frattempo i nostri si erano seduti e guardavano con curiosità il cartoncino, scritto a mano, in una bella calligrafia d’altri tempi in cui campeggiava la scritta menù:&lt;br /&gt;Antipasti della Marra caldi e freddi&lt;br /&gt;Orecchiette alla de Nittis&lt;br /&gt;Involtini Bois de Boulogne&lt;br /&gt;Insalata Renoir&lt;br /&gt;Sorbetto al Colosso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non fosse stato per quella stonatura relativa al Colosso, che però era anche il nome del locale, Augusto pensava che questa cena poteva essere il degno proseguimento di quella giornata così particolare.&lt;br /&gt;I commensali commentavano divertiti i nomi dei piatti, ma a parte il vino della casa, un rosso a temperatura di cantina, che aveva decisamente rianimato i volti e le voci, grandissima fu la sorpresa quando si videro presentare da una parte un piatto ricolmo di bruschette e crostini di ogni tipo, in onore del gemellaggio franco-pugliese, impersonato dalla gloria locale, dall’altra udite,udite un carpaccio di pesce spada, da far invidia al più titolato dei sushi giapponesi.&lt;br /&gt;-Perdonatemi, vengo da Bari anche io, disse piano la Morbida, e in mezzo a tutta ‘sta Germania, ho pensato di farVi cosa gradita..&lt;br /&gt;Augusto aveva già scordato tutti i suoi dispiaceri e si era buttato sugli antipasti, come del resto gli altri componenti del gruppo.&lt;br /&gt;-E si dice che il rosso non va sul pesce, ma qui è tutto magnifico&lt;br /&gt;Giovanni era un filo agitato, Augusto era riuscito a cogliere la sua agitazione dal tono della voce insolitamente elevato, ma lo incoraggiò&lt;br /&gt;-Un trionfo del crudo..&lt;br /&gt;Le orecchiette erano fatte a mano e condite con cozze sgusciate aglio e prezzemolo, una vera delizia…&lt;br /&gt;Il secondo fu un’ulteriore sorpresa gli involtini non erano altro che filetti di orata ripieni di cardoncelli della Murgia trifolati.&lt;br /&gt;Augusto si chiedeva se stesse sognando, se quella donna, la Morbida, non fosse un angelo venuto da un paradiso dei golosi a lenire le pene dei commensali; e i capelli quei capelli che gli ricordavano tanto i capelli di sua madre in cui da piccolo amava perdersi per trovare tutto proprio tutto l’amore della sua mamma.&lt;br /&gt;Insalata Renoir, era un misto di pomodori cetrioli e piccoli pezzi di peperoni gialli e rossi, conditi con l’olio un po’ pizzicorino che viene da Corato, un capolavoro del gusto.&lt;br /&gt;Il sorbetto del colosso era un semplice sorbetto al limone, ma fatto in casa, il chè era il degno finale per una cena così gustativamente pirotecnica.&lt;br /&gt;Augusto era esausto, Genny e Luca satolli, solo Giovanni non riusciva a trovare pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Genny e Luca erano un po’ stanchi, ma non conoscevano Barletta, se non per la loro recente vocazione impressionista. La conoscevano a parole perché avevano sentito parlare della famosa “Disfida”che lì si era svolta nel 1503 tra cavalieri italiani e francesi. Comunque in quel momento il pensiero di Giovanni e compagni era rivolto a qualcosa di più materiale e cioè a trovare posto in un locale tipico del posto. Lo trovarono in una piccola trattoria a cucina casalinga. La proprietaria era una signora grassoccia e simpatica che correva da un tavolo all’altro felice però, quella mostra per lei e per gli altri ristoratori era stata una vera manna dal cielo. Mentre i quattro amici consumavano il pasto, Giovanni non poteva scacciare dalla mente l’immagine di quello strano signore che avevano notato alla mostra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(E se il nostro elegantone, anziché essere un uomo di chiesa, fosse un ladro…) La fantasia di Giovanni si mise a galoppare.&lt;br /&gt;Nella mostra su “De Nittis” si poteva consumarsi qualcosa di molto fuori dall’ordinario. Un’ombra avrebbe camminato nella sala al primo piano, un’ombra con una torcia elettrica in mano con la quale illuminare i quadri esposti sulle pareti. Si sarebbe potuto fermare davanti a quello che piaceva al Professore: la donna con il fanciullo.&lt;br /&gt;Giovanni e i suoi amici stavano trascorrendo una bella serata. La cena più andava avanti più era spettacolare e il menù seppur turistico era confezionato con materie prime di buona qualità. D’altra parte Barletta era una città posta vicino al mare e si sperava che il pesce fosse fresco. E in effetti le speranze non furono deluse. Augusto soprattutto si scatenò. Probabilmente a Milano era difficile mangiare pesce veramente fresco e colse quindi l’occasione per farsi una bell’abbuffata facendo onore ad ogni portata senza porsi alcun problema sugli eventuali disturbi che sarebbero potuti insorgere il giorno dopo. Finita la cena, che nella realtà si stava trasformando da cenacolo dove parlare a tempio del cibo dove gustare in silenzio e in abbondanza, i quattro avrebbero potuto scambiarsi i rispettivi numeri di cellulare per potersi rivedere visto che Augusto sarebbe rimasto in zona per qualche altro giorno. Giovanni pensò che l’orario della fine probabile di quella abbuffata avrebbe potuto essere l’una di notte, in quel momento immaginò entrare nel locale due signori con l’aria trafelata, che avrebbero potuto chiedere alla proprietaria se erano ancora in tempo per cenare. La proprietaria avrebbe detto sì con il capo aggiungendo comunque che, vista l’ora, non era rimasto molto dei piatti del menù impressionista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovanni pensò che una delle due figure furtive poteva essere il Professore:”Strano “si sarebbe potuto domandare fra sé. Come mai era arrivato così tardi a cena. Eppure la mostra era chiusa da un pezzo.”Mentre Giovanni si sarebbe potuto porre queste domande la padrona dell’osteria avrebbe potuto ricevere un telefonata, impallidire e urlare:”E’ stato rubato un quadro di De Nittis esposto al palazzo della Marra.”&lt;br /&gt;I tre amici si sarebbero certamente alzati per soccorre la signora, ma Giovanni avrebbe notato una leggera contrazione del volto del Professore che nell’apprendere la notizia avrebbe iniziato a tremare e lui Giovanni, ad avere dei sospetti. Avrebbe tentato di comunicarlo ai suoi compagni che un po’ ci avrebbero ironizzato sopra, facendogli intendere, senza dirglielo ,che forse aveva troppa immaginazione. Giovanni però non si sarebbe arreso e avrebbe cominciato ad osservare anche l’altro signore che accompagnava il Professore; di colpo si sarebbe ricordato di lui: era il custode della mostra. A quel punto i sospetti di Giovanni avrebbero cominciato a diventare certezze. Senza dir nulla ai suoi compagni avrebbe chiamato la polizia.&lt;br /&gt;Il volto del professore era trasalito, nella fantasia di Giovanni un po’ eccitata dal vino rosso, al sentire la notizia del furto perché ne era proprio lui l’autore. Non era partito con l’intenzione di rubare quel quadro ma si sa l’occasione fa l’uomo ladro. Ovviamente avrebbe avuto bisogno di una talpa all’interno della mostra e l’avrebbe trovata nel custode che scoprì non essere proprio uno stinco di santo. Era stato assunto come custode della mostra dopo aver trascorso cinque anni in carcere ed esserne uscito da poco per buona condotta. Quando il Professore gli propose il furto disse no ma dato che il lupo perde il pelo ma non il vizio e lui pelo non ne aveva visto che era non solo glabro ma anche pelato decise di optare per il vizio e accettò l’offerta. D’altra parte il lavoro per il museo era a tempo determinato e dopo un po’ sarebbe rimasto senza soldi mentre con la metà del valore dell’opera trafugata poteva garantirsi un futuro quasi sicuro all’estero. Ovviamente non aveva considerato che il Professore volesse tenersi l’opera per sé. In ogni modo quella notte sarebbe stato lui ad aiutare il professore a staccare il quadro a disattivare l’allarme e ad aprire il cancello d’ingresso. Una volta fuori avrebbe riattivato l’allarme e richiuso il cancello convinto che nessuno si sarebbe reso conto del furto fino al giorno dopo quando sia lui che il Professore sarebbero stati in viaggio sulla prima classe di un aereo diretto in un posto di cui il Professore non gli aveva detto il nome.&lt;br /&gt;Ma il Professore come già detto aveva deciso di tenere l’opera per sé: mai avrebbe venduto quel quadro:con la scusa di prendere un po’ d’aria uscì dal locale pronto a partire abbandonando il suo complice al suo destino ma mentre usciva avrebbe sentito suonare le sirene della polizia e di colpo il locale sarebbe stato circondato da poliziotti con le armi spianate. Sarebbe stato a quel punto che il Professore sarebbe stato preso da un raptus. Quell’ opera doveva essere sua o di nessuno; di corsa si diresse verso l’auto del custode, una Uno scassatissima, pronto a distruggere il”suo”quadro. Ma non aveva fatto i conti con Giovanni. Questi non lo avrebbe perso di vista un attimo e quando lo vide dirigersi verso l’auto lo avrebbe inseguito, oh sogni di gloria, e lo avrebbe bloccato. Non sarebbe stato facile per lui avere la meglio sul Professore: questi combatteva con la rabbia, rabbia dettata dal tentativo di sfuggire ad un destino che gli avrebbe distrutto la vita. Pensava alla sua compagna al suo bambino a sua madre al suo lavoro e combatteva come mai aveva combattuto. Pensava al carcere: non voleva finire lì. Di colpo si rese conto di ciò che aveva fatto e in quell’attimo avrebbe capito che doveva pagare e smise di combattere. I poliziotti intervennero ma lui non oppose resistenza. Andò verso l’auto dopo aver aperto il bagagliaio avrebbe estratto un rotolo: era l’opera trafugata. Avrebbe confessato tutto cercando di non rivelare il nome del complice. Non avrebbe voluto vederlo tornare in carcere, non voleva sentirsi in colpa anche per questo. Ma fu inevitabile, al commissariato avrebbe ceduto e quindi lo indicò lì davanti a tutti. Quando misero le manette al custode lo vide piangere. Si sentì Giuda. Salì sulla macchina della polizia che sarebbe partita sgommando.&lt;br /&gt;Giovanni a quel puntò pensò che sarebbe rientrato nel locale. Ormai tutti lo avrebbero considerato un eroe, Anche la stampa sarebbe stata lì pronta ad intervistare il personaggio del momento, colui che aveva salvato un’opera di De Nittis. Anche i suoi amici sarebbero stati coinvolti ma mentre Augusto sarebbe stato entusiasta di essere intervistato,Genny E Luca avrebbero sicuramente cercato di sottrarsi invano alle telecamere. La proprietaria del locale invece sarebbe stata felice per tutta quella pubblicità gratuita. Alla fine i giornalisti se ne sarebbero andati e Giovanni avrebbe potuto finalmente tornarsene a casa. Pensò che sarebbe stato molto tardi, circa le quattro del mattino e stava in pensiero per sua madre.&lt;br /&gt;-. Ma, tutto questo è stato solo un incubo? Mamma mia!&lt;br /&gt;E così, restò con lo sguardo perso nel nulla, mentre il buio di una notte di inizio estate avvolgeva la città.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2743466464498068126-1980370804689533354?l=latreccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latreccia.blogspot.com/feeds/1980370804689533354/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2743466464498068126&amp;postID=1980370804689533354' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/1980370804689533354'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/1980370804689533354'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latreccia.blogspot.com/2007/06/la-treccia.html' title='LA TRECCIA di Ketty, Marina, Mario e Pablo'/><author><name>La Treccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13113684949884941687</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2743466464498068126.post-6610717550525730935</id><published>2007-06-03T06:02:00.000-07:00</published><updated>2007-06-03T06:03:42.511-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scrittura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Laboratorio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>A cena fuori</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;L&amp;rsquo;idea di cenare fuori non piaceva molto ad Augusto, però non aveva neanche voglia di tornare a casa, di rivedere sua sorella, di rituffarsi in quell&amp;rsquo;atmosfera da faida ereditaria che somigliava molto a una telenovela.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Si lasciò trascinare dalla situazione, nello smarrimento dei sensi ancora persi nei quadri che aveva finito di vedere, dall&amp;rsquo;incontro con Genny, dalla sua perenne voglia di essere altrove: ma dove?&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Non voleva stare solo anche se poi insieme agli altri si metteva a recitare la parte dell&amp;rsquo;uomo invisibile.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Pensava alla sua casa milanese, e a tutte le volte che si era immaginato una abbuffata di sapori della sua terra: il morbido sciogliersi in bocca degli allevi e dei frutti di mare crudi, in particolare amava le piccole ostriche tonde, così diverse da quelle bretoni ellissoidali enormi ambasciatrici della grandeur francaise, che si trovavano fresche anche a Milano: chissà se a De Nittis le ostriche piacevano…..&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Gironzolavano tutti e quattro per le strade del centro di Barletta, Augusto si era accodato a Giovanni, per prendere un po&amp;rsquo; di distanza da Genny che stava inevitabilmente incollata a suo marito, quasi fosse una sua appendice corporea, quando Giovanni notò un&amp;rsquo;insegna&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;?xml:namespace prefix = st1 /&gt;&lt;st1:PersonName w:st="on" ProductID="LA TRATTORIA DEL"&gt;&lt;st1:PersonName w:st="on" ProductID="LA TRATTORIA"&gt;LA TRATTORIA&lt;/st1:PersonName&gt; DEL&lt;/st1:PersonName&gt; COLOSSO – PIATTI INDUSTRIALI&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-Con la fame che abbiamo dopo una giornata così movimentata, ci vuole un posto così!- esclamò Giovanni.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-I piatti industriali li cucinano anche in via Zuretti a Milano, lì si mangia bene, io ci sto.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-Va bene anche per noi, disse Luca, abbiamo davvero fame.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Entrarono, il locale non era grande, una decina di tavoli in tutto, con tovaglie di cotone a quadri ricoperte da una cerata trasparente e tovaglioli di carta.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;(I piatti industriali di via Zuretti, hanno ambizioni di locale più elegante, ma la forma non è detto che pregiudichi la sostanza, anche se la sostanza è forma, ma io ho fame per cui vedremo solo a posteriori se Aristotele ha ragione oppure no).&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Gli venne incontro una signora morbida e paffutella coi capelli neri raccolti in un consistente chignon che sembrava uscita da uno dei quadri della mostra.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-Prego accomodateVi, siete quattro vero? Mi è rimasto libero solo il tavolo nell&amp;rsquo;angolo, il resto è prenotato da una comitiva di tedeschi, venuti qui da Vieste per &lt;st1:PersonName w:st="on" ProductID="la Mostra."&gt;la Mostra.&lt;/st1:PersonName&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Mi dispiace non c&amp;rsquo;è molto da scegliere perché abbiamo approntato un menù turistico appositamente concepito per l&amp;rsquo;occasione.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Nel frattempo i nostri si erano seduti e guardavano con curiosità il cartoncino, scritto a mano, in una bella calligrafia d&amp;rsquo;altri tempi in cui campeggiava la scritta menù:&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Antipasti della Marra caldi e freddi&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Orecchiette alla de Nittis&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Involtini Bois de Boulogne&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Insalata Renoir&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Sorbetto al Colosso.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;Non fosse stato per quella stonatura relativa al Colosso, che però era anche il nome del locale, Augusto pensava che questa cena poteva essere il degno proseguimento di quella giornata così particolare.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;I commensali commentavano divertiti i nomi dei piatti, ma a parte il vino della casa, un rosso a temperatura di cantina, che aveva decisamente rianimato i volti e le voci, grandissima fu la sorpresa quando si videro presentare da una parte un piatto ricolmo di bruschette e crostini di ogni tipo, in onore del gemellaggio franco-pugliese, impersonato dalla gloria locale, dall&amp;rsquo;altra udite,udite un carpaccio di pesce spada, da far invidia al più titolato dei sushi giapponesi.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-Perdonatemi, vengo da Bari anche io, disse piano la morbida, e in mezzo a tutta ‘sta Germania, ho pensato di farVi cosa gradita..&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Augusto aveva già scordato tutti i suoi dispiaceri e si era buttato sugli antipasti, come del resto gli altri componenti del gruppo.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-E si dice che il rosso non va sul pesce, ma qui è tutto magnifico&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Giovanni era un filo agitato, Augusto era riuscito a cogliere la sua agitazione dal tono della voce insolitamente elevato, ma lo incoraggiò&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-Un trionfo del crudo..&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Le orecchiette erano fatte a mano e condite con cozze sgusciate aglio e prezzemolo, una vera delizia…&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Il secondo fu un&amp;rsquo;ulteriore sorpresa gli involtini non erano altro che filetti di orata ripieni di cardoncelli della Murgia trifolati.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Augusto si chiedeva se stesse sognando, se quella donna, la morbida, non fosse un angelo venuto da un paradiso dei golosi a lenire le pene dei commensali; e i capelli quei capelli che gli ricordavano tanto i capelli di sua madre in cui da piccolo amava perdersi per trovare tutto proprio tutto l&amp;rsquo;amore della sua mamma.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Insalata Renoir, era un misto di pomodori cetrioli e piccoli pezzi di peperoni gialli e rossi, conditi con l&amp;rsquo;olio un po&amp;rsquo; pizzicorino che viene da Corato, un capolavoro del gusto.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Il sorbetto del colosso era un semplice sorbetto al limone, ma fatto in casa, il chè era il degno finale per una cena così gustativamente pirotecnica.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Augusto era esausto, Genny e Luca satolli, solo Giovanni non riusciva a trovare pace.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2743466464498068126-6610717550525730935?l=latreccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latreccia.blogspot.com/feeds/6610717550525730935/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2743466464498068126&amp;postID=6610717550525730935' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/6610717550525730935'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/6610717550525730935'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latreccia.blogspot.com/2007/06/cena-fuori.html' title='A cena fuori'/><author><name>La Treccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13113684949884941687</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2743466464498068126.post-6795710331764603281</id><published>2007-06-03T06:01:00.000-07:00</published><updated>2007-06-03T06:03:42.511-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scrittura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Laboratorio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Il fattaccio</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;In una delle stanze c&amp;rsquo;era un&amp;rsquo;opera molto apprezzata, e proprio in quella stanza cerano parecchie persone, che ascoltavano con attenzione ad una guida, che in quel momento spiegava tutte le caratteristiche del quadro.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;A lui non piacevano a fatto le stanze affollate, per ciò, evito per un po&amp;rsquo; di entrare, ma vedendo che al posto di uscire, ogni volta era più gente che entrava, decise di infilarsi pure lui.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Tento per alcuni minuti di avvicinarsi, ma lo disturbava il contatto fisico con i presenti, per questo resto in dietro. Fu allora, che girandosi, vide dalla parte opposta della sala un quadro che lo colpi profondamente.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Si trattava di un&amp;rsquo;opera famosa, che ritrattava una donna giovane in compagnia di un piccolo fanciullo, la scena era molto realistica.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Lui si fermo, ed inizio a fissarla nei minimi dettagli, e proprio mentre la guardava, qualcosa dentro di sé, lo spinse a reagire in modo molto violento, qualcosa che lui stesso non riuscirete mai a capire… Lui non guardava in torno, era accecato dalla rabbia, esplosa cosi al improvviso.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Fu soltanto un attimo, pochissimi secondi, che, però sembrarono interminabili, come se il tempo si muovesse a rallentatore.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Inizio a sudare e si allontano dalla folla, qualcosa dentro di sé, gli diceva che doveva appropriarsi da quel opera, piuttosto doveva farla sparire.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Mancavano ancora un paio di ore alla chiusura de la mostra e lui comincio a gironzolare per i corridoi, facendo finta di niente. In un momento provo ad uscire, ma non fu possibile, la sua rabbia non gli permetteva di lasciare quel posto senza compiere la sua vendetta.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Passavano i minuti e man mano, diminuiva la quantità di gente, allora seppe che era arrivato il suo momento. E&amp;rsquo;, mentre tutti si avviavano verso l&amp;rsquo;uscita, lui facendo finta di andare verso i servizi, si infilo di corsa in quella stanza, varco il limite di sicurezza e con grande forza, infilo le dita dentro il telaio che reggeva la tela, strappandola, la piego e la mise sotto i suoi vestiti. Poi usci in tutta fretta.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Sembrava che nessuno se ne fosse accorto di quanto era accaduto, adesso non vedeva l&amp;rsquo;ora di finire con quella follia.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2743466464498068126-6795710331764603281?l=latreccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latreccia.blogspot.com/feeds/6795710331764603281/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2743466464498068126&amp;postID=6795710331764603281' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/6795710331764603281'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/6795710331764603281'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latreccia.blogspot.com/2007/06/il-fattaccio.html' title='Il fattaccio'/><author><name>La Treccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13113684949884941687</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2743466464498068126.post-540378511678392061</id><published>2007-06-03T06:00:00.000-07:00</published><updated>2007-06-03T06:03:42.512-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scrittura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Laboratorio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Alla mostra</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Augusto è prontissimo a sfoderare tutto il suo fascino di uomo di mondo, raccontando, soprattutto a Genny nelle sue intenzioni, fatti, fatterelli e barzellette ricavate dai suoi numerosi viaggi. Ma i suoi pensieri sono confusi e l&amp;rsquo;enfasi delle sue parole suona falsa pure a lui.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;(Sembra di essere a Lecce e invece siamo a Barletta, questo palazzo della Marra e chi l&amp;rsquo;aveva mai visto, è anche vero che qui è la prima volta che ci vengo)&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-Genny lo sai che è la prima volta che vengo a Barletta! E poi chi avrebbe mai pensato di trovarci questo baroccastro leccese che è roba da salentini, che mi dici?&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-Io e Genny siamo già venuti qui l&amp;rsquo;anno scorso, per la prima mostra di De Nittis, peccato che Lei non l&amp;rsquo;abbia vista era davvero splendida- rispose Luca&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-Scusami Luca e anche tu Giovanni, datemi pure del tu, ma io adesso parlavo del contenitore e non del contenuto, in ogni caso, avessi avuto l&amp;rsquo;occasione per venire giù, lo avrei fatto più che volentieri, purtroppo non mi è stato possibile, e comunque visto che siete esperti, mi farete da guida.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;(Perché Genny ora sta zitta e non parla non mi guarda, io sono rimasto qui per lei…&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Augusto sei il solito inguaribile cavalier servente, forse se avessi agito diversamente ora non saresti qui a sbavare per una vecchia fiamma)&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Augusto è visibilmente distratto e si chiede quali siano i colori della felicità, il suo idillio mentale si è rotto e i frantumi vanno a sbattere contro una realtà che lo rattrista.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Si butta sui quadri come su una scialuppa di salvataggio e tira fuori la sua passione per l&amp;rsquo;arte e per i bei tempi antichi, che più che antichi erano moderni.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal"&gt;Torse de jeune fille au soleil&lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;E&amp;rsquo; la luce sfumata, quasi non ci sia nessun confine alla sensualità acerba di questa ragazza in fiore; non mi attizza proprio il seno scoperto, ma le curve nel loro insieme così rotonde e la presenza della natura che si intuisce dietro la figura umana; uhm….proprio adesso un risveglio dei sensi, posso solo ricordare l&amp;rsquo;ultima volta che ho fatto l&amp;rsquo;amore qui.. avevo forse vent&amp;rsquo;anni e lei? Chi era lei? Non ricordo, la spiaggia deserta di notte quella sì la ricordo e il rumore e il profumo del mare e la sabbia che entrava dentro ai nostri corpi come fosse una parte di noi, e poi la mia solita immensa timidezza che a un certo punto è stata sopraffatta dalla sensualità di lei, che aveva un colore di capelli simile a quello del quadro e le mie mani dappertutto e i pensieri svaniti dietro all&amp;rsquo;esplosione dei sensi, alla carne soda e al sudore. Poi nulla più, perché sono partito per Londra, lasciando mamma in ambasce e sorella sollevata.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Ora basta vediamo quest&amp;rsquo;altro…&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal"&gt;Le dejeuner des canotiers&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Quante volte ho visto sui libri ‘sto quadro, e sempre ho invidiato la gioia di stare insieme: per me è così difficile. E le ragazze coi loro cappelli, gli uomini in canottiera, con uno sguardo così allegro e fiducioso da far invidia. Dov&amp;rsquo;è finito il progresso, quel bel progresso lineare dell&amp;rsquo;Ottocento dove tutto andava avanti verso il sapere, la scienza, ma anche il miglioramento delle condizioni di vita, anche se non per tutti. Era una felicità aproblematica che noi oggi non riusciamo nemmeno a pensare.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Io penso solo a chiacchierare col mio corrispondente londinese sulla qualità del tè.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma che vita è la mia, che vita è stata non c&amp;rsquo;è un senso, non un luogo, ma una rincorsa di futilità e vigliaccheria, per non aver mai scelto, mai, quello che volevo essere…&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Il nostro non è un tempo di certezze, vuoi mettere il bel realismo di Pellizzada Volpedo, anche lì l&amp;rsquo;ideale socialista che avanza e sbatte contro i totalitarismi della prima metà del Novecento.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Certoche però a chiamare una figlia Idea Socialista, ci voleva coraggio e ancor più coraggio fu quello di Cuccia, il potentissimo banchiere che se la sposò.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma non è già più la luce dell&amp;rsquo;osteria sulla Senna, i contorni sono più netti e bisogna fare delle scelte.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Vuoi dire che la felicità è morta dopo &lt;?xml:namespace prefix = st1 /&gt;&lt;st1:PersonName w:st="on" ProductID="la Prima Guerra"&gt;&lt;st1:PersonName w:st="on" ProductID="la Prima"&gt;la Prima&lt;/st1:PersonName&gt; Guerra&lt;/st1:PersonName&gt; Mondiale?&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Io la felicità non la cerco più, per me è solo un incidente, un caso come l&amp;rsquo;incontro con Genny e la mia attuale forte delusione, per la sua assenza emotiva.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;E quel, come si chiama, Giovanni, che cerca un posto al sole e poverino il sole penso non l&amp;rsquo;abbia mai visto.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Il mio cinismo sconfina nella cattiveria, sono il solito stronzino snob che gioca a fare l&amp;rsquo;intellettuale.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-Augusto, dai vieni ci sono altre sale, sbrigati noi siamo già avanti…&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-Arrivo Genny, arrivo (dove mi porta il cuore?).&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;I quadri sono esposti nell&amp;rsquo;antico Palazzo Marra, disposti in piani diversi, quindi, dopo l&amp;rsquo;acquisto del biglietto d&amp;rsquo;ingresso, i visitatori procedono seguendo liberamente il loro interesse verso la mostra ed incominciano a soffermarsi su i singoli quadri.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Il pubblico è numeroso e rimanere uniti è difficile.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Genny condivide con Luca la vicinanza di Augusto di cui apprezza, sentendolo conversare la preparazione sul pittore De Nittis e su tutto l&amp;rsquo;impressionismo.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Giovanni, il più indipendente del gruppo, procede più speditamente e si attarda a guardare un quadro se davvero ne coglie impressioni coinvolgenti.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;E&amp;rsquo; impossibile non notare fra i visitatori una bella persona: alta, elegante e molto interessata ai singoli quadri.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Ha un&amp;rsquo;aria cosi distinta che Genny nei suoi pensieri lo immagina poter essere un professore.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Dopo un&amp;rsquo;altra mezz&amp;rsquo;ora di attesa riuscirono a fare il biglietto e entrarono nella mostra. All&amp;rsquo;ingresso c&amp;rsquo;era un tabellone su cui si poteva leggere la biografia del pittore e le sue opere principali. Giovanni così scoprì che De Nittis era nato a Barletta ma era morto a Saint-Germein-en-Lain in Francia dove svolse quasi totalmente la sua attività. La mostra era su più piani e delle frecce indicavano il percorso da seguire. Sotto ogni quadro c&amp;rsquo;era la data della sua realizzazione. Giovanni rimase affascinato dai quadri esposti. Uno in particolare lo colpì. Si intitolava”Corse al Bois de Boulogne”e proveniva dalla Galleria Nazionale d&amp;rsquo;Arte Moderna di Roma.Inoltre erano riportate notizie sul palazzo Marra che ospitava la mostra.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;Il Palazzo Della Marra risulta essere un unicum nel panorama dell&amp;rsquo;architettura nobiliare barlettana.Gli studi più recenti ne attribuiscono la committenza, nella seconda metà del 1500, al nobile Lelio Orsini, ricchissimo aristocratico napoletano; alla sua morte nel 1633 il palazzo fu acquistato da un ramo della più potente delle famiglie barlettane: i Della Marra, proprietari fino al 1743. Il Palazzo si ergeva isolato e la facciata principale, a seguito di questo passaggio di proprietà, fu spostata su via Cialdini con l&amp;rsquo;apertura di un portone decorato da due allegorie della vecchiaia e della giovinezza. Il sontuoso balcone è sorretto da cinque mensole ornate da mostri, cani e grifi terminanti con mascheroni con la bocca aperta. Lungo la facciata, all&amp;rsquo;altezza del balcone, corre un fregio che riporta la scritta “DELLA MARRA”. La ricca decorazione della loggia ripropone temi allegorici delle stagioni della vita. Successivamente il Palazzo passa alla nobile famiglia Fraggianni nel sec. XVIII e a Donato Ceci agli inizi del 1900. Poi c&amp;rsquo;è stata l&amp;rsquo;acquisizione da parte del Demanio Statale nel 1958 e i restauri del 1971. La mostra dal titolo “De Nittis e Tissot. Pittori della vita moderna” è stata la grande occasione espositiva con la quale si inaugura la nuova e definitiva sede della Pinacoteca Giuseppe De Nittis, istituita in seguito alla donazione di 172 fra dipinti, pastelli e incisioni donati da Léontine Gruvelle a Barletta, dopo la morte di De Nittis avvenuta a 38 anni &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;Giovanni fu colpito anche da altre opere di questo artista tra cui Al Bois de Boulogne,che ritrae in maniera splendida i divertimenti e i ritrovi mondani della società parigina,Colazione in giardino,uno dei suoi ultimi quadri,La strada da Napoli a Brindisi ( La strada da Brindisi a Barletta). Giovanni si meravigliò anche del perché un pittore così bravo non aveva subito avuto successo in Italia. Scoprì leggendo le varie recensioni che stavano sotto ogni quadro che De Nittis aveva viaggiato molto: un quadro rappresentava magistralmente la frenetica vita londinese (trafalgar Square) e lesse, inoltre che il pittore non si era dimenticato del suo paese natio visto che nel 1870era tornato in Italia dove dipinse il Vesuvio sia spento sia durante l&amp;rsquo;eruzione del 1872.Chissà quanto poteva dare ancora alla pittura italiana se non fosse morto così giovane. Anche La pittura giapponese influenzò la pittura del maestro. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2743466464498068126-540378511678392061?l=latreccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latreccia.blogspot.com/feeds/540378511678392061/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2743466464498068126&amp;postID=540378511678392061' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/540378511678392061'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/540378511678392061'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latreccia.blogspot.com/2007/06/alla-mostra.html' title='Alla mostra'/><author><name>La Treccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13113684949884941687</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2743466464498068126.post-4781435314818599458</id><published>2007-06-03T05:58:00.000-07:00</published><updated>2007-06-03T06:26:47.630-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scrittura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Laboratorio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>L'incontro</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Le giornate di primavera, in cui sta per accadere l’incontro, sono davvero splendide. Il sole sorride proprio a tutti e l’idea di un viaggetto, per spezzare la routine quotidiana, si insinua prepotente nell’ordinario scorrere della vita.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Genny ed il suo inseparabile Luca decidono di recarsi a Barletta per visitare la mostra del pittore impressionista De Nittis.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;La mostra è molto affollata e ciò comporta una diversità di sensazioni in ognuno. Genny è felicissima di quel ritorno tra la gente e proprio perché ce n’é tanta si lascia andare liberamente a curiosare tra i presenti.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Alla biglietteria per l’acceso alla mostra Luca, che non lascia mai perdere occasione per avere opuscoli e vario materiale illustrativo, è attratto dal suo vicino, che di tale materiale si è già fornito in maniera esauriente.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;E’ per sapere dove reperire qualche depliants che Luca, presentandosi sa che quel signore, fino ad allora sconosciuto, si chiama Giovanni. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Quindi è cosi che il gruppo procede naturalmente insieme per cominciare la visita a la mostra.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Augusto si trovava in Puglia per sistemare delle questioni familiari; la morte della mamma aveva scatenato la voglia di rivincita della sorella Lina, che sta pretendeva di avere diritto alla intera eredità; come se si trattasse di un gran patrimonio…&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Augusto che per il suo lavoro era abituato a trattare di rischi sufficientemente importanti non riusciva a capire l’avidità della sorella e comunque il suo obiettivo era quello di risolvere in modo definitivo la questione.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Un giorno, subito dopo pasqua, decise di spostarsi da Bari e fare una piccola gita a Barletta, gli piaceva moltissimo la pittura impressionista e aveva saputo di una mostra su De Nittis, un impressionista nato a Barletta e vissuto in Francia a metà dell’Ottocento. Di buon mattino usci dalla casa che era stata la sua e di sua madre, si sedette in auto via sulla 16 Bis si avviò verso Barletta. I finestrini aperti, gli facevano sentire gli odori della campagna e nelle orecchie aveva una canzone del primo novecento “sentofischio del vapore..”&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Barletta, De Nittis, l’Ottocento, ad Augusto viene in mente il Quarto Stato di Pel lizza da Volpedo. Dopo un paio di giri, trova un posto all’auto e scende, si dirige verso Palazzo Marra. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-. In somma, ma ci si può nemmeno svagare un po’ , alle nove del mattino gia trecento metri di coda !! Verrebbe quasi voglia di andarsene. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Augusto stava per tornare all’auto, quando vide dirigersi verso la coda una coppia di coetanei che non sembravano essere dei visi sconosciuti. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Chi erano quei due signori? &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Compagni di scuola, vicini di casa? Anche i due lo guardavano con attenzione..&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Augusto si mise a guardare con intensità quegli occhi di donna.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;(Chi è? Io quando l’ho vista? No! E’ un viso troppo…)&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-Mi scusi signora…- gli occhi ridono sempre più amici.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-Genny, vero….&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-Augusto, caro Augusto come stai, quanto tempo, fatti abbracciare..&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;(Genny quante corse ai giardini ci siamo fatti: è ancora bellissima)&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-Che coincidenza! Pensa che stavo per rinunciare vista la coda già alle nove del mattino.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-Ma dai, una mostra così interessante val bene un piccolo sacrificio. Resta con noi; ah scusa non ti ho ancora presentato Luca, mio marito e Giovanni che abbiamo conosciuto proprio inquesta coda delle meraviglie.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;-Piacere Augusto Miracapillo, ex vicino di casa di Genny.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;(Sposata! E già è passato molto tempo, io sto a Milano da più di dieci anni, e prima in giro per mezzo mondo).&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Così Augusto sente lo stomaco che si fa piccolo, piccolo e gli manda in bocca un lieve sapore acido.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma è deciso ormai rimane per scoprire la donna che è diventata la sua più grande e segreta passione giovanile.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Forse resterà deluso, oppure rimpiangerà di non aver osato di più in quel capannone deserto in cui si era trovato, adolescente e innamorato, da solo con Genny. Quella sera in cui, dopo il bacio di lei, fu capace solamente di fuggire e di non cercarla più.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;E ora, la vita già fuggita per una buona metà e questa mostra: quadri di donne dell’Ottocento, la passione nella passione e la voglia di scoprire una persona che non conosceva più.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Pensava che doveva esserci un senso, forse questo incontro era un segno, ma di cosa…&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Di una rinascita, di una morte, pensava, in fondo è lo stesso.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;La vita non è nemmeno superficialmente luminosa come la vollero fermare gli impressionisti. E’ oscura, tortuosa o forse sono i tempi meno fiduciosi in quello che sarà che ci spingono a vedere il mondo in modo diverso: un eterno presente in cui il domani è un bene di consumo che non sappiamo nemmeno se riusciremo a buttare via.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma i capelli biondi di Genny e il suo odore appena confuso da un velo di profumo risvegliano Augusto, magari solo l’animale che sonnecchia in ogni essere umano, e il mondo ridiventa semplice, ogni cosa ha improvvisamente un posto un senso, che non è importante conoscere ma di cui percepiamo istintivamente l’esistenza.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Giovanni era contento di aver trovato compagnia: per quanto molto spesso cercava dei momenti di solitudine in quel periodo desiderava conoscere gente, gente nuova che rompesse la monotonia che subentrava in lui quando frequentava gli amici di sempre. Non che disconoscesse il valore di rapporti consolidati da anni ma nonostante la sua timidezza cercava di porsi in relazione con altre persone forse per cercare in queste stimoli nuovi. L’ultima cosa che immaginava era di conoscere gente a una mostra di pittura anche se ripensandoci non avrebbe mai immaginato che sarebbe andato nella sua vita a vedere una mostra di pittura. Inoltre era soddisfatto di aver conosciuto gente simpatica. Solo Luca appariva un po’ restio al dialogo ma la sua non sembrava scortesia ma piuttosto timidezza cosa che lui era ben in grado di comprendere. Genny era molto più socievole. E’ vero che nella vita spesso, gli opposti si attraggono e nel caso di Genny e Luca la cosa sembrava aver funzionato. Chissà forse in futuro lo stesso sarebbe potuto capitare a lui. Comunque il più apparentemente disinibito era Augusto. Non aveva fatto altro che dire barzellette e battute su tutto e tutti coinvolgendo anche la gente circostante che fingeva di non sentire ma che si divertiva con piacere. In effetti la sua presenza aveva reso più sopportabile l’attesa.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Mentre aspettavano videro un distinto signore che entrava nella mostra da un un ingresso laterale.Il suo ingresso fu seguito dalle lamentele degli altri visitatori ma gli addetti all’ingresso dissero che il signore aveva già i biglietti perché erano compresi nel costo del viaggio turistico da lui intrapreso.Ovviamente le lamentele continuarono finchè il cancello d’ingresso alla mostra non si aprì:si trattavo ormai per Giovanni ei suoi amici di aspettare il proprio turno.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Il professore veniva da lontano, dall’altra parte del mondo, anche Lui per De Nittis e compagni, ma il suo sarà un incontro molto sui generis…&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Arrivò di mattina e dopo aver fatto un giro per il centro storico e mangiato qualcosa in una tavola calda che trovò in zona, in quel posto, chiese qualche informazione, dopo di che si avvio verso il Palazzo della Marra, sede de l’importante mostra pittorica impressionista del pittore De Nittis.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Siccome lui, aveva comprato il pacchetto che includeva il biglietto d’ingresso, non fu necessario fare la coda, c’erano troppe persone alla porta, perciò in pochi minuti era già dentro. Iniziò a percorrere tranquillamente i corridoi, fermandosi per qualche minuto davanti ad ognuna delle opere, molte delle quali conosceva già dai suoi libri, ma vederle cosi in diretta lo sconvolse.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;In una delle stanze c’era un’opera molto apprezzata, e proprio in quella stanza cerano parecchie persone, che ascoltavano con attenzione ad una guida, che in quel momento spiegava tutte le caratteristiche del quadro.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;A lui non piacevano a fatto le stanze affollate, per ciò, evitò per un po’ di entrare, ma vedendo che al posto di uscire, ogni volta era di più la gente che entrava, decise di infilarsi pure lui.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Si trattava di un’opera famosa, che ritrattava una donna giovane in compagnia di un piccolo fanciullo, la scena era molto realistica.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2743466464498068126-4781435314818599458?l=latreccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latreccia.blogspot.com/feeds/4781435314818599458/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2743466464498068126&amp;postID=4781435314818599458' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/4781435314818599458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/4781435314818599458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latreccia.blogspot.com/2007/06/lincontro.html' title='L&apos;incontro'/><author><name>La Treccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13113684949884941687</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2743466464498068126.post-678070085912545052</id><published>2007-06-02T05:55:00.000-07:00</published><updated>2007-06-03T06:20:45.675-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scrittura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Laboratorio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Giovanni</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Oggi vi parlo di Giovanni. Un po’ Giovanni lo conoscete,assomiglia un po’ a ognuno di noi.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;E’ un po’ incoerente Giovanni. Come si suol dire, predica bene e talvolta razzola un po’ male. Sperò se ne rende conto,o qualcuno glielo fa notare cerca di razzolare bene.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;È testardo Giovanni e vuole sempre fare di testa sua finché non finisce con lo scottarsi. Tante volte si è scottato e tante volte si scotterà ancora&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Giovanni agisce prima di riflettere che è giusto quello che sta facendo ma se riflettesse prima di agire molte cose gli potrebbero andare meglio.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Giovanni vorrebbe vivere nei suoi sogni, ovviamente in quelli belli, ma sa che la vita non è un sogno.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Giovanni si è stancato di scrivere almeno per adesso. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Il personaggio che descrivo sono io &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Sono io con pochi capelli( mannaggia ai medici potevano pensarci prima al Minoxidil),con la sua pancetta che dura anche dopo le feste come se per me fosse sempre Natale finchè non arriva &lt;st1:personname st="on" productid="la Pasqua."&gt;la Pasqua.&lt;/st1:personname&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Sono io che guardo il disordine nella mia stanza e non faccio niente oggi rimandando il mettere in ordine a domani tanto è sempre domani.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Sono io che spendo tanto per il vestire e poi le cose si accumulano e non so cosa mettere.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Sono io con pregi pochi ,difetti tanti e che comunque deve andare avanti.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Io stamattina non sono sereno. Quel colloquio di lavoro è importante per la mia vita e l’ansia mi sta assalendo facendo rinascere in me le debolezze che aveva quando ero bambino e mi bloccavo al momento dell’interrogazione. Mi ricordo del mio maestro buono che riusciva con dolcezza a farmi dire tutto ciò che sapevo ma che non riuscivo a far uscire dalla mia bocca preso dal panico. Quel maestro fu per me il padre che cercavo, il padre che volevo avere ma che non avevo. Mio padre era presente nel corpo ma non nello spirito poi,all’improvviso, fu assente anche nel corpo.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Un giorno fece le valigie e andò senza dire dove né il perché lasciando me e mia madre nel dolore più totale. Non seppi più nulla di lui. Era come se fosse entrato nel mondo del nulla. Mia madre, da allora non si era più ripresa e passava le sue giornate davanti alla finestra in attesa di un ritorno. Solo poche amiche andavano a trovarla ogni tanto cercando di distogliere la sua mente dai soliti pensieri. Andato via mio padre il peso della famiglia era di colpo caduto su di me come un macigno. Fui costretto a lasciare l’università e a cercare un lavoro. Nonostante il mio diploma di ragioniere mi sono adattato a qualsiasi tipo di impiego Feci di tutto; il cameriere, il buttafuori nelle discoteche, l’assistente agli anziani negli ospedali tutti lavori in nero ma che mi sono stati sufficienti a portare avanti la mia famiglia. Ma ora avevo bisogno di un lavoro fisso anche umile per riordinare la mia vita e pensare un po’ a me stesso. Preso dai miei pensieri, non mi ero reso conto dell’orario. Mi vestii di corsa, uscii da casa, entrai in macchina, partii. Chissà, forse quella era la volta buona. Mia madre era affacciata alla finestra.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Scritto per: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Mario&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2743466464498068126-678070085912545052?l=latreccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latreccia.blogspot.com/feeds/678070085912545052/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2743466464498068126&amp;postID=678070085912545052' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/678070085912545052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/678070085912545052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latreccia.blogspot.com/2007/06/giovanni.html' title='Giovanni'/><author><name>La Treccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13113684949884941687</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2743466464498068126.post-6427123756262778842</id><published>2007-06-02T05:48:00.000-07:00</published><updated>2007-06-16T03:38:57.584-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scrittura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Laboratorio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Il Professore</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Come ogni mattina entro nella stanza, sempre con quella aria da prete. Era alto, magro, pallido e con una presenza di cui si prendeva molta cura, e teneva anche conto, di cosa si poteva dire o pensare di lui.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Capelli perfettamente allineati, cravatta stretta, che sistemava in continuazione, quasi come una malattia.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Faceva lo stesso con i suoi occhiali, che puliva in modo frenetico, giacche con quelli controllava tutto in torno e riusciva con grande abilità, a sapere cosa stesse accadendo alle sue spalle.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Si siede in perfetta posizione e lascia sotto la sua scrivania, la cartella di cui non faceva mai a meno, chissà per qualche strano motivo...&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Controlla che tutto fosse in perfetto ordine, come lui aveva lasciato nella giornata precedente, incluso il cestino della carta.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Dopo pochi minuti inizia il suo lavoro, controllando non solo il suo, ma anche quello che facevano tutti quelli nella stanza. Incredibilmente, niente sfuggiva alla sua attenzione né alla sua memoria. Sapeva perfettamente i nominativi e i numeri di telefono, delle persone da contattare in quella giornata, come erano vestiti ognuno di quelli che erano in torno e se qualcuno usava per la seconda volta, la stessa pettinatura o le stesse scarpe.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Sempre la risposta giusta, al momento giusto, sempre trovava il modo di sistemare le cose pur di non restare in una posizione sbagliata e scappare in ogni situazione, della parte giusta.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Gli piaceva far finta di telefonare o di essere molto impegnato, mentre non c’era parola che scappasse al suo udito. Adulava e criticava senza guardare mai in faccia nessuno.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Per darsi un’aria importante, parlava con termini molto colti, provocando stupore in chi lo ascoltava.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ogni tanto, spariva ed al suo ritorno, controllava che tutto fosse nell’esatta posizione e pure lasciava ogni tanto, qualche “esca”, cosi c’era un motivo per discutere.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quella mattina il telefono sulla sua scrivania squillo e una voce nervosa e singhiozzante gli fece sapere, che l’avventura di qualche sera prima, non era andata come pensava e questo era un grosso problema.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Nervosamente, comincio a guardarsi in torno, il suo viso era diventato ancora più pallido e un sudore freddo le percorse lungo la schiena.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;In un solo ma interminabile minuto, la vita passava davanti ai suoi occhi, e lui stava lì ad assistere impietrito e senza fiato.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Uscí dalla stanza e si chiuse in bagno, le sue mani tremavano, i suoi occhiali erano appannati, la sua cravatta non gli permetteva di respirare.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Questa volta, non era possibile trovare una via di uscita, questa volta era davvero nei guai. Come spiegare alla mamma tutta questa situazione?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Alcuni minuti dopo, rientrò e facendo finta di niente, cercò invano di scherzare, ma la sua voce era diventata roca.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il resto della giornata fu diverso, la sua mente, non faceva altro che ricordare più volte, ogni parola della telefonata, senza dargli tregua.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Di ritorno a casa, ricordava gli anni passati in quell’ufficio, ognuna delle giornate e le cose, che era stato capace di fare, pur di essere gradito a chi comandava.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Figlio di un calzolaio ed una maestra, da sempre si era vantato di essere una persona seria, preparata, di portare avanti una vita, da poter essere presa come modello da seguire.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;La sua infanzia era trascorsa in compagnia di suo fratello minore e sotto la grande influenza di sua madre, molto esigente e punitiva, che non solo aveva segnato il suo modo di essere, ma era anche una persona, di cui non riusciva a fare a meno e nonostante i suoi quarant’anni, vivevano ancora insieme con lei.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Per anni aveva lavorato in una grande azienda, di cui andava molto fiero, che fallí in modo molto sofferto e con una lunga agonia. Questo non era una cosa che lui avrebbe potuto dimenticare facilmente, anzi ogni volta che era possibile, faceva dei confronti con la sua attuale occupazione. Proprio in quel periodo di disoccupazione aveva iniziato ad insegnare a dei corsi serali, presso una scuola di monaci, non era un granché, ma gli permetteva di guadagnare qualcosa in più e allo stesso tempo uscire un po’ da casa.&lt;u style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Da sempre, era stato una persona solitaria, senza amici e poche uscite, ma il destino gli permise di conoscere una ragazza, una come lui e sopratutto, come piaceva a sua madre.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Fu in uno dei primi incontri, che loro due, presi non solo dalla passione, ma anche da tanti anni di solitudine e di lotta interiore, si sfogarono in modo quasi brutale e senza misure.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non si sentiva sicuro di voler affrontare questa realtà, conosceva appena quella ragazza, era molto simpatica, ma decisamente non era il suo tipo. Tra l’altro non aveva in mente un cambio così radicale di vita, sposarsi, farsi carico da’ una famiglia.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Senz'altro, sotto la protezione di sua madre la vita era tranquilla, senza grosse responsabilità né faccende domestiche. Lavorando in due posti diversi, riusciva a mettere qualcosa da parte e cosi poteva togliersi degli sfizi, non voleva rinunciare a quella vita.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Passarono pochi giorni, e si rese conto che non poteva continuare ad andare avanti in questo modo e decise di mollare, dopo tutto già era una persona adulta ed era arrivata l’ora di assumersi delle responsabilità.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Parlò con lei e insieme decisero di portare avanti la situazione, ma a patto che in un futuro non molto lontano sarebbe stato necessario sposarsi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Dà altro canto, lui fece tutto il possibile per mantenere lei alla larga della sua casa, finché trovasse il modo di affrontare sua madre. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E pure mancava una cosa importante, lei non dovrebbe mai sapere del suo passato né le cose che lui aveva fatto, pur di compiacere i desideri de suoi superiori nell’ufficio dove lavorava.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quell’ufficio era comandato da una donna, ma non una qualsiasi, una donna che sapeva bene mantenere tutto sotto controllo, che non conosceva limiti pur di soddisfare la sua ambizione. Quella donna che tutti chiamavano “&lt;st1:personname productid="La Signora" st="on"&gt;La Signora&lt;/st1:PersonName&gt;”.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lei, aveva guadagnato il suo posto, sapendo utilizzare l’arte della seduzione, chiaramente, in quel momento era molto più giovane, e non aveva troppi pregiudizi né rivali che potevano farle ombra, in poche parole: niente da perdere.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;In poco tempo passò da essere una semplice assistente a diventare il braccio destro del “grande capo” e da lì in poi, niente poteva fermarla e nemmeno lei stessa avrebbe mai immaginato che sarebbe arrivata cosí lontano, non solo nella sua ambizione di potere, ma anche nel modo di esercitarla.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Poco a poco, fù prendendo la mano di ciò che sarebbe stato: la persona più rispettata e temuta e anche i privilegi che questo significava, tra l’altro aveva “carta bianca” per le sue decisioni e nessuno poteva azzardarsi ad alzare una voce contro, nemmeno smentirla.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Con grande sapienza, fu tesseva la sua rete: aveva le sue “spie” e i sui “gregari ossequenti” in ogni settore, gente che si accontentava di briciole di potere o semplicemente si sentiva protetta sotto il suo dominio.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Furono questi ultimi, che le permisero di accrescere il suo potere, liberare la strada da ogni ostacolo che si presentava, e lei fu “generosa” con quelli che a suo giudizio collaboravano di più, premiandoli con qualche privilegio.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Dal momento che lui era stato uno dei suoi collaboratori, decise di parlare della sua situazione, aveva bisogno di prendere un po’ di distanza. Era un po’ di tempo che non si prendeva le sue vacanze e tra l’altro un bel viaggio poteva servire ad ordinare le idee. In un certo senso sentiva di avere qualcosa da prendere in cambio delle sue “prestazioni” e gli chiese allora un permesso speciale ed anche un aiuto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Si recò preso un’agenzia, e trovò per caso una bell’occasione, un viaggio oltre confine per qualche giorno con partenza quello stesso fine di settimana, verso l’Italia, più precisamente verso sud. Non era uno di quei viaggi tradizionali, ma una gita più che altro culturale, visitando molti siti ed oltre tutto un’importante mostra di pittura impressionista, cosa che a lui da sempre era piaciuto tantissimo. A casa sua teneva molti libri su quest’argomento e incluso qualche riproduzione, che era diventata la sua passione. Insomma niente di meglio per calmare la sua ansia.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Torno a casa euforico, ed inizio subito a preparare tutto per la sua partenza, senza dare troppe spiegazioni e incluso inventando una storia di un premio vinto, pur di calmare sua madre.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il viaggio fu molto calmo, un paio di ore in aereo e finalmente era arrivato alla terra dei suoi antenati. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Da Roma prese un treno verso sud che lo portò fino a Lecce, quasi dove finiva l’Italia, per percorrere quella splendida città barocca. Dopo di che, iniziò a risalire verso nord, passando per la città di Barletta dove si teneva quella importante mostra, che per lui significava il punto centrale del suo viaggio.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Arrivò di mattina e dopo aver fatto un giro per il centro storico, andò a mangiare qualcosa in una tavola calda che trovò in zona. In quel posto, chiese qualche informazione, dopo di che si avviò verso il Palazzo Marra, sede dell’importante mostra pittorica impressionista del pittore De Nittis.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Poiché, aveva comprato il pacchetto che includeva il biglietto d’ingresso, non fu necessario fare la coda, c’erano troppe persone alla porta, perciò in pochi minuti era gia dentro. Iniziò a percorrere tranquillamente i corridoi, fermandosi per qualche minuto davanti ad ognuna delle opere, molte dei quali conosceva già attraverso i suoi libri, ma vederli così in diretta lo sconvolse.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;In una delle stanze c’era un’opera molto apprezzata, e proprio in quella stanza cerano parecchie persone, che ascoltavano con attenzione una guida, che in quel momento spiegava tutte le caratteristiche del quadro.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;A lui non piacevano affatto le stanze affollate, perciò, evitò di entrare, ma vedendo che al posto di uscire, ogni volta era più gente che entrava, decise di infilarsi pure lui.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Tentò per alcuni minuti di avvicinarsi, ma lo disturbava il contatto fisico con i presenti, per questo restò in dietro. Fu allora, che girandosi, vide dalla parte opposta della sala un quadro che lo colpì profondamente.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Si trattava di un’opera che non aveva mai visto, apparteneva a un altro pittore è ritraeva una giovane donna in compagnia di un piccolo fanciullo, la scena era molto realistica.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lui si fermò, ed iniziò a fissarla nei minimi dettagli, e proprio mentre la guardava, qualcosa dentro di sé, lo spinse a reagire in modo molto violento, qualcosa che lui stesso non riusciva mai a capire. Lui non guardava in torno, era accecato dalla rabbia, esplosa così all’improvviso.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Fu soltanto un attimo, pochissimi secondi, che, però sembrarono interminabili, come se il tempo si muovesse a rallentatore.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Iniziò a sudare e si allontano dalla folla, qualcosa dentro di sé, gli diceva che doveva appropriarsi di quell’opera, piuttosto doveva farla sparire.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Mancavano ancora un paio di ore alla chiusura della mostra e lui cominciò a gironzolare per i corridoi, facendo finta di niente. In un momento provò ad uscire, ma non fu possibile, la sua rabbia non gli permetteva di lasciare quel posto senza compiere la sua vendetta.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Passavano i minuti e man mano, diminuiva la quantità di gente, allora seppe che era arrivato il suo momento. E, mentre tutti si avviavano verso l’uscita, lui facendo finta di andare verso i servizi, si infilò di corsa in quella stanza, varcò il limite di sicurezza e con grande forza, infilò le dita dentro il telaio che reggeva la tela, strappandola, la piegò e la mise sotto i suoi abiti. Poi uscì in tutta fretta.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Sembrava che nessuno se ne fosse accorto di quanto era accaduto, adesso non vedeva l’ora di finire con quella follia.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Iniziò a girare nervosamente per le stradine e i dintorni, cercando un posto per disfarsi di quell’opera, ma finché non trovava niente che lo convincesse veramente, pensò che fosse meglio attendere il buio. Tra l’altro, l’orario di partenza del suo treno era a mezza notte.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Alla fine, decise di andare in una trattoria che trovò per caso e si mise seduto a un tavolo, forse quel posto sarebbe stato giusto per poter pensare con un po’ di calma e allo stesso tempo, cercare di non farsi notare troppo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;C’erano alcune persone in quel locale, in un tavolo un po’ più in là, che gli sembravano volti conosciuti, forse erano alla mostra.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;In un certo momento, qualcuno disse: &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;-. C'e stato un furto alla mostra, accendi la tv!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lui diventò ancora più nervoso, tremava e sudava allo stesso tempo, si alzò e dirigendosi verso i servizi, sentì la sirena di una volante che passava per la zona.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Entrò in bagno, si chiuse in uno dei gabinetti ed aggiustò bene sotto i suoi abiti la tela col quadro. Poi si lavò la faccia con acqua fredda e uscì, facendo finta di niente. Andò verso la cassa, pagò il suo conto ed iniziò a camminare verso la stazione, con passo piuttosto veloce. A quest’ora non ci saranno troppe persone, pensò dentro di sé. Magari una volta dentro il treno avrebbe potuto buttare il suo “carico” nei servizi o disfarsi in qualche altro modo e così, nessuno verrebbe mai a sapere che era stato lui.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Fu in quel momento, che vide avvicinarsi due carabinieri che venivano camminando in senso opposto. In modo frettoloso attraverso la strada passando dall’altra parte, ma all’angolo vide che c'era una volante parcheggiata e dei poliziotti che stavano fermando delle persone e facendo richieste di documenti.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Spinto dal panico, iniziò a correre, e allora una voce molto decisa gli disse: &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;-. Fermo, non si muova! &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lui si fermò, era impietrito, sudava e respirava con grande difficoltà, allora capì, che per lui era finita.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;-. Favorisca i documenti per cortesia!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Si girò e dietro di lui c’erano i due carabinieri che aveva appena incrociato. Non riusciva ad emettere manche una parola, le sue mani tremavano. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;-. Sss… Si! Rispose e mettendo le mani dentro dalle sue tasche, cominciò a cercare nervosamente senza trovare nulla, finché uscì fuori il suo portafoglio, che scivolando dalle sue mani per il sudore, cadde per terra, facendo uscire l’intero contenuto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;-. Dove stava andando con tanta fretta?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lui, resto nel suo mutismo, non tentò nemmeno di pronunciare una parola.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Allora uno di loro, facendolo appoggiare contro un muro a gambe aperte inizio a palpeggiarlo, e poco dopo disse:&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;-. Mi faccia vedere, cosa ha nascosto sotto i suoi abiti?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lui iniziò a piangere, solo guardava il muro e tirò fuori il suo quadro piegato. Nel frattempo, erano giunti sul posto altri poliziotti e alcune persone guardavano da vicino.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Allora lui disse, con grande amarezza, in mezzo alle lacrime:&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;-. Lei ha rovinato la mia vita, Maledetta! &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Queste furono le uniche parole che riuscì a pronunciare.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Poco dopo, aprii y suoi occhi, c’erano diverse persone in torno che lo guardavano, lui non capiva niente di quanto era accaduto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Una giovane ragazza del servizio di assistenza del 118, era accanto che misurava la sua pressione, con lo stetoscopio al collo, che disse:&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;-. Si è ripreso. Fate largo per favore!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Allora, vide arrivare una barella e altre due ragazzi che volevano caricarlo su di essa.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Era ancora un po’ shoccato, non riusciva a parlare e cosi, lascio fare il suo lavoro ai suoi soccorritori. Ma dopo qualche minuto, disse:&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;-. Dove mi portate? Dove sono i poliziotti? Cosa sta succedendo?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;La giovane ragazza gli disse:&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;-. Stia tranquillo, e tutto a posto, Lei ha avuto un malore, ma adesso faremo qualche accertamento e presto andrà a casa.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Cominciò a toccarsi il petto, a cercare il quadro, ma non c’era nulla e non ebbe il coraggio di chiedere a nessuno, su quanto era accaduto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Dopo il viaggio in ospedale e qualche controllo ulteriore, gli fecero sapere che era già dimesso.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Uscì all’esterno e vide che il sole, stava lentamente scomparendo dietro le mura dei palazzi circondanti. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;-. Ma, tutto questo è stato solo un incubo? Mamma mia!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E cosi, resto con lo sguardo perso nel nulla, mentre il buio di una sera di estate avvolgeva la città. &lt;/p&gt;  Scritto per: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Pablo&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2743466464498068126-6427123756262778842?l=latreccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latreccia.blogspot.com/feeds/6427123756262778842/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2743466464498068126&amp;postID=6427123756262778842' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/6427123756262778842'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/6427123756262778842'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latreccia.blogspot.com/2007/06/il-professore.html' title='Il Professore'/><author><name>La Treccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13113684949884941687</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2743466464498068126.post-4683319119619643849</id><published>2007-06-01T06:16:00.000-07:00</published><updated>2007-06-03T06:32:18.883-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scrittura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Laboratorio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Presentazione</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Siamo un gruppo di scrittori dilettanti, che abbiamo partecipato ad un laboratorio di scrittura nella città di Bari in Puglia.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;I nostri nomi sono: Mario, Marina, Caterina e Pablo, quest’anno ci siamo proposti di scrivere una storia, che prima è nata come una storia singola da ogni uno dei partecipanti, e poi siamo riusciti a farla diventare una storia comune.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Speriamo che i nostri racconti siano del vostro gradimento. Ci piacerà molto ricevere le vostre idee, opinioni e critiche. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2743466464498068126-4683319119619643849?l=latreccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latreccia.blogspot.com/feeds/4683319119619643849/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2743466464498068126&amp;postID=4683319119619643849' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/4683319119619643849'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2743466464498068126/posts/default/4683319119619643849'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latreccia.blogspot.com/2007/06/presentazione.html' title='Presentazione'/><author><name>La Treccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13113684949884941687</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
